08 ottobre 2015

«Cosa stiamo facendo qui?», sbottò il padre sinodale


di Giuliano Guzzo

Richiamando le dichiarazioni di tre cardinali non tradizionalisti e stimati dal Pontefice – Erdö, Vingt-Trois e Menichelli, quest’ultimo nominato direttamente da Papa Francesco – appena due giorni fa, su questo blog, si faceva osservare come difficilmente, dal Sinodo in corso – a dispetto dalle note pressioni mediatiche – potrà derivare un esito rivoluzionario. Ed in parte sembrano averlo capito gli stessi padri sinodali progressisti, ora intenti a spiegare che il cambiamento ci sarà, ma non sarà «dottrinale bensì pastorale».
Tuttavia – come fa notare Edward Pentin, informatissimo corrispondente del National Catholic Registerqualcosa, nel Sinodo appena iniziato, non va. Soprattutto nel rapporto con i media. Ne è un esempio quanto riferito dall’addetto stampa per il gruppo di lingua inglese, padre Thomas Rosica, il quale focalizzandosi anche sulla problematica delle persone e coppie dello stesso sesso avrebbe offerto ai giornalisti una ricostruzione parecchio fuorviante di quanto i padri sinodali hanno effettivamente discusso.
Pentin, avvalendosi di fonti interne, offre infatti una sintesi molto diversa da quella di padre Rosica, dalla quale si evince come buona parte dei padri sinodali sia tutt’altro che orientata in senso “aperturista”. Addirittura – riferisce il vaticanista del citato settimanale statunitense – un padre sinodale, presumibilmente infastidito dal clima e da certe aspettative, se ne sarebbe uscito con un «What are we doing here?», «Cosa stiamo facendo qui?», sottolineando che il Sinodo, anziché di relazioni fra persone dello stesso sesso, dovrebbe occuparsi della famiglia.
Ci si trova quindi davanti ad un dilemma: ha ragione Pentin o padre Rosica, le cui dichiarazioni lasciano intendere che i lavori sinodali stiano proseguendo nel modo più pacato e concentrandosi su nuove frontiere? Ci sarebbe solo un modo per scoprirlo: la piena trasparenza e pubblicità sui lavori. Una trasparenza – nota il vaticanista Marco Tosatti – «praticata fino al 2014 in tutte le precedenti edizioni del Sinodo, per una ventina di anni». Adesso, invece, le cose sono cambiate e non resta che sperare che nella fedeltà delle ricostruzioni degli addetti stampa sinodali. Non sempre scontata, parrebbe.


 

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