10 dicembre 2015

Contro la cultura dell'ormai


di Francesco Filipazzi
“Ormai la droga c'è, legalizziamola”, “ormai in tutto il mondo ci sono i matrimoni gay, vanno introdotti anche in Italia”, “ormai l'aborto c'era, era da legalizzare”, “ormai la fede è scomparsa”, “ormai le chiese sono vuote”. Questi sono solo alcuni degli assiomi di quell'ideologia che si può definire Ideologia dell'Ormai, che è stata instillata, spesso anche dalla scuola, nelle nostre menti. L'idea che il processo storico del “progresso” sia “ormai” inarrestabile e che nulla sia possibile per porvi rimedio.
Nel mondo cattolico molti sono inconsapevolmente schiavi di questa cultura, tanto che si sono omologati al pensiero unico, che “ormai” ha vinto.
Tutto nasce dall'idea che la Storia sia un individuo a sé stante, che prosegue la propria marcia inarrestabile. Convinzione tutta marxista, quella del vento della storia che spazza via ogni resistenza e al quale non ci si può opporre.
Chi prova a non arrendersi viene combattuto da coloro che sarebbero i paladini di questa Storia che tutto dispone, sotto forma di una Rivoluzione permanente, che ha lo scopo di sovvertire ogni tipo di ordine. In questa ottica torna in auge, proprio in questo momento storico, in cui sembra che abbia vinto la sovversione, la prospettiva controrivoluzionaria. Combattere la Controrivoluzione oggi vuol dire non accettare il piatto pronto che ci viene propinato da una realtà costruita sui pilastri della falsità fatta sistema. Il Reazionario è portatore di una visione poetica e spirituale dell'esistenza, non è un semplice militante di questa o quella causa, ma ha una visione del mondo antitetica a quella che ha generato il mondo moderno.
Per dirla alla Gomez Davila, “essere reazionario non significa abbracciare determinate cause, né patrocinare determinati fini, ma assoggettare la nostra volontà alla necessità che ci costringe, arrendere la nostra libertà all’esigenza che ci spinge; significa trovare le evidenze che ci guidano addormentate sulla riva di stagni millenari. Il reazionario non è il sognatore nostalgico di passati conclusi, ma il cacciatore di ombre sacre sulle colline eterne.
Oggi dunque più che mai, dobbiamo essere consapevoli di far parte di una realtà che non nasce ieri, ma vede la luce nelle profondità dei millenni, consapevolezza che si perde quando si cede all'“ormai”, quella parola che taglia ogni legame con il passato e apre solo la porta a un futuro a tinte fosche. Lo stesso futuro che evidentemente piace molto a quei preti che a furia di dire “ormai” hanno calato le braghe su tutto, completamente disillusi che il messaggio cristiano possa un giorno ritornare la guida dell'umanità.
 

1 commento :

  1. Io la chiamerei piuttosto "ideologia della resa" o "della passività".
    Nemesi storica della democrazia: dal popolo che costruisce la propria storia mediante il meccanismo democratico, al popolo che, proprio mediante il medesimo meccanismo democratico, subisce la storia costruita con la propaganda mediatica.

    P. Francesco

    RispondiElimina