19 ottobre 2015

Chiesa cattolica, da perseguitata a...perseguitata


di Riccardo Zenobi

Nel romanzo di Robert Hugh Benson “L’alba di tutto”, che in passato ho recensito per questo blog, il protagonista vive un rigetto interiore, emotivo, per il mondo cattolicizzato in cui vive (in cui i diritti della Chiesa sono istituzionalizzati), e durante un colloquio con un monaco-psichiatra alla fine sbotta: 

“No!” urlò il prete con voce roca. “La sofferenza volontaria non è la stessa cosa1… Io… voglio vedere i cristiani soffrire nella mani del mondo”. 

Il protagonista non si capacita che Gesù, il quale portò la Croce e arrivò fino alla morte, abbia anche solo a che fare con la Chiesa cattolica, la quale nel mondo descritto nel romanzo è diventata madre e maestra dei popoli istituzionalmente, e il Papa è arbitro tra le questioni delle nazioni. 
Questo ragionamento è, in ultima analisi, lo stesso ragionamento che fanno tutti i non cattolici: la Chiesa cattolica è una istituzione che vuole dominare il mondo, non c’entra nulla con Gesù, e anzi perseguita chi non si allinea al suo pensiero. Solitamente l’anticlericale medio estende questo (pre)giudizio a tutta la storia bimillenaria della Chiesa, poiché ha letto alcune notizie storiche sui manuali scolastici o al limite su qualche libello ateo in tempi successivi al liceo. 
I più raffinati fanno una eccezione per i primi tre secoli del cristianesimo, non potendo negare la realtà delle persecuzioni anticristiane perpetrate da alcuni imperatori romani, ma il giudizio è tranchant per la “Chiesa costantiniana”: da perseguitata la Chiesa cattolica è diventata persecutrice, poiché ciò che crea odio fino alla cristofobia nell’uomo moderno, il quale afferma che la fede è “un’opinione privata” mentre ritiene l’ateismo “la base comune a credenti e non credenti su cui costruire uno Stato che accolga tutti”2, è che possa esistere uno stato dove la Fede cattolica non è un’opinione tra le altre, ma addirittura uno dei fondamenti della società che lo stato (o chi ne fa le veci) deve riconoscere e tutelare. Perciò, poiché l’ateo non vuole condividere lo spazio pubblico con nessuna religione, detesta tutta la Chiesa da Costantino in poi. Vediamo però i fatti più da vicino.
Storicamente, Costantino emanò un editto di tolleranza che rendeva il cristianesimo religione lecita ai sudditi dell’impero (notare tra parentesi che all’epoca chi governava decideva quale religione era lecita e quale no, quindi un ateo che si rifà all’impero romano come esempio di “laicità” è assolutamente in malafede); non era però il primo editto del genere. 
Nella storia di Roma si sono alternati, contro i cristiani, momenti di persecuzione e momenti di tolleranza, ma tutto era sempre nelle mani di un imperatore, che poteva cambiare la politica religiosa quando voleva. Questo editto non rendeva il cristianesimo “religione di stato”, cosa che avvenne con Teodosio nel 380, quindi se vogliamo essere pignoli dovremmo parlare di “Chiesa teodosiana” e non “costantiniana”. 
Ma le cose, per la Chiesa cattolica, erano tutte in salita. Per prima cosa, poiché il cristianesimo era tollerato, erano di conseguenza tollerate anche svariate eresie cristiane, come ad esempio l’arianesimo (che era una tra le tante eresie “del momento”). Quest’ultimo divenne addirittura la religione dell’imperatore Costanzo, successore di Costantino, e quindi di tutta la corte imperiale. Fu talmente favorito che ben presto i pochi seguaci della divinità di Cristo si potevano stringere intorno alla figura quasi solitaria di sant’Atanasio il Grande. Questa eresia si diffuse tra i popoli germanici che affluirono negli ex territori imperiali, tanto che gli unici due popoli che passarono dal paganesimo al cattolicesimo furono i Burgundi e i Franchi. 
Gli altri adottarono l’arianesimo come religione ufficiale, e la tolleranza verso i cattolici variava di periodo in periodo e di popolo in popolo: in nord Africa, i Vandali perseguitavano apertamente i cattolici; in Spagna i Visigoti passavano attraverso periodi di tolleranza ad ostilità più o meno palese, mentre in Italia gli Ostrogoti di Teodorico si mantennero apertamente tolleranti verso la Chiesa cattolica, almeno fino agli ultimi anni del suo regno. 
Il cattolicesimo era religione ufficiale unicamente nell’attuale Francia e nell’Impero romano d’oriente, dove nel frattempo si erano consumati scismi dovuti all’eresia monofisita in Siria e in Egitto. Col tempo, l’arianesimo scomparve grazie alla conversione dei regnanti dei regni romano barbarici, ma nel frattempo in oriente apparvero altre eresie, favorite o addirittura apertamente abbracciate dagli imperatori bizantini: il monotelismo e l’iconoclastia. La Chiesa orientale, all’epoca ancora in comunione con Roma, dovette subire più volte l’estradizione dei vescovi e dei laici rimasti fedeli, e le cose si trascinarono fino al IX secolo inoltrato, poiché l’ultimo imperatore ad abbracciare ufficialmente un’eresia morì nell’842. 

1 Il personaggio parla di “sofferenza volontaria” riferendosi alla disciplina delle regole degli ordini contemplativi, nda.
2 Non vi prendo in giro: davvero lo stato ateo viene visto da alcuni come luogo d’incontro tra credenti e non credenti. Peccato che i credenti siano legalmente in svantaggio, poiché hanno solo “opinioni private” mentre gli atei hanno lo Stato.
 

2 commenti :

  1. Ottimo articolo, recensite piu' spesso libri e film.

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  2. in che senso in uno stato aconfessionale un credente è legalmente in svantaggio e in che senso un ateo ha lo stato?

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