12 novembre 2015

San Diego d’Alcalà, l’umile fraticello capolavoro di Dio

di Roberto de Albentiis 

Per presentare il santo di oggi ho usato l’espressione “capolavoro di Dio”, e ciò per un duplice motivo: ogni santo è, in effetti, un capolavoro di Dio, e lui certo lo fu; la seconda ragione è che, estremamente popolare in Spagna e poi nelle Americhe, fu enormemente raffigurato da numerosi pittori, anche famosi, come il Murillo, un onore toccato a pochi santi.


San Diego d’Alcalà era nato in Spagna, a San Nicolas del Puerto, minuscolo comune andaluso, nel 1400 circa, in una Spagna ancora non perfettamente unificata; nonostante sia, come detto, uno dei santi più popolari nella penisola iberica e nel continente americano (e da lui prendono nomi città, fiumi e baie, stati federati di varie nazioni), della sua famiglia e dei suoi primi anni non si sa praticamente nulla.

Iniziata la vita eremitica nei pressi del suo paese natale, decise di abbandonarla quando la gente, attratta dalla sua fama di santità, cominciò ad andare da lui sempre più frequentemente, e allora decise di lasciare tutto e di trasferirsi nel territorio di Cordova dove, ad Arizafe, fu accolto nel locale convento francescano; umile frate laico, non sarà mai sacerdote, e volentieri si dedicò ai più disparati e anche umili lavori nei vari conventi dove era mandato, acquistando in ognuno di essi una crescente fama di santità.

Promosso predicatore, venne inviato nelle Canarie, ma, a causa delle irritazioni delle autorità locali per la sua predicazione, tornò in Spagna; nella primavera del 1450, anno giubilare, lasciò il suo Paese natale per raggiungere l’Italia, dove, a Roma, assistette alla canonizzazione di quel grandissimo figlio di San Francesco che fu San Bernardino da Siena.

Questo umile fraticello colpì molto i romani per la sua pietà e la sua devozione, ma, nell’estate dello stesso anno, li colpì ancor di più per la sua santità eroica: scoppiata un’epidemia di peste, non fuggì da Roma, ma rimase nella Città Eterna per dare una mano assistendo i romani e i confratelli malati e alleviando le loro sofferenze; tornato successivamente in Spagna, fu inviato in vari conventi dell’ordine francescano, dove servì sempre con umiltà, e dove infine morì, ad Alcalà de Henares nel 1463.

Di San Diego non conosciamo, come detto, molti particolari della sua vita; non conosciamo nemmeno scritti o detti particolari; conosciamo solo due miracoli (quello della moltiplicazione del pane per i poveri e quello degli angeli scesi nella cucina del convento per aiutarlo), e solo negli ultimi anni di vita; eppure è uno dei santi spagnoli più popolari (il re Filippo II aveva una grande devozione nei suoi confronti), e, nel Messale tridentino, la sua memoria era obbligatoria, messa accanto a quella di santi di peso e molto più famosi.

Ma perché, qual era il suo segreto? Certamente la sua grande carità, ma, più ancora, la sua grande umiltà: passò la sua vita nell’umiltà e nel nascondimento (tanto che le sue biografie sono assai scarne), eppure proprio nell’umiltà e nel nascondimento diventò grande e acquisì fama di santità. Del resto, era uno dei figli di San Francesco d’Assisi, e sappiamo bene che il Serafico Patriarca brillava per la sua enorme umiltà (si considerava un verme della terra, eppure gli fu fatto, da Nostro Signore, il regalo delle Sante Stimmate, e in visione i suoi compagni seppero che il trono lasciato vuoto da Lucifero dopo la sua ribellione spettava di diritto a lui), e così non poteva che essere per un francescano; ancora, sempre in una visione, Dio mostrò come la pianta dell’Ordine Francescano (che alla Chiesa ha dato un’enorme, forse la più grande, schiera di santi e beati) sarebbe stata florida e rigogliosa fino alla fine dei tempi, e San Diego fu un frutto florido e rigoglioso di tale albero.

La festa di San Diego d’Alcalà si celebra, nel calendario moderno e in quello francescano (moderno e tradizionale) il 12 novembre; nel calendario tradizionale si celebra, invece, il 13 novembre, mentre nel calendario delle Americhe si celebra il 7 novembre. Il 27 maggio si celebra, invece, la sua Traslazione delle Reliquie, mentre il 10 luglio si celebra la sua Canonizzazione.

Con il suo esempio e la sua intercessione possa questo piccolo e grande santo, umile figlio di San Francesco, esserci da modello e pregare per noi, per impetrarci le virtù della carità eroica e della santa umiltà!

 

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