06 ottobre 2015

No dottrina, no party


di Giuliano Guzzo

«Non è che questo Sinodo si riunisce per non dire nulla. Abbiamo l’attenzione pastorale che ci preme fortemente», ha dichiarato monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e segretario speciale del Sinodo intervenuto al briefing di ieri. Ed anche padre Federico Lombardi, da parte sua, ha rincarato la dose facendo presente che il Sinodo «comincia oggi, non finisce oggi». Ben due esternazioni che sembrano tradire un certo nervosismo. Che bisogno c’era, infatti, al primo giorno, di ribadire una cosa ovvia come il fatto che il Sinodo fosse appena iniziato? Quale il motivo?
Semplice: l’intervento introduttivo del relatore generale, il cardinale Péter Erdö, arcivescovo di Esztergom-Budapest, il quale ha aperto le danze sbarrando senza tentennamento alcuno la strada sia all’ipotesi di eucaristia ai divorziati risposati L’integrazione dei divorziati risposati nella vita della comunità ecclesiale può realizzarsi in varie forme, diverse dall’ammissione all’Eucarestia»), sia al riconoscimento alle unioni dello stesso sesso La Chiesa insegna che: “Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”»).
Da simili, cristalline precisazioni non si può dedurre – ha ragione Lombardi, su questo – che il Sinodo, quello vero, sia finito, ma certamente è già terminato quello dei mass media i quali hanno fatto il possibile, fino alla tarda mattinata di ieri, per accreditare l’ipotesi di un Sinodo rivoluzionario in materia di dottrina quale molto difficilmente, a questo punto, sarà. Anche perché le parole del cardinale Péter Erdö – uomo scelto personalmente da Papa Francesco, ricorda il vaticanista Sandro Magister, e dunque arduo da immaginare su posizioni divergenti da quelle del Pontefice – non sono state le sole, ieri, a tracciare una direzione netta.
Si è infatti espresso chiaramente anche il cardinale Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente di turno del Sinodo, lanciando una sorta di avvertimento: «Se siete venuti a Roma con l’idea di un cambiamento spettacolare della dottrina, ve ne andrete delusi» (Vaticaninsider.LaStampa.it, 5.10. 2015). Si sta parlando, anche in questo caso, delle dichiarazioni di un uomo di Chiesa non certo guardato con sospetto dal Papa argentino, che meno di due mesi fa – l’8 agosto, per la precisione – l’ha nominato suo inviato speciale alla consacrazione della nuova cattedrale della diocesi di Créteil.
Da ultimo, a smorzare certi entusiasmi – per chi sa cogliere le sfumature – ha provveduto anche il Cardinal Menichelli che, avvicinato dallo stesso quotidiano che l’altro giorno ha ospitato l’intervista scoop di monsignor Charamsa, ha dichiarato: «Il Sinodo dell’anno scorso era più rivolto alle “sfide” pastorali, come vengono chiamate: i problemi, le ferite. Questa volta il clima è più intenso perché al centro c’è la vocazione e la missione della famiglia. E’ totalmente diverso dal primo» (Corriere della Sera, 5 ottobre 2015, p. 5).
E’ interessante rilevare come anche le parole di Menichelli non possano – neppure queste – essere ritenute sideralmente distanti dal pensiero del Pontefice dal momento che, nel gennaio 2014, costui è stato fatto cardinale – a sorpresa, e dopo essere stato osservato nel precedente concistoro – da Papa Francesco. Ce n’è insomma abbastanza, nonostante le pressioni dell’«attenzione pastorale» evocate da monsignor Bruno Forte quasi a voler sottolineare l’obbligo di voltare pagina, per pronosticare che, se sarà un Sinodo con cambiamenti positivi – e questo tutti, in fondo, se lo augurano -, di certo non ne introdurrà di copernicani.
Anche perché la stessa, assai dibattuta questione dell’eucaristia ai divorziati risposati si scontra con altre due dichiarazioni di limpidezza inequivocabile. La prima – recentissima, dato che risale a l’altro ieri – è tesa a rimarcare che la verità «non muta secondo le mode». La seconda, di qualche mese fa ma sempre riguardante l’ipotesi di allentare i vincoli di accesso all’eucaristia – da non confondersi per «una coccarda, una onorificenza» -, è ancora più netta: «Con questo non si risolve nulla». In entrambi i casi, sono parole di un uomo riconoscibilissimo, dove si svolgono i lavori sinodali. E’ quello vestito di bianco.


 

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