28 ottobre 2015

Sinodo. Analisi ragionata della Relatio Finalis (1^ parte)


I ragionamenti riguardo il Sinodo sono ancora in corso e si sprecano fiumi di parole. La domanda che ci si pone leggendo certi articoli è "ma questo qui ha letto il documento finale?". 
Ebbene almeno una persona l'ha letto e ci propone questa analisi. 
Premettiamo che è un semplice punto di vista e non è una posizione ufficiale del blog. 
La pubblicheremo in quattro puntate.

Buona lettura. 

di PM

Ultimata la lettura della relazione finale del sinodo vorrei condividere con voi delle riflessioni sul testo (e sullo spirito del testo!), anzi sulle singole parti che compongono il testo che vadano oltre la questione "comunione ai divorziati risposati" e che, pur in mezzo a qualche luce (che evidenzierò) nella sostanza la gerarchia ecclesiastica sembri davvero impotente e incapace di affrontare in modo costruttivo ed efficace il problema della difesa della famiglia un po' a tutti i livelli.

La prima cosa che colpisce è la verbosità, la ripetitività di temi, parole, immagini e citazioni che tra magistero, discorsi ufficiali e non, ridondano tanto abbondantemente quanto poco efficacemente nelle nostre teste, fino a diventare qualcosa di stucchevole e noioso. Il testo della relazione che ho scaricato è di 33 pagine fitte formata A4 più 3, dico 3 pagine, di indice. Lo stesso stile resta quello discorsivo, esortativo e colloquiale che dal Concilio in poi imperversa. Il tono oscilla tra il pastorale e il (bassamente) sociologico con poche punte veramente ispirate provenienti dalla dottrina e dalla sana teologia. Quando si scrive troppo c'è sempre qualcosa che non va.

Al paragrafo 5 notiamo la solita premessa del "Siamo consapevoli che il mutamento antropologico culturale in atto determina in tutti gli aspetti della vita" . Sì, certo, ne siamo consapevoli tutti. Ma di che si tratta? Come leggerlo? come si è generato? perché lo subiamo e non riusciamo ad arginarlo? Su queste domande silenzio assoluto. Come sempre. Si rimanda, anche qui come al solito, alla lettura dei "segni dei tempi" in modo "che il Vangelo sia adatto a ciascuna generazione". Ma questi tempi o non li si definiscono oppure si inclina a considerarli normali, per il solo fatto che bene e male sono sempre stati presenti nelle società storiche.

Al paragrafo 7 si riprende la questione antropologica limitandosi ad elencare una serie di difficoltà che l'uomo moderno ha a vivere il Vangelo.

Al paragrafo 8 una delle migliori risposte del Sinodo a proposito del Gender. "Una sfida culturale odierna di grande rilievo emerge da quell’ideologia del “gender” che nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo. Nella visione della fede, la differenza sessuale umana porta in sé l’immagine e la somiglianza di Dio (cf. Gn 1,26-27)". Da notare che 9 padri sinodali hanno votato contro.

Paragrafo 9. Conflitti e tensioni sociali. "Gli sforzi di tutti i responsabili politici e religiosi per diffondere e proteggere la cultura dei diritti dell’uomo sono ancora insufficienti. Bisogna ancora rispettare la libertà di coscienza e promuovere la coesistenza armoniosa tra tutti i cittadini fondata sulla cittadinanza, l’uguaglianza e la giustizia". Abbiamo il Vangelo, il magistero perenne, la Chiesa si definisce madre e maestra, esperta in umanità e questi vanno a cercare "I diritti dell'uomo"! Ovvio che che si creano mentalità mondialiste in ambito cattolico dove più che essere solidali con Cristo si finisce per essere solidali con l'uomo, a prescindere. E conseguentemente anziché alzare il baricentro puntando su una società almeno permeata di principi cristiani si finisce per promuovere i principi della Rivoluzione Francese ignorando che almeno culturalmente, poi la realtà talvolta ci impone di contentarci pure di una loro lettura "conservatrice", ai principi cristiani del vivere sociale e lo svuotamento in senso secolarizzante di valori cristiani viene proprio da lì.

