24 dicembre 2015

Il canto di Natale: il povero che divenne ricco.


di Paolo Maria Filipazzi

“Marley era morto, tanto per cominciare. Su questo non vi era alcun dubbio!”. Così inizia uno dei più bei racconti mai scritti: il Canto di Natale di Charles Dickens, la storia della conversione,dell’indimenticabile Ebenezer Scrooge, l’anziano uomo d’affari che odiava il Natale.
Il termine “conversione” potrà essere contestato da qualcuno: spesso si è obbiettato che quello celebrato da Dickens nella sua novella è solo un generico ed un po’ melenso sentimentalismo. Riteniamo che non sia così. In realtà la presenza della fede cristiana, oseremmo dire, la presenza del Bambino di Betlemme stesso, è, nella fiaba scritta dal padre di Oliver Twist e David Copperfield, discreta ma decisiva.
Non ci vogliamo dilungare in una particolareggiata analisi del Canto di Natale che, almeno all’avviso di chi, come lo scrivente, lo ha letto e riletto con la stessa commozione innumerevoli volte, è talmente ricco di particolari preziosi che meriterebbe un intero trattato. Ci limiteremo ad alcune considerazioni parziali su due figure chiave nella storia della conversione di Scrooge: Marley e Tiny Tim.
Marley, il socio di Scrooge, in tutto e per tutto simile a lui, è ormai morto. E’ proprio l’apparizione del suo fantasma o, meglio, della sua anima dannata, a dare inizio alla notte dell’anziano uomo d’affari. Il rimpianto di Marley, ciò da cui vuole mettere in guardia Scrooge, è inequivocabile:  “(…) ho camminato in mezzo a moltitudini di miei simili, con gli occhi bassi, senza mai poterli sollevare verso quella stella benedetta che condusse i Saggi a un'umile dimora!”. La dannazione di Marley è dovuta proprio a questo: lo sguardo mai levato verso il cielo, oltre le cose terrene, oltre gli affari, gli ha precluso l’Incontro che cambia la vita. E’ per evitare a Scrooge la stessa sorte che egli appare, annunciandogli l’imminente arrivo di tre spiriti: quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro.
Saltiamo direttamente  allo Spirito del Natale presente ed alla visita che, insieme a lui, Scrooge fa alla casa di Bob Cratchit, il suo maltrattato impiegato. Dickens descrive in vivide pennellate la famiglia Cratchit: “Non c’era niente di particolarmente notevole in tutto questo. Non erano una bella famiglia, non avevano bei vestiti; le loro scarpe erano tutt’altro che impermeabili all’acqua, i loro panni erano miseri (…). Eppure erano felici, riconoscenti, contenti di stare assieme (…)”. Non c’è nulla di pauperista in questa descrizione: la povertà, lungi dall’essere esaltata, viene descritta in tutto il suo squallore. La virtù dei membri della famiglia Cratchit non è la povertà, ma la capacità di vivere comunque in letizia nonostante quest’ultima. Ancor più, è la capacità di vivere senza rancore. “Alla salute del signor Scrooge, il patrocinatore di questa festa!”: l’inaudito brindisi viene lanciato proprio da Bob, colui che più tutti avrebbe ragione di odiare il proprio datore di lavoro. Invece, riesce addirittura ad esprimergli gratitudine, nonