28 ottobre 2015

Sinodo. Alcuni punti interessanti della Relatio Finalis

di Luca Gili

Alcuni pensieri sulla Relatio synodi Il sinodo si è concluso ed è facile prevedere che il dibattito sui giornali si concentrerà esclusivamente sul tema della comunione ai divorziati risposati. Gli altri temi trattati dai padri sinodali sono già passati in secondo piano. Resta poi da vedere cosa il papa scriverà per accogliere le suggestioni dei padri sinodali. Ross Douthat, editorialista del New York Times, ha parlato di una vittoria apparente dei conservatori al sinodo – vittoria perchè le tesi dei novatori non sono passate, ma vittoria di Pirro perchè il papa sposa, nell’opinione di Douthat, le tesi di Kasper.
Prima di sottolineare alcuni punti che mi hanno colpito della Relatio vorrei dire la mia sulla questione dei divorziati risposati. Molti cattolici temono che il papa possa cambiare la dottrina su questo punto. Se il papa cambia la dottrina, è evidente che tale dottrina è instabile, quindi la fede cattolica è fallace. Questa è, credo, l’idea che molti cattolici fedeli hanno “in the back of their mind”. Partiamo però da un presupposto irrinunciabile. Il dogma cattolico è vero ed è rivelato da Dio. Il dogma dice che è peccato mortale fare sesso fuori dal matrimonio. Lo disse Gesù stesso, come ben sappiamo. Ora, ricevere la comunione in stato di peccato mortale è sacrilegio. Lo disse san Paolo e papi e concili lo hanno ripetuto sempre nei secoli. Questi due punti sono irrinunciabili.
Se, per ipotesi, il papa o i padri sinodali affermassero il contrario, tali affermazioni non avrebbero nessun valore. Ricordiamoci che una esortazione apostolica post-sinodale ha lo stesso valore dogmatico del testo monotelita inviato da Onorio I al patriarca Sergio. L’ipotesi che il papa possa definire in modo solenna una tesi contraria alla dottrina cattolica deve essere esclusa a priori da ogni buon cattolico.
Chiarito questo punto, guardiamo gli altri punti della relatio. Tra i tanti punti che credo meritino la nostra attenzione vorrei sottolineare che l’attenzione dei padri si è soffermata sulle giovani coppie. La cosa, probabilmente, ha attirato la mia attenzione perchè mi sono sposato da poco.
I padri sottolineano che i datori di lavoro devono offrire condizioni di lavoro umane. Spesso per mantenere una faimglia siamo costretti a lavorare molto e, di conseguenza, abbiamo poco tempo da spendere in famiglia. Un problema vivo. Si legga il numero 14. “Il condizionamento materiale ed economico ha un influsso sulla vita familiare nei due sensi: può contribuire alla sua crescita e facilitare il suo sbocciare oppure ostacolare il suo fiorire, la sua unità e la sua coerenza. Le coercizioni economiche escludono l’accesso delle famiglie all’educazione, alla vita culturale e alla vita sociale attiva. L’attuale sistema economico produce diverse forme di esclusione sociale. Le famiglie soffrono in modo particolare i problemi che riguardano il lavoro. Le possibilità per i giovani sono poche e l’offerta di lavoro è molto selettiva e precaria. Le giornate lavorative sono lunghe e spesso appesantite da lunghi tempi di trasferta. Questo non aiuta i familiari a ritrovarsi tra loro e con i figli, in modo da alimentare quotidianamente le loro relazioni. La «crescita in equità» esige «decisioni, programmi, meccanismi e processi specificamente orientati a una migliore distribuzione delle entrate» (EG, 204) e una promozione integrale dei poveri diventi effettiva. Politiche familiari adeguate sono necessarie alla vita familiare come condizione di un avvenire vivibile, armonioso e degno.”
Il secondo punto che mi piace sottolineare è la necessità di accompagnare le giovani coppie che, scrivono i padri, hanno la tendenza a chiudersi in se stesse e a restringere la loro rete sociale. Sto sperimentando che questo è vero. Si lavora molte ore e la sera non si ha voglia di uscire per vedere gli amici. La famiglia di origine è lontana perchè il lavoro impone di spostarsi in città, etc. Si legga il numero 60 della Relatio.
