13 ottobre 2015

Sant’Edoardo il Confessore, un modello per le nostre vite

di Roberto de Albentiis
 
La riforma liturgica e calendariale del 1970 e del 2003, se da un lato ha arricchito il calendario di numerosi santi (anche provenienti da zone lontane e di nuova evangelizzazione come l’estremo Oriente o l’Africa nera) e di relative memorie, dall’altra l’ha depauperato di numerose feste che erano entrate nel cuore dei fedeli; una di queste è quella di Sant’Edoardo III, il Confessore, Re d’Inghilterra (1002 - 1066).
Asceso al trono dopo un periodo di torbidi e di difficoltà (l'Inghilterra era stata assoggettata alla Danimarca e lui stesso aveva dovuto soffrire un lungo esilio), salì al trono circondato da grande popolarità e aspettativa, anche a causa della fama della sua forte fede; il suo regno fu contraddistinto da pace e prosperità, ed era molto amato dai sudditi, nei cui confronti amministrava la giustizia senza parzialità. Molto devoto, sposo esemplare, costruttore di chiese e monasteri (come la famosa Westminster Abbey di Londra) e autore di miracoli e guarigioni, fu tenuto come santo quando era ancora in vita e divenne poi uno dei Santi più popolari dell'Inghilterra (di cui è Patrono assieme alla sua famiglia reale) e poi dell'intera Europa. Il santo sovrano Edoardo ci interessa, come modello delle nostre vite, per almeno tre ragioni.
In primo luogo, per la sua ardente fede e la sua vita di pietà; se il Medioevo è stato un periodo fortemente cristiano, guardato con ammirazione ed indicato come modello da Leone XIII, poche singole anime, però, riuscirono ad elevarsi, pur nel turbinio della vita mondana, fin sulle vette della santità (e in un’epoca, quella precedente la rivoluzione portata dagli ordini mendicanti e dai relativi terz’ordini, in cui, per i laici, non c’era grande possibilità di alternativa tra il secolo e il chiostro). Sant’Edoardo ce la fece. In secondo luogo, per il suo ruolo pubblico; sempre più noi, in un periodo, quello moderno e contemporaneo, fortemente scristianizzato, cerchiamo dei modelli da seguire se rimaniamo nel mondo, soprattutto se siamo chiamati, in piccola o grande parte, a reggere questo mondo. Sant’Edoardo non fu un semplice politico, ma fu addirittura un Re, eppure non sono passate, alla storia, sue gozzoviglie, sue violenze, suoi abusi, ma sono passati alla storia la sua carità verso i poveri, il suo senso di giustizia, la sua devozione; segno che, se si vuole, e se ci si affida soprattutto a Dio, si possono fare grandi e soprattutto buone cose, anche in mezzo al secolo, anche in mezzo alla politica.
In terzo luogo, per la sua vita familiare; pur in mezzo alle manovre politiche, anche torbide, che potevano caratterizzare la vita familiare dei sovrani medievali, Sant’Edoardo mantenne sempre amore e carità verso la moglie, che fu molto legata a lui. La coppia reale non ebbe figli, ma il loro rapporto era solido, cementato dall’amore e soprattutto dalla preghiera e dalla vita sacramentale; il matrimonio non è una favola in cui tutto va bene, conosce anche asperità e difficoltà (e il loro, all’inizio, per via dei torbidi politici di cui abbiamo accennato sopra, ne conobbe), ma affidandosi a Dio riuscirono a superarle, e per questo Sant’Edoardo è Patrono dei matrimoni e specialmente dei matrimoni difficili.
Conosciamo e invochiamo volentieri questo santo, per la nostra vita laicale, per i nostri politici e giudici (meglio ancora se siamo o saremo noi stessi i politici e i giudici), soprattutto per le nostre famiglie: come ha giustamente richiamato Papa Francesco, in quante famiglie si conosce la divisione e la sofferenza! Invochiamo allora questo santo affinchè Dio abbia compassione e ricomponga in unità e concordia le famiglie ferite e lacerate o che stanno per dividersi, e invochiamolo perché i Padri Sinodali, riuniti a Roma, si lascino ispirare dallo Spirito Santo e, anche, da modelli positivi come lui. Santo re e confessore Edoardo, prega per noi, per i nostri governanti e per le nostre famiglie, soprattutto per quelle ferite, divise e in crisi!
 

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