01 novembre 2015

Sinodo. Analisi ragionata della Relatio Finalis (3^parte)

Pubblichiamo la terza parte dell'analisi ragionata della Relatio Finalis del Sinodo.
Per chi si fosse perso le altre:
1^ parte
2^ parte

Il p. 48 è invece molto, ma molto bello.
"L’irrevocabile fedeltà di Dio all’alleanza è il fondamento dell’indissolubilità del matrimonio. L’amore completo e profondo tra i coniugi non si basa solo sulle capacità umane: Dio sostiene questa alleanza con la forza del suo Spirito. La scelta che Dio ha fatto nei nostri confronti si riflette in certo modo nella scelta del coniuge: come Dio mantiene la sua promessa anche quando falliamo, così l’amore e la fedeltà coniugale valgono “nella buona e nella cattiva sorte”. Il matrimonio è dono e promessa di Dio, che ascolta la preghiera di coloro che chiedono il suo aiuto. La durezza di cuore dell’uomo, i suoi limiti e la sua fragilità di fronte alla tentazione sono una grande sfida per la vita comune". Ma il problema di questa Chiesa non è tanto nell'esposizione in positivo quanto nel come valutare e come comportarsi rispetto a tutto ciò che si distacca in misura maggiore o minore da quello che viene presentato come un modello di perfezione rispetto a cui va bene quel che viene semplicemente percepito come approssimantesi in qualche modo. 

Bene anche il p. 50 dove si riafferma il nesso tra valore unitivo e procreativo (tanto ormai il fine primario e quello secondario non lo insegnano più). 

p. 51 Verità e bellezza della famiglia.Qui cominciano le perplessità e le ambiguità.
"La Chiesa,..., pur riconoscendo che tra i battezzati non vi è altro vincolo nuziale che quello sacramentale, e che ogni rottura di esso è contro la volontà di Dio, è anche consapevole della fragilità di molti suoi figli che faticano nel cammino della fede. «Pertanto, senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno. […] Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà. A tutti deve giungere la consolazione e lo stimolo dell’amore salvifico di Dio, che opera misteriosamente in ogni persona, al di là dei suoi difetti e delle sue cadute» (EG, 44)
Da un lato si fa ben comprendere che la rottura dell'unità matrimoniale è un peccato contro Dio e contro il Vangelo, tuttavia si comincia con i fumi dell' "accompagnare" del far "giungere la consolazione e lo stimolo dell'amore salvifico di Dio" ... Sì, certamente, ma la distruzione di un sacramento costituisce intrinsecamente un rifiuto "dell'amore salvifico di Dio". Altrimenti ci si illude che il perdono e l'amore gratuiti di Dio siano senza condizioni e che consentano di lasciare le cose così come sono. 

Sempre al 51 si introduce il concetto di "discernimento".
"Di fronte a situazioni difficili e a famiglie ferite, occorre sempre ricordare un principio generale: «Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni» (FC, 84). Il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi, e possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione. Perciò, mentre va espressa con chiarezza la dottrina, sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione".
Ovvio che le responsabilità possono non essere eguali, ma resta ugualmente esigito da una legge di amore soprannaturale e naturale il rispetto della fedeltà del vincolo nuziale e dell'amore per il coniuge, quand'anche questi fosse colpevole. Quindi che tipo di finalità ha questo "discernimento" che non vada oltre la comprensione dei fatti e degli aspetti psicologici della vittima?

n.52 L'intimo legame tra Chiesa e famiglia.
"La Chiesa è un bene per la famiglia, la famiglia è un bene per la Chiesa. La custodia del dono sacramentale del Signore coinvolge non solo la singola famiglia, ma la stessa comunità cristiana, nel modo che le compete. Di fronte all’insorgere della difficoltà, anche grave, di custodire l’unione matrimoniale, il discernimento dei rispettivi adempimenti e delle relative inadempienze dovrà essere approfondito dalla coppia con l’aiuto dei Pastori e della comunità".
Sarebbe vero, ma il documento pecca sistematicamente di irrealismo. Le parrocchie sono spesso realtà quasi morte: ben lungi dall'essere come pomposamente si autodefiniscono "comunità cristiane". Pertanto limitatissimo è il numero di famiglie che vi si incontrano e quindi limitatissimo il numero di famiglie che, se vanno in crisi, hanno o accettano il sostegno del parroco e del resto della "comunità cristiana". Può capitare che addirittura, testimonianza diretta, che questi possano pure contribuire a fare maggiori danni.

