29 ottobre 2015

Sinodo. Analisi ragionata della Relatio Finalis (2^ parte)

Continua  la pubblicazione dell'analisi del nostro appassionato lettore. Come potete vedere il giudizio non è negativo o positivo a prescindere, ma è ragionato secondo una lettura critica. Evidenziamo che, nonostante certa vulgata, i punti positivi nel documento ci sono. 

Paragrafo 25 Alcune sfide peculiari
Si cita la poligamia ma è soprattutto relativo alle difficoltà dei matrimoni misti: " In questi matrimoni può esistere il pericolo del relativismo o dell’indifferenza, ma vi può essere anche la possibilità di favorire lo spirito ecumenico e il dialogo interreligioso in un’armoniosa convivenza di comunità che vivono nello stesso luogo". Tutto qui?

Sempre al paragrafo 25
"In molti contesti, e non solo occidentali, si va diffondendo ampiamente la prassi della convivenza che precede il matrimonio o anche quella di convivenze non orientate ad assumere la forma di un vincolo istituzionale. A questo si aggiunge spesso una legislazione civile che compromette il matrimonio e la famiglia. A causa della secolarizzazione, in molte parti del mondo, il riferimento a Dio è fortemente diminuito e la fede non è più socialmente condivisa".
Al solito: descrizione asettica. Mentre che la fede non sia più SOCIALMENTE condivisa non è in molte parti del mondo, ma in tutto il mondo. Né, occorrerebbe sottolineare, la Chiesa fa molto affinché non dico torni ad essere socialmente condivisa, ma almeno si desideri che venga socialmente condivisa. 

Bene invece al paragrafo 27 quando si afferma che la difesa e promozione della dignità della donna non è solo una questione economica e si fa riferimento alle pratiche abortive, di sterilizzazione, utero in affitto, figli a tutti i costi che "non ha portato a relazioni familiari più felici e solide". Discutibile invece questa sorta di femminismo ecclesiale "Può contribuire al riconoscimento sociale del ruolo determinante delle donne una maggiore valorizzazione della loro responsabilità nella Chiesa: il loro intervento nei processi decisionali, la loro partecipazione al governo di alcune istituzioni, il loro coinvolgimento nella formazione dei ministri ordinati". Sbagliato introdurre una distinzione di sesso dato che le donne sono laiche come i maschi non ordinati. Il problema si pone solo per la presenza di strutture burocratiche e parlamentini democratici quali la Chiesa del postconcilio si è data. Per il resto il loro compito è uguale a quello dei laici maschi e gli spazi assegnati derivano dalle capacità delle singole persone. 

Paragrafo 28. L'uomo (cioè il maschio) "Il crescente impiego lavorativo della donna fuori casa non ha trovato adeguata compensazione in un maggior impegno dell’uomo nell’ambito domestico". Cioè il mammo?!?!
Bene invece, sempre al p. 28 sia la considerazione iniziale sia la citazione di san Paolo, sia il passaggio del Papa rivolto ai mariti "Nel contesto odierno la sensibilità dell’uomo al compito di protezione della sposa e dei figli da ogni forma di violenza e di avvilimento si è indebolita. «Il marito – dice Paolo – deve amare la moglie “come il proprio corpo” (Ef 5,28); amarla come Cristo “ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei” (v. 25). Ma voi mariti […] capite questo? Amare la vostra moglie come Cristo ama la Chiesa? […] L’effetto di questo radicalismo della dedizione chiesta all’uomo, per l’amore e la dignità della donna, sull’esempio di Cristo, deve essere stato enorme, nella stessa comunità cristiana. Questo seme della novità evangelica, che ristabilisce l’originaria reciprocità della dedizione e del rispetto, è maturato lentamente nella storia, ma alla fine ha prevalso» (Francesco, Udienza Generale, 6 maggio 2015). 

P. 30 La rilevanza della vita affettiva. "Il bisogno di prendersi cura della propria persona, di conoscersi interiormente, di vivere meglio in sintonia con le proprie emozioni e i propri sentimenti, di cercare relazioni affettive di qualità, deve aprirsi al dono dell’amore altrui e al desiderio di costruire reciprocità creative, responsabilizzanti e solidali come quelle familiari. La sfida per la Chiesa è di aiutare le coppie nella maturazione della dimensione emozionale e nello sviluppo affettivo attraverso la promozione del dialogo, della virtù e della fiducia nell’amore misericordioso di Dio. Il pieno impegno di dedizione, richiesto nel matrimonio cristiano, è un forte antidoto alla tentazione di un’esistenza individuale ripiegata su stessa". Non che non ci sia del vero, ma sembra di sentire parlare Barbara Palombelli. 

Bene il 33 coi cenni sui nessi tra rivoluzione biotecnologica, manipolazione dell'atto generativo e sacralità della vita dipendente da Dio. 

