20 novembre 2015

Libri. "Francisco Franco cristiano esemplare", di Effedieffe


di Stefano Tamantini

Il 20 novembre di quarant’anni fa si spegneva l'ultimo governante dichiaratamente cattolico d’Europa. Dopo circa un quarantennio alla guida della Spagna, moriva nella clinica La Paz di Madrid il Generalissimo Francisco Franco, "Caudillo por la gracia de Dios". Con lui se ne andava ciò che restava dell’Europa cattolica. Dopo la “Rivoluzione dei garofani” portoghese, la Spagna era infatti rimasto l’ultimo Paese “tradizionale” del Vecchio Continente. Davvero impressionante considerare che sino al 1975 c’era un "regime cattolico" non lontano da noi. Ma in quel fatidico 20 novembre (il 20-N), dopo quattro decenni, tutto stava per aver fine. 

Effedieffe lo scorso anno ha tradotto in italiano un vecchio libro del monaco benedettino spagnolo Manuel Garrido Bonaño, “Francisco Franco. Cristiano esemplare”, di cui si consiglia la lettura a tutti quei cattolici che volessere conoscere l'aspetto religioso del regime franchista ma che ancora credono nei “valori” democristiani e, più ampiamente, nella liberal-democrazia attuale. Dal testo emerge la profonda fede cattolica del Caudillo, che fece per la Chiesa più di chiunque altro governante nel XX secolo. Lo stesso San Giovanni XXIII (il “Papa Buono”), rivolgendosi a un vescovo spagnolo nel 1960, disse: “Franco dà leggi cattoliche, aiuta la Chiesa, è un buon cattolico. Che altro vuole?”.
Poi però arrivò il vento del Concilio Vaticano II e la Chiesa tradì chi la aveva favorita e rispettata dopo la terribile persecuzione social-comunista. Papa Paolo VI e il cardinale Tarancόn furono il simbolo del cambiamento nella gerarchia cattolica, ben più che tollerante con la sinistra e i massacri dei regimi comunisti, ma inflessibile contro i regimi cristiani (basti pensare all’ostilità di Montini anche verso il Portogallo salazarista). Ciò nonostante, Franco mai ruppe con la Chiesa e anzi continuò a rispettarla ed obbedirle sino alla fine, in modo davvero ammirevole. In occasione della sua malattia e della sua morte, inoltre, tutti i vescovi spagnoli, chi più chi meno, tributarono al Capo dello Stato gli onori che meritava, riconoscendogli una fede sincera e vissuta. Lo stesso dovette fare la Santa Sede.
L’indiscusso merito di Franco, che – va ripetuto senza posa – ha salvato la sua Patria dal comunismo e dalla massoneria, riportandola alla fede cattolica, va ad ogni modo considerato accanto ai suoi limiti. Vinta la Guerra Civile, il Generalissimo ha messo da parte il tradizionalismo carlista, che avrebbe potuto costituire l’elemento principale di una più robusta restaurazione autentica della Spagna cattolica ed anti-liberale. La vittoria conseguita è stata ovviamente un bene, ma ha favorito un generale e graduale affievolimento dello spirito di Crociata e di militanza. La tranquillità e l’ordine cattolico costituitisi hanno fatto credere che ormai i pericoli fossero scomparsi.
Poi c’è stato lo sviluppo economico, il desarrollo operato dai ministri “tecnici” dell’Opus Dei, che ha industrializzato la Spagna, aprendola al turismo e al benessere. Chi è vissuto nel periodo dell’ultimo franchismo sa che, banalmente parlando, si viveva bene. Ma proprio questo ha favorito un cambio di mentalità nella società, il cui cattolicesimo stava diventando sempre più solo di facciata, come nell’Italia degli anni Cinquanta. Lo spirito del Sessantotto era penetrato anche nella “bigotta” e “reazionaria” Spagna franchista.
Franco forse si rese conto troppo tardi di aver favorito la sua stessa rovina. Provò a rimediare nominando capo del Governo l’amico fidato Carrero Blanco, ma i terroristi e la Cia lo fecero saltare in aria nell’attentato del 1973. Ai funerali di Carrero, Franco pianse, forse presagendo la fine. Eppure, ormai anziano, continuò ad avere e chiedere fiducia nel suo successore designato, il futuro Re Juan Carlos. Purtroppo, non tutto era “atado y bien atado” come amava ripetere il Caudillo. La monarchia doveva certo essere restaurata, ma fu proprio Juan Carlos a porre la pietra tombale sul franchismo e sulla Spagna come modello di Stato cattolico.
Franco non ha saputo trasformare nel profondo la società e incidere culturalmente su di essa: il progressismo, checché se ne dica, continuò a covare sotto la cenere e a crescere, coinvolgendo tutti, anche la Chiesa. Quella del Caudillo fu una "dictablanda", governo di un uomo forte, non una dittatura. Dalla manifestazione oceanica nella Plaza de Oriente a sostegno del regime il 1° ottobre 1975, si passò ben presto, con le prime elezioni democratiche del giugno 1977, alla vittoria dei democristiani. Subito dopo i maestosi funerali del Generalísimo e la sepoltura delle sue spoglie mortali nel Valle de los Caídos, iniziò la Transizione. E così, in men che non si dica, la Spagna si trovò “anestesiada sin percibirlo, amordazada sin quererlo, extraviada sin saberlo”, come recita il titolo di un ottimo libro-inchiesta della TFP spagnola degli anni Ottanta. Tanto che nel 1982, solo dopo sette anni dalla morte di Franco, i socialisti andarono al governo e trasformarono radicalmente il Paese. Le drammatiche foto degli ultimi momenti della vita del Caudillo - intubato, attaccato ai fili elettrici e con il manto della Virgen del Pilar addosso - sono l’espressiva immagine metaforica della Spagna degli anni Settanta: un cattolicesimo de facto morto ma tenuto in vita con accanimento, artificialmente.
L’ultimo Franco è una figura decadente, un relitto del passato che gli spagnoli si son voluti presto lasciare alle spalle per consegnarsi alle “magnifiche sorti e progressive”. Col risultato che oggi in Spagna abbiamo il PP di Rajoy che elimina dalle sue liste i deputati “pro-vida”, gli anarchici di Podemos che vogliono cambiare i nomi delle vie che ricordano la storia del Paese e il PSOE che, in caso di vittoria, ha promesso di togliere dal Valle de los Caídos le salme di Franco e di Primo de Rivera.

Dimostrazione del fatto che solo la Virgen del Pilar può risolvere la situazione. E questa volta in modo perfetto. Come Dio solo sa e può fare. 
 

2 commenti :

  1. L'epicentro della cattolicità del XXI secolo è il Sud America. L'Europa è morta.

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    1. Il sud America è infestato di sette. Meglio l'Africa.

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