17 novembre 2015

Dei gesta per Francos: la Francia epicentro spirituale d'Europa/1


di Franciscus Pentagrammuli

Dei gesta per Francos, così il monaco benedettino Guiberto di Nogent intitolava una propria cronaca della prima Crociata.
Nel breve motto è contenuta la verità provvidenziale della nazione francese, tante volte confermata dagli eventi della storia politica, militare, religiosa, e dalle rivelazioni. Come nell'Antica Alleanza Dio predilesse il popolo d'Israele, così nella nuova fra tutti i popoli chiamati alla salvezza Egli ama di particolare amore la nazione franco-gallica, affidandole una singolare missione provvidenziale e curandola perché possa un giorno adempierla.
Il 17 giugno 1689 (esattamente cento anni dopo, il 17 giugno 1789, il Terzo Stato si sarebbe proclamato Assemblea Nazionale, sciogliendo la continuità con la vecchia Francia cristiana fondata da Clodoveo) a Paray-le-Monial la monaca visitandina Margherita Maria Alacoque, oggi riconosciuta santa dalla Chiesa, ricevette una visione mistica in cui Gesù stesso le chiedeva la consacrazione del re Luigi XIV della Francia al Suo Sacro Cuore, prospettando un avvenire di gloria della nazione gallica quale propagatrice in tutto il mondo del culto pubblico al Cuore di Gesù, apostola della Regalità di Cristo e della sua Misericordia.
In ordine a tale grandioso fine, per permettere tale solenne missione, Dio ebbe sempre cura di sollevare la Francia da ogni crisi, e di suscitare in lei molteplici maestri e messaggeri di speranza e devozione, tanto che essa divenne in breve il vero cuore spirituale d'Europa.
Francese fu infatti sant'Ilario di Poitiers, vescovo, teologo e grande difensore della fede nicena, l'Atanasio d'occidente, e già nei primi secoli del monachesimo esso fiorì nella Francia meridionale. Un secolo dopo la morte di Ilario, le orde di Attila si riversarono sulla Francia spargendo devastazioni, finché, giunte alle porte di Parigi, dovettero rinunciare all'assedio di fronte alla strenua difesa e fiducia in Dio dei suoi abitanti, mossi dalle preghiere e dalle incitazioni della vergine Geneviève. Ripiegando verso Orléans, furono sconfitti ai Campi Catalaunici dai soldati del generale romano Ezio.
Appena cinque anni dopo Parigi venne presa d'assedio dai Franchi, guidati dal loro, Meroveo prima e Childerico dopo. Geneviève questa volta non si oppose, presagendo il bene che sarebbe venuto dalla dinastia di Meroveo, e infatti, conquistata la città, essi riconobbero l'autorità della Vergine e temperarono per sua intercessione le proprie barbariche usanze, finché la notte di Natale del 496 Clodoveo, successore di Childerico, si convertì al cattolicesimo, guidato da santa Geneviève e dalla moglie santa Clotilde, e battezzato da san Remigio.
Subito Clodoveo divenne la spada del cattolicesimo nella lotta contro gli ariani e tale ruolo di difensore militare della Chiesa e del Papato rimase a tutti i successivi sovrani francesi; un altro pericolo doveva infatti sorgere per la Cristianità: l'espansione islamica. Dopo aver conquistato tutto il Nord Africa che fu romano e cristiano, le armate maomettane presero in breve tempo la Spagna visigotica, riducendone i cristiani alla sottomissione o al nascondimento nelle montagne del nord della penisola. Si diressero poi vincitori verso le ricche terre di Francia: la loro avanzata sembrava inarrestabile, senonché, nel 732, il maggiordomo (ministro) della casa reale merovingica Carlo Martello riuscì a sconfiggere i mori nella battaglia di Poitiers, ricacciandoli per sempre a sud dei Pirenei.
Ormai estinta o fiaccata la dinastia di Clodoveo, il potere regale passò ai discendenti di Carlo: suo figlio Pipino fu creato re di tutti i Franchi dal Papa, che aveva aiutato nello sconfiggere i Longobardi ariani. Il figlio di Pipino, Carlomagno, avrebbe restaurato l'Impero cristiano, ed avviato l'espansione della religione nelle terre di Germania, oltre a porre le basi, con il suo ministro Alcuino, per la rinascita degli studi classici.
Lungo il primo millennio dell'èra cristiana la Francia ospitò molti concilii, ed ebbe l'onore, agli inizi del secondo, nel 1095, di ospitare quel concilio di Clermont-Ferrand dal quale il papa Innocenzo II indisse la Crociata per la liberazione dei Luoghi Santi.
La nobiltà di tutta Europa rispose entusiasticamente all'appello, ma furono i cavalieri francesi che, venduti i propri beni in patria, si posero alla guida degli eserciti crociati: Ugo di Vermandois, figlio cadetto del re Enrico I, Stefano di Blois, Roberto di Fiandra, Roberto di Normandia figlio di Guglielmo il Conquistatore, Raimondo di Tolosa e Goffredo di Buglione con i fratelli, assistiti gli eserciti dalla direzione spirituale del vescovo di Le Puy, Ademaro di Monteil.
Contemporaneamente, nasceva a Parigi la filosofia scolastica, che ivi avrebbe trionfato nel XIII secolo, con l'insegnamento di sant'Alberto Magno e del suo discepolo san Tommaso d'Aquino: non erano francesi, ma gli studenti ed i maestri di tutta Europa convergevano a Parigi, centro riconosciuto della filosofia e della teologia occidentali.
Fu a Parigi che san Tommaso ed i suoi confratelli domenicani vennero protetti dalla furia dei preti secolari, ostili agli ordini mendicanti, per espresso ordine del re san Luigi: figlio di santa Bianca di Castiglia, che lasciò gli onori del mondo per il monachesimo cistercense, egli fu il più luminoso esempio di santità fra i principi, e morì durante una crociata che, quasi solo nell'incomprensione di un mondo ormai cambiato, volle e diresse.
La gloria della Francia, che aveva nel frattempo visto nascere le importanti riforme monastiche ed ecclesiastiche guidate dai monaci di Cluny prima, di Citeaux poi, avrebbe presto subito una lunga interruzione: insuperbiti del proprio potere, i discendenti di Luigi il Santo avrebbero sfidato il Papato e la Chiesa, proclamando come l'indipendenza del Regno di Francia dall'autorità religiosa. Di lì a poco, il paese sarebbe stato il teatro della guerra dei Cent'anni, e la monarchia fondata da Clodoveo e san Remigio fu sul punto di scomparire, stretta fra gli invasori inglesi ed i traditori di Borgogna.
Ma fu Dio ad intervenire, attraverso la miracolosa santità di Giovanna d'Arco: mandatile in apparizione i santi Michele arcangelo, Caterina e Margherita, suscitò nella giovane ed umile contadina lorenese un sacro ardore e delle straordinarie capacità di condottiera; raggiunto il timoroso Delfino nel castello di Chinon, ella lo convinse, con mezzi soprannaturali, ad affidarle un'armata: marciando poi contro il nemico in un'atmosfera di festoso sacrificio e di devozione, sotto un'orifiamma a gigli d'oro recante il nome di Gesù, la domenica dell'Ascensione Jeanne e i suoi soldati liberarono insperatamente Orléans dall'assedio nemico, e dopo una vittoriosa campagna lungo la Loira fecero consacrare Re Carlo VII: nella cattedrale di Reims, mentre l'arcivescovo ungeva con l'olio della Santa Ampolla il giovane principe, Giovanna in prima fila innalzava la sua orifiamma, finalmente trionfante per avere restaurato la monarchia cristiana.
[continua]
 
 

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