P. 34, piuttosto oscuro. La sfida per la pastorale. Si afferma che, in questi tempi "Occorre accogliere le persone con comprensione e sensibilità nella loro esistenza concreta, e saperne sostenere la ricerca di senso. La fede incoraggia il desiderio di Dio e la volontà di sentirsi pienamente parte della Chiesa anche in chi ha sperimentato il fallimento o si trova nelle situazioni più difficili. Il messaggio cristiano ha sempre in sé la realtà e la dinamica della misericordia e della verità, che in Cristo convergono" e qui sembrerebbe riferirsi a persone che già sono state sposate. Si noti il termine FALLIMENTO vero sul piano umano, ma termine discutibile se riferito al piano sacramentale.  Poi, subito dopo, sembra riferirsi ad altre situazioni: "Se da una parte, bisogna promuovere percorsi che garantiscano la formazione dei giovani al matrimonio, dall’altra, occorre accompagnare coloro che vivono da soli o senza costituire un nuovo nucleo familiare, restando frequentemente legati alla famiglia d’origine. Anche le coppie che non possono avere figli devono essere oggetto di una particolare attenzione pastorale da parte della Chiesa, che le aiuti a scoprire il disegno di Dio sulla loro situazione, a servizio di tutta la comunità."
Qui non è che si dicano cose errate è il metodo e il modo di pensare che è profondamente sbagliato:non si tratta di inventarsi una pastorale per ogni situazione, ma essere cristiani in ogni situazione e per poter essere cristiani in ogni situazione occorre essere educati e vivere profondamente l'educazione cristiana ricevuta. Non le varie "pastorali". 

P. 35 La famiglia nel piano di Dio Fortunatamente si ricorda la "bussola è la Parola di Dio nella storia, che culmina in Gesù Cristo Via , Verità e vita" e che "Siamo convinti che questa Parola risponda alle attese umane più profonde di amore, verità e misericordia, e risvegli potenzialità di dono e di accoglienza anche nei cuori spezzati e umiliati". A voler essere pignoli, ma non troppo però, dire che la Chiesa insegna alla luce della Sacra Scrittura e della Tradizione sembra confermare che ormai si insegna che la Scrittura precede la Tradizione ... ma vabbé, in questo contesto sembra un piccolo dettaglio. 

Bene col ruolo evangelizzatore della famiglia al 36.

Il p. 37, relativo alla pedagogia divina è invece problematico.
Certamente Dio nella storia si è rivelato per gradi. Certamente i semina verbi erano presenti nelle culture e nelle civiltà che hanno preceduto l'incarnazione e che sono stati riconosciuti come tali. Certamente ogni realizzazione buona fatta anche dall'umanità attuale appartiene indirettamente a Cristo, ma che c'entra affermare a un Sinodo sulla famiglia che " i cristiani sono «lieti di scoprire e pronti a rispettare quei germi del Verbo che vi si trovano nascosti; debbono seguire attentamente la trasformazione profonda che si verifica in mezzo ai popoli» (AG, 11)?
La famiglia è una istituzione naturale, santificata nel sacramento del matrimonio per volontà di Cristo. Ma non è che si danno matrimoni buoni al 100 %, all'80% al 40% ecc ecc. Questo se la citazione si riferisce alla sfera familiare. Se si riferisce ad altro mi chiedo allora quali trasformazioni odierne nei popoli riflettano i semina verbi. Al massimo si può ipotizzare un ordine provvidenziale che riporterà al proprio posto quel che non è a posto. 

I paragrafi 38, 39 40 e 41,nei quali si lascia parlare la Scrittura e la sana dottrina sono, a mio avviso, i migliori nel descrivere le caratteristiche positive, le proprietà e i fondamenti della famiglia, nonché la sua intrinseca bellezza. 

Bene anche il 42 che riprende la parte migliore della Gaudium et spes sulla famiglia e poi, al 43 44 45 e 46 si citano tutti i papi postconciliari ricordando frammenti significativi del loro magistero sulla famiglia. Sembra un po' la solita carrellata di luoghi conciliari come se quel che è stato detto prima fosse inadeguato, ma può darsi che sia un mio pregiudizio. 

P. 47 Matrimonio nell'ordine della creazione e pienezza sacramentale - Altro paragrafo un po' oscuro che, senza esempi concreti, diventa difficile (almeno per me) da comprendere anche se è chiaro il concetto di valorizzare in ordine al sacramento la famiglia naturale che si forma fuori dall'ambito sacramentale per effetto di altra cultura religiosa.
"il Concilio Vaticano II ha voluto esprimere apprezzamento per il matrimonio naturale e per gli elementi positivi presenti nelle altre religioni (cf. LG, 16; NA, 2) e nelle diverse culture, nonostante limiti e insufficienze (cf. RM, 55). Il discernimento della presenza dei “semina Verbi” nelle altre culture (cf. AG, 11) può essere applicato anche alla realtà matrimoniale e familiare. Oltre al vero matrimonio naturale ci sono elementi positivi presenti nelle forme matrimoniali di altre tradizioni religiose. Queste forme - comunque fondate sulla relazione stabile e vera di un uomo e una donna -, riteniamo siano ordinate al sacramento. Con lo sguardo rivolto alla saggezza umana dei popoli, la Chiesa riconosce anche questa famiglia come cellula basilare necessaria e feconda della convivenza umana".
 

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