04 novembre 2015

Gender, genere o educazione a colorare con le carote


di Alejandro Abasolo
 
Dopo il clamore suscitato dal mio ultimo articolo a favore della famiglia arcobaleno (cioè: quella di Noè), negli uffici della redazione dei Mienmiuaif hanno dovuto creare un reparto apposta per rispondere alle telefonate dei lettori arrabbiati. Sono migliaia le lettere che ho ricevuto con le vostre lamentele, ma altrettante sono state quelle coi vostri splendidi disegni: siete davvero molto bravi, alcuni di voi diventeranno degli artisti, ne sono certo. Perdonatemi se non posso pubblicarli tutti: per ragioni economiche e di spazio siamo obbligati a inserire solo le pubblicità degli sponsor. Ma per i più belli magari troveremo un modo!
Oggi – per amicarmi buona parte dei cattolici – voglio dire che ci sono fin troppi cattolici che non pensano con la propria testa e che ripetono a pappagallo quello che leggono nei giornali, senza riflettere. È vero, direte voi, “si tratta di quelli che dicono che la Chiesa dovrebbe essere aperta agli omosessuali e cose del genere, giusto?”. No, non mi riferisco a quelli. Mi riferisco ai molti di noi che ce l’hanno col gender.
Da qualche tempo a questa parte sento discussioni infinite sul fatto che ci sia o meno il gender nella “Buona Scuola”. Qualcuno dice che il gender non esiste e partono articoli infiniti per spiegare che il gender esiste. Qualcuno spiega che genere non è gender. Qualcun altro spiega che gender è genere.
Ora, sturatevi le orecchie, io ho due figli. Uno in seconda elementare, l’altro in prima media. Ci tengo a quello che viene detto loro. Ci tengo a sapere se gli insegnanti dicono cose sulle quali io non sono d’accordo. CHI CASCO SE NE FREGA SE QUESTE COSE SONO GENDER, GENERE, O EDUCAZIONE A COLORARE CON LE CAROTE?!!!! (Ho scritto maiuscolo perché ho urlato nel modo più disprezzante che possiate immaginare).
Mi spiego: se a mio figlio viene insegnato a 10 anni che il sesso è un atto meccanico con lo scopo di creare piacere e che la nascita di un figlio è solo una delle tante infinite possibilità che può produrre il sesso; che a seconda dei gusti e delle proprie necessità si può sempre ricorrere all’aborto, il quale non è altro che una libera scelta come la facoltà che scegli di seguire all’università. Ecco, dico, se a mio figlio vengono insegnate queste cose, e io mi lamento, e una mamma della scuola mi risponde: “questa roba non è teoria del gender, puoi stare tranquillo”, secondo voi io dovrei tornare a casa tranquillo? Tanto non è gender ma educazione a essere una persona educata con quella educazione che verrà insegnata nella scuola di mio figlio.
Molte delle affermazioni presenti nella cosiddetta “educazione affettiva” provengono proprio dalle teorie sviluppate all’interno degli studi di genere. Ma non sono un orrore perché provengono da quegli studi. Queste affermazioni sono intrinsecamente degli orrori proprio per quello che significano. Non importa se vengono dagli studi di genere (teorie gender) o se vengono dagli studi più sofisticati di economia moderna. Riusciamo a capirlo?
Ho la netta sensazione che non vogliamo prenderci la responsabilità di valutare le cose da un punto di vista morale. Ci limitiamo a chiedere: “è gender, o non è gender?”. E partono discussioni infinite attraverso i media sull’origine di un tale programma scolastico. Anche se si trattasse del normalissimo programma degli ultimi cent’anni, ma ci fosse qualcosa di moralmente inaccettabile, dovremmo chiederne la rimozione, se davvero siamo cristiani. Eppure mi sono sentito dire, da presunti cristiani, che non dovevo preoccuparmi delle lezioni di educazione sessuale che volevano propinare a mio figlio perché non si trattava di “lezioni di educazione sessuale” ma di “normalissime lezioni di educazione affettiva”.
So benissimo che siete più intelligenti di me, ma lasciate per un secondo che vi tratti come se non lo foste. Non importa come si chiamano le lezioni di educazione a qualcosa, quello che importa è se sono o meno in netto contrasto con l’educazione che io sto dando a mio figlio. Ripetete con me: “Non importa come si chiamano le lezioni di educazione a qualcosa, quello che importa è se sono o meno in netto contrasto con l’educazione che io sto dando a mio figlio”. E, se sono in netto contrasto, è normale che mi opponga, perché sono i miei figli, perché – rispondetemi – quale padre sarei se non avessi una forte posizione morale da trasmettere ai miei figli? Quale padre sarei se delegassi ad altri la trasmissione di valori morali ai miei figli? Questo è il punto. Se è gender o non lo è, non ha alcuna importanza.
Vi porgo i miei migliori saluti.

https://mienmiuaif.wordpress.com/2015/10/06/gender-genere-o-educazione-a-colorare-con-le-carote/

 

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