“I primi anni di matrimonio sono un periodo vitale e delicato durante il quale le coppie crescono nella consapevolezza delle loro vocazione e missione. Di qui l’esigenza di un accompagnamento pastorale che continui dopo la celebrazione del sacramento. La parrocchia è il luogo dove coppie esperte possono essere messe a disposizione di quelle più giovani, con l’eventuale concorso di associazioni, movimenti ecclesiali e nuove comunità. Occorre incoraggiare gli sposi a un atteggiamento fondamentale di accoglienza del grande dono dei figli. Va sottolineata l’importanza della spiritualità familiare, della preghiera e della partecipazione all’Eucaristia domenicale, invitando le coppie a riunirsi regolarmente per promuovere la crescita della vita spirituale e la solidarietà nelle esigenze concrete della vita. L’incontro personale con Cristo attraverso la lettura della Parola di Dio, nella comunità e nelle case, specialmente nella forma della “lectio divina”, costituisce una fonte di ispirazione per l’agire quotidiano. Liturgie, pratiche devozionali ed Eucaristie celebrate per le famiglie, soprattutto nell’anniversario del matrimonio, nutrono la vita spirituale e la testimonianza missionaria della famiglia. Non di rado, nei primi anni di vita coniugale, si verifica una certa introversione della coppia, con il conseguente isolamento dal contesto comunitario. Il consolidamento della rete relazionale tra le coppie e la creazione di legami significativi sono necessari per la maturazione della vita cristiana della famiglia. I movimenti e i gruppi ecclesiali spesso garantiscono tali momenti di crescita e di formazione. La Chiesa locale, integrando tali apporti, assuma l’iniziativa di coordinare la cura pastorale delle giovani famiglie. Nella fase iniziale della vita coniugale particolare avvilimento procura la frustrazione del desiderio di avere figli. Non di rado, in questa si annunciano motivi di crisi che sfociano rapidamente nella separazione. Anche per tali ragioni è particolarmente importante la vicinanza della comunità ai giovani sposi, attraverso il sostegno affettuoso e discreto di famiglie affidabili.”
Il terzo punto che vorrei sottolineare è che i padri sottolineano l’importanza dell’apertura alla vita. Spesso si ascolta la chiesa parlare di paternità e maternità responsabile – una cosa vera e corretta. D’altra parte, però, è bello sapere che è giusto fidarsi della Provvidenza. Dio vuole le famiglie e vuole che esse contribuiscano alla creazione, donando la vita a nuovi esseri umani. Sarà con noi per sostenerci materialmente, se ne avremo bisogno. Si legga a questo proposito il numero 62.
La presenza delle famiglie numerose nella Chiesa è una benedizione per la comunità cristiana e per la società, poiché l’apertura alla vita è esigenza intrinseca dell’amore coniugale. In questa luce, la Chiesa esprime viva gratitudine alle famiglie che accolgono, educano, circondano di affetto e trasmettono la fede ai loro figli, in modo particolare quelli più fragili e segnati da disabilità. Questi bambini, nati con bisogni speciali, attraggono l’amore di Cristo e chiedono alla Chiesa di custodirli come una benedizione. È purtroppo diffusa una mentalità che riduce la generazione della vita alla sola gratificazione individuale o di coppia. I fattori di ordine economico, culturale ed educativo esercitano un peso talvolta determinante contribuendo al forte calo della natalità che indebolisce il tessuto sociale, compromette il rapporto tra le generazioni e rende più incerto lo sguardo sul futuro. Anche in questo ambito occorre partire dall’ascolto delle persone e dar ragione della bellezza e della verità di una apertura incondizionata alla vita come ciò di cui l’amore umano ha bisogno per essere vissuto in pienezza. Si coglie qui la necessità di divulgare sempre più i documenti del Magistero della Chiesa che promuovono la cultura della vita. La pastorale familiare dovrebbe maggiormente coinvolgere gli specialisti cattolici in materia biomedica nei percorsi di preparazione al matrimonio e nell’accompagnamento dei coniugi. In conclusione, il documento è senz’altro bello. Credo debba spronare tutti noi – laici e consacrati – a parlare della bellezza della vocazione familiare, cosicchè anche le nuove generazioni possano aprirsi a questa grande benedizione di Dio.
 

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