Paragrafo 15. Povertà ed esclusione "Alcuni gruppi sociali e religiosi si trovano ovunque ai margini della società: migranti, zingari, senzatetto, profughi e rifugiati, gli intoccabili secondo il sistema delle caste e coloro che sono affetti da malattie con stigma sociale. Anche la Santa famiglia di Nazaret ha conosciuto l’esperienza amara della emarginazione e del rifiuto". Vabbé, assimilare la famiglia di Nazaret anche agli zingari mi sembra comico... "La colpa è del sistema economico" dice il Sinodo ed è certamente vero, facendo eco alle parole del Papa che sosteneva questo concetto: "Ciò accade perché: «in questo sistema l’uomo, la persona umana è stata tolta dal centro ed è stata sostituita da un’altra cosa. Perché si rende un culto idolatrico al denaro. Perché si è globalizzata l’indifferenza!» (Francesco, Discorso ai partecipanti all’incontro mondiale dei movimenti popolari, 28 ottobre 2014). Non che sia sbagliato, almeno nello specifico. Però prima di aver tolto la centralità dell'uomo è stata tolta la centralità di Dio che ci consente di limitare, quanto meno, non solo tale idolatria ma il peccato in generale. Parlare di idolatria del denaro fa essere "in" e laicamente accettabili, parlare di "peccato" fa essere "out". E invece via via il peccato come male morale e spirituale prima ancora che atto sociale, andrebbe ricordato. 

Tralasciando l'ecologia del p. 16, gli anziani al 17 e 18, la vedovanza al 19, si arriva al p. 20 "L'ultima stagione della vita e il lutto in famiglia".
Colpisce il tono descrittivo e anche qui psico-sociologico. Non si ricorda che si tratta dell'incontro con Cristo (c'è gente che ti chiede costantemente se lo hai mai incontrato per farti le predicozze e poi quando si ha la certezza di incontralo se ne fa omissione!). Dobbiamo contentarci di un "Numerose famiglie ci insegnano che è possibile affrontare le ultime tappe della vita valorizzando il senso del compimento e dell’integrazione dell’intera esistenza nel mistero pasquale". Colpisce anche il tono nel quale si afferma che "L’eutanasia e il suicidio assistito sono gravi minacce per le famiglie in tutto il mondo". Francamente direi che eutanasia e suicidio sono molto di più che "gravi minacce per la famiglia".

Paragrafo 23 Migranti, profughi, perseguitati "La storia dell’umanità è una storia di migranti: questa verità è inscritta nella vita dei popoli e delle famiglie. Anche la nostra fede lo ribadisce: siamo tutti dei pellegrini". Francamente a me pare esilarante e fuori luogo la metafora dell'essere pellegrini nella fede sulla tera, con il fenomeno migratorio. Né mi pare che questa sia una verità storica iscritta nella vita dei popoli che tendenzialmente sono stanziali.

Sempre sul paragrafo 23 "l'accompagnamento dei migranti ... deve essere attuato nel rispetto delle loro culture, della formazione religiosa ed umana da cui provengono, della ricchezza spirituale dei loro riti e tradizioni, anche mediante una cura pastorale specifica". Mah ... se fossero cattolici di riti orientali potrei pure capire, ma nella realtà sono un numero esiguo. Veramente, per esempio, dagli islamici possiamo arricchirci ? Ma non sarebbe meglio sorvolare sopra questioni del genere? Poi si cita un discutibile discorso del Papa “È importante guardare ai migranti non soltanto in base alla loro condizione di regolarità o di irregolarità, ma soprattutto come persone che, tutelate nella loro dignità, possono contribuire al benessere e al progresso di tutti, in particolar modo quando assumono responsabilmente dei doveri nei confronti di chi li accoglie, rispettando con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del Paese che li ospita, obbedendo alle sue leggi e contribuendo ai suoi oneri.” (Francesco, Messaggio per la Giornata mondiale dei migranti e del rifugiato 2016, 12 settembre 2015) discutibile poiché si riversano sui fedeli problemi che dovrebbero essere a carico degli Stati.

Paragrafo 24 sempre sui migranti. "Il senso di spaesamento, la nostalgia delle origini perdute e le difficoltà di integrazione mostrano oggi, in molti contesti, di non essere superati e svelano sofferenze nuove anche nella seconda e terza generazione di famiglie migranti, alimentando fenomeni di fondamentalismo e di rigetto violento da parte della cultura ospitante. Una risorsa preziosa per il superamento di queste difficoltà si rivela proprio l’incontro tra famiglie, e un ruolo chiave nei processi di integrazione è svolto spesso dalle donne, attraverso la condivisione dell’esperienza di crescita dei propri figli". Sia sempre nell'ambito dell'educazione civica più che di un discorso specificamente cristiano. Fortunatamente qualche riga sotto si afferma che "Ogni sforzo va sostenuto per favorire la permanenza di famiglie e comunità cristiane nelle loro terre di origine".

(continua)
 

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