02 novembre 2015

Il Medioevo, l'età della Chiesa civilizzatrice

di Riccardo Zenobi
Continuiamo la nostra carrellata sulle vicende storiche della Chiesa cattolica parlando di ciò che avvenne nel Medioevo, in specie in Europa occidentale. Questo periodo è tradizionalmente considerato il più felice per la Chiesa, in quanto essa poteva assolvere il suo compito di madre e maestra, ingentilendo i costumi di popolazioni barbare appena convertite, portando così ad uno sviluppo spirituale e anche materiale. Nell’immaginario collettivo però la grande opera di civilizzazione operata dalla Chiesa, spesso a costo della vita di molti missionari, viene del tutto rifiutata, e questo periodo è visto come una dittatura clericale oscurantista durata fino al 1492, poi magicamente interrotta di punto in bianco. Questo periodo però è estremamente lungo, e quindi non può essere considerato un blocco unico e omogeneo; vi sono infatti differenze enormi sia di mentalità sia sociali tra il periodo altomedievale (precedente l’anno mille, per intenderci) e il basso medioevo. Per quanto riguarda il primo periodo, fin troppo facile è l’accusa di “barbarie istituzionalizzata” mossa nei confronti della società. Accusa ingenerosa, perché non considera che all’epoca i tempi erano davvero difficili, in specie per via delle invasioni dei vichinghi a nord, dei magiari ad est e dei saraceni a sud nelle coste del mediterraneo. E’ chiaro che in un periodo del genere la vita era dura, ed anche la Chiesa non ebbe vita facile. Si è soliti pensare che il vero potere risiedesse nella mani del Papa, ma in realtà egli poteva a malapena tenere le redini del suo territorio, mentre nel resto dell’Europa tutto si giocava a livello di potentati locali, all’interno dei quali il Pontefice non aveva modo di intervenire. C’erano dei vescovi-conti, ma il loro potere era unicamente limitato al feudo di appartenenza, ossia una città e dintorni. Ciò che al giorno d’oggi appare come un abuso intollerabile, all’epoca era una garanzia, poiché il vescovo era mediamente più colto rispetto agli altri feudatari, ciò che permetteva una migliore gestione (in generale) della cosa pubblica. Il periodo precedente l’anno mille è in generale caratterizzato da una pacifica convivenza tra mondo civile e mondo ecclesiastico; pur tuttavia vi erano delle ingerenze feudali sulle nomine dei vescovi e dei chierici, e questo non solo nelle città dei vescovi-conti (all’epoca un vescovo era nominato dal capitolo della cattedrale, non dal Papa, e quindi è logico che qualche laico ingerisse nelle nomine), ma anche in altre zone dove il controllo del territorio era in mano salda dei signori laici. Per via di queste ingerenze, si diffuse la simonia nel mondo ecclesiastico (e anche il livello morale del clero scese, poiché molti erano nominati dai feudatari), e la vigorosa replica dei Papi riformatori (da Leone IX a Gregorio VII) portò gradatamente ad una migliore situazione dello stato ecclesiastico. I problemi però si acuirono, dopo il mille, nell’unica monarchia elettiva d’Europa, il Sacro Romano Impero, dove gli imperatori non vedevano di buon occhio che un vescovo fosse tra i loro elettori, e quindi era del tutto logico che ingerissero nella nomina di “persone fidate” ai vari livelli del clero. Ciò portò la Chiesa di quelle zone, almeno in parte, ad essere del tutto succube all’imperatore, con conseguente mondanizzazione del clero. Ciò portò alla lotta per le investiture, il cui ambito – vale la pena rimarcarlo – rimase sempre limitato ai territori dell’impero o nominalmente tali, ossia la Germania e l’Italia del nord. Gli altri stati, retti da monarchie ereditarie, non furono toccati da tale querelle. I Papi, Gregorio VII per primo, dovettero sciogliere questo nodo, e lo fecero avocando alla Chiesa la nomina dei vescovi e dei chierici, mentre la loro investitura feudale rimase prerogativa imperiale. Usando un aforisma di Nicolas Gomez Davila, possiamo quasi dire che “lo stato laico è un’invenzione di Gregorio VII”, poiché viene regolata la differenza tra le varie sfere di influenza, riconoscendo le autonomie del civile e dell’ecclesiastico. In base a ciò che è stato delineato finora, si capisce che il periodo considerato non è descrivibile come una “dittatura oscurantista clericale”, ma le cose sono più complesse di quanto appaiono nelle riduzioni catechetiche dei manuali scolastici. Per quanto riguarda il periodo successivo alla lotta per le investiture, ossia il 1150-1200, oltre alla nascita delle università, alla traduzione di opere filosofiche dall’arabo e dal greco al latino, oltre ad una rinascita culturale, civile e militare di tutta l’Europa, va notato che solo dal 1230 nasce una istituzione che farà discutere: l’inquisizione.
In primo luogo, va detto che la data della sua formazione dice molto: prima di essa non c’era un tribunale speciale per l’eresia, ed è quindi in epoca piuttosto tarda che inizia ad operare. Talmente tarda che il suo intervento era ormai del tutto inutile nelle zone del sud della Francia e dell’Italia dove le varie eresie avevano preso talmente piede (da circa un secolo, peraltro) che la risposta della Chiesa fu estrema e tardiva. Se fosse intervenuta prima, al sorgere di questi movimenti ereticali, la situazione sarebbe stata risolvibile. Ma ormai la questione riguardava non solo il popolo, ma anche i signori feudali i quali, pur non essendo formalmente eretici, usavano la propagazione dell’eresia per aumentare il loro potere.
E’chiaro che la questione era risolvibile unicamente manu militari, con le varie crociate contro catari e albigesi. A noi fa inorridire una cosa del genere, ma solo perché riteniamo che una religione sia “un’opinione privata”, non una certezza pubblica, ma soltanto una cosa che un uomo può tenere dentro di sé o dentro la sua casa, ma che non deve investire la vita pubblica. Questa visione, giova dirlo, non solo è tipicamente contemporanea, ma è tipicamente atea: riduce la religione ad opinione personale, privata, delegittimandola dalla sfera pubblica, e dà al contempo potere illimitato su questa sfera politica alla visione atea del mondo. E’ una bella furbata, perché alla fine l’ateismo è l’unica “opinione” pubblica. Ma al di là di questo, mi permetto una digressione polemica a riguardo: quale civiltà può sopravvivere senza vietare alcuni comportamenti sulla scena pubblica? Ogni civiltà si fonda su qualcosa (istituzioni, forme mentis, ecc). Se ognuno potesse non solo dire, ma anche agire in difformità dai fondamenti della società in cui vive, il risultato è l’anarchia.
Ma anche nell’anarchia più spinta ci sono cose proibite. Un anarchico vede qualsiasi organizzazione politica come fumo negli occhi, come una cosa pericolosa contro cui lotta. Quindi anche nell’incubo anarchico più spinto si lotterà contro certi comportamenti, istituzionalizzazioni e opinioni pubbliche. E questa è, in sostanza, l’essenza di ogni tribunale e legge civile ed ecclesiastica, compresa l’inquisizione.
Ciò detto, l’inquisizione, datata 1230, cadde ben presto nelle mani dei principi, tra cui il Re di Francia, il quale riuscì a dettarne l’agenda per incamerare le ricchezze dei templari e portare alla cattività avignonese della Chiesa. Dopo lo schiaffo di Anagni (1303) e soprattutto dopo la grande peste del 1347, possiamo considerare chiuso il periodo medievale con la sua mentalità.
Cominciavano a spuntare i germi della modernità e dello Stato moderno, di qui parleremo nella prossima parte.
 

2 commenti :

  1. Se ognuno potesse non solo dire, ma anche agire in difformità dai fondamenti della società in cui vive, il risultato è l’anarchia.
    Anche nella sintassi italiana...Ruggero Romani.

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  2. qualche commento 1. gli imperatori volevano i principi vescovi specialmente ai confino dell'impero perchè alla morte del chierico il territorio tornava nelle mani dell'imperatore che poteva riaffidarlo a persona gradita 2.la crociata contro gli albigesi era stata richiesta dai feudatari locali spaventati dall'intransigenza e dalle violenze degli eretici. La chiesa ha dato il benestare solo dopo l'assassinio di alcuni predicatori

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