P. 53 Ancora irrealismo.
"Nel caso in cui si consumi una dolorosa fine della relazione, la Chiesa sente il dovere di accompagnare questo momento di sofferenza, in modo che almeno non si accendano rovinose contrapposizioni tra i coniugi". In linea di massima chi arriva a prendere certe decisioni difficilmente ha interesse ad avere vicinanza della Chiesa a meno che non la confermi nella decisione presa. 

P. 53 Assai problematico.
"Lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cf. Gv 1,9; GS, 22) ispira la cura pastorale della Chiesa verso i fedeli che semplicemente convivono o che hanno contratto matrimonio soltanto civile o sono divorziati risposati. Nella prospettiva della pedagogia divina, la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo imperfetto: invoca con essi la grazia della conversione, li incoraggia a compiere il bene, a prendersi cura con amore l’uno dell’altro e a mettersi al servizio della comunità nella quale vivono e lavorano".
Anche qui non si è in grazia o fuori della grazia di Dio, bensì si è ordinati a Lui in modo più o meno perfetto. Quindi, aldilà del timido invito alla conversione, alla fine va bene anche così perché si può comunque compiere il bene, mettersi al servizio della comunità prendersi cura l'uno dell'altro ( e l'altro coniuge!?!?) .

Sempre problematico un altro passaggio del 53.
"È auspicabile che nelle Diocesi si promuovano percorsi di discernimento e coinvolgimento di queste persone, in aiuto e incoraggiamento alla maturazione di una scelta consapevole e coerente. Le coppie devono essere informate sulla possibilità di ricorrere al processo di dichiarazione della nullità del matrimonio". A parte che il discernimento non lo si apprende attraverso corsi diocesani, altra tendenza a burocratizzare tutto, ma tale informazione non costituisce un incentivo psicologico alla distruzione del legame matrimoniale? 

Ancora problematicità nel p. 54.
" La realtà dei matrimoni civili tra uomo e donna, dei matrimoni tradizionali e, fatte le debite differenze, anche delle convivenze, è un fenomeno emergente in molti Paesi. Inoltre, la situazione di fedeli che hanno stabilito una nuova unione richiede una speciale attenzione pastorale: «In questi decenni […] è molto cresciuta la consapevolezza che è necessaria una fraterna e attenta accoglienza, nell’amore e nella verità, verso i battezzati che hanno stabilito una nuova convivenza dopo il fallimento del matrimonio sacramentale; in effetti, queste persone non sono affatto scomunicate» (Francesco, Udienza generale, 5 agosto 2015)". Non si specifica mai in che cosa consista questa "accoglienza". Si usa per la terza volta, in modo discutibile, la parola "fallimento" rispetto al matrimonio sacramentale, e sembra che in fondo che la "nuova convivenza" non provochi problemi né nell'ordine della grazia né nell'ordine sociale. 

Ancora irrealismo al p. 54.
"Quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico – ed è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove – può essere vista come un’occasione da accompagnare verso il sacramento del matrimonio, laddove questo sia possibile". Se uno fa scelte del genere significa che non crede nella Chiesa e quindi è assai probabile che ci sta alla larga. Qualora si riavvicini diventa ovvio che si riapra il discorso. 

Nel p. 56 timidamente intravediamo un paio di concetti importanti:
"Il nostro atteggiamento vuole essere di umile comprensione. Il nostro desiderio è di accompagnare ciascuna e tutte le famiglie perché scoprano la via migliore per superare le difficoltà che incontrano sul loro cammino. Il Vangelo è sempre anche segno di contraddizione. .... Essa desidera aiutare le famiglie a riconoscere e ad accogliere la croce quando si presenta davanti a loro, perché possano portarla con Cristo nel cammino verso la gioia della risurrezione". E, citando il Pontefice "questo lavoro richiede «una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno» (EG, 25). Solo che restano ben poco sviluppate. 

Sempre al p. 56:
"La conversione poi tocca profondamente lo stile e il linguaggio. È necessario adottare un linguaggio che sia significativo".
Infatti: basterebbe usare il linguaggio adeguato a definire la realtà delle cose, chiamandole con il loro nome. Invece, come da 50 anni a questa parte, sono ancora alla ricerca di un NUOVO linguaggio. 

P. 57 La preparazione al matrimonio.
Si dicono molte cose giuste e vere ma non si affronta un problema centrale quale è quello del catechismo. Non si tratta infatti solamente della fede ricevuta in famiglia (spesso nulla) e del corso prematrimoniale (spesso inutile) ma si omette di trattare come la Chiesa utilizzi col suo personale gli spazi di cui dispone nella società come l'ora di religione e soprattutto il catechismo. Perché in questi spazi la Chiesa avrebbe l'occasione di formare veri cattolici, cosa cui rinuncia tematicamente. 

Bene al 58 la denuncia rispetto "a una sessualità svincolata da un progetto di amore autentico", gentile perifrasi di matrimonio. Per poi però ricadere nei soli gorghi dei corsi di formazione ... basta essere cattolici consapevoli, cioè aver ricevuto la fede nella dottrina. 

P. 60
Sempre a proposito di un mondo tendenzialmente irreale : "La parrocchia è il luogo dove coppie esperte possono essere messe a disposizione di quelle più giovani, con l’eventuale concorso di associazioni, movimenti ecclesiali e nuove comunità". 

P. 61 rivolto ai seminaristi.
"Nel periodo di formazione, i candidati al presbiterato vivano dei periodi congrui con la propria famiglia e siano guidati nel fare esperienze di pastorale familiare per acquisire una conoscenza adeguata della situazione attuale delle famiglie. La presenza dei laici e delle famiglie, in particolare la presenza femminile, nella formazione sacerdotale, favorisce l’apprezzamento della varietà e complementarità delle diverse vocazioni nella Chiesa". Mah .... 

Bene il 62, 63,64, 65 sulle questioni dell'apertura alla vita, su uno dei temi più felici sollevati dal papa attuale, ovvero quello della "cultura dello scarto" e cose simili.

66 Educazione dei figli.
"Nel campo educativo sia tutelato il diritto dei genitori di scegliere liberamente il tipo di educazione da dare ai figli secondo le loro convinzioni e a condizioni accessibili e di qualità". Allora avreste dovuto difendere la scuola cattolica nei contenuti e negli aspetti giuridici ed economici , oltre che tener lontana da essa apostati e lucratori, invece di farci sommergere dalla scuola di Stato. 

p. 68. Ancora su scuola e genitori "Si richiede che la Chiesa incoraggi e sostenga le famiglie nella loro opera di partecipazione vigile e responsabile nei confronti dei programmi scolastici ed educativi che interessano i loro figli". Falso dato che non abbiamo più una storia da difendere, non abbiamo più una filosofia cristiana da trasmettere né una società cristiana da edificare. Non esiste solo il problema del Gender o di Porta Pia Ammesso e non concesso che per qualcuno ancora sia un problema). 

Problematico il p. 70. "La pastorale proponga con chiarezza il messaggio evangelico e colga gli elementi positivi presenti in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più ad esso". Gli aspetti positivi tra due divorziati risposati quali sono? Che sono reciprocamente fedeli? che hanno loro figli?
E' problematico da commentare perché si capisce che si intende non spegnere il comignolo che ancora fumiga, non abbandonarli a loro stessi e non penalizzare i figli nati dalla nuova unione e quindi si tratta di contenere realisticamente i danni, preoccupandosi di dare una educazione cristiana ai figli o tentare di farli vivere in continenza. Resta il fatto che per la situazione in cui si sono volontariamente infilati ha distrutto una famiglia nata dall'unico matrimonio vero.
Magari si poteva utilizzare un'altra espressione rispetto a cogliere "gli elementi positivi presenti".

Ancora una testimonianza di irrealismo (almeno nella media) al 71 rispetto alle unioni civili: "In molte circostanze, la decisione di vivere insieme è segno di una relazione che vuole realmente orientarsi ad una prospettiva di stabilità. Questa volontà, che si traduce in un legame duraturo, affidabile e aperto alla vita può considerarsi un impegno su cui innestare un cammino verso il sacramento nuziale, scoperto come il disegno di Dio sulla propria vita. Il cammino di crescita, che può condurre al matrimonio sacramentale, sarà incoraggiato dal riconoscimento dei tratti propri dell’amore generoso e duraturo" 

72 e 73. I matrimoni misti presentano "numerosi elementi che è bene valorizzare e sviluppare, sia per il loro intrinseco valore, sia per l’apporto che possono dare al movimento ecumenico" e "rappresentano un luogo privilegiato di dialogo interreligioso nella vita quotidiana " 

Felice invece il p. 76 dedicato alla "questione omosessuali".
Si afferma con nettezza che "Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso". Anche qui, però non si capiscono bene i 37 no, dei padri sinodali. 

Del 79 si apprezzano le intenzioni: "L’esperienza del fallimento matrimoniale è sempre dolorosa per tutti. Lo stesso fallimento, d’altra parte, può diventare occasione di riflessione, di conversione e di affidamento a Dio: presa coscienza delle proprie responsabilità, ognuno può ritrovare in Lui fiducia e speranza". " Il perdono per l’ingiustizia subita non è facile, ma è un cammino che la grazia rende possibile. Di qui la necessità di una pastorale della conversione e della riconciliazione attraverso anche centri di ascolto e di mediazione specializzati da stabilire nelle Diocesi". Ancora una volta non si comprende che non è possibile burocratizzare questioni del genere.
E fortunatamente si afferma che " In ogni caso la Chiesa dovrà sempre mettere in rilievo l’ingiustizia che deriva molto spesso dalla situazione di divorzio". Eliminando ovviamente l'espressione avverbiale "molto spesso".

Molto buono l' 81: "Quando gli sposi sperimentano problemi nelle loro relazioni, devono poter contare sull’aiuto e l’accompagnamento della Chiesa. L’esperienza mostra che con un aiuto adeguato e con l’azione di riconciliazione della grazia dello Spirito Santo una grande percentuale di crisi matrimoniali si superano in maniera soddisfacente. Saper perdonare e sentirsi perdonati è un’esperienza fondamentale nella vita familiare. Il perdono tra gli sposi permette di riscoprire la verità di un amore che è per sempre e non passa mai (cf. 1 Cor 13,8)". 
E soprattutto nel passaggio: La faticosa arte della riconciliazione, che necessita del sostegno della grazia, ha bisogno della generosa collaborazione di parenti ed amici, e talvolta anche di un aiuto esterno e professionale. Nei casi più dolorosi, come quello dell’infedeltà coniugale, è necessaria una vera e propria opera di riparazione alla quale rendersi disponibili. Un patto ferito può essere risanato: a questa speranza occorre educarsi fin dalla preparazione al matrimonio. È fondamentale l’azione dello Spirito Santo nella cura delle persone e delle famiglie ferite, la recezione del sacramento della Riconciliazione e la necessità di cammini spirituali accompagnati da ministri esperti."
Soprattutto perché si dimostra che dalle crisi coniugali si può sempre uscire con l'amore, la pazienza, le virtù cristiane e la ricerca della grazia. E' di questo richiamo che abbiamo bisogno non della sociologia , della psicologia o delle paroline gentili di circostanza. 

L' 82 però ripiomba nella distruzione almeno psicologica del matrimonio attraverso il riferimento alla maggiore facilità con cui, dopo al riforma di Francesco, si può accedere alla Sacra Rota..
"Per tanti fedeli che hanno vissuto un’esperienza matrimoniale infelice, la verifica dell’invalidità del matrimonio rappresenta una via da percorrere. I recenti Motu Proprio Mitis Iudex Dominus Iesus e Mitis et Misericors Iesus hanno condotto ad una semplificazione delle procedure per la eventuale dichiarazione di nullità matrimoniale"... "Sarà pertanto necessario mettere a disposizione delle persone separate o delle coppie in crisi, un servizio d’informazione, di consiglio e di mediazione, legato alla pastorale familiare, che potrà pure accogliere le persone in vista dell’indagine preliminare al processo matrimoniale (cf. MI, Art. 2-3) ".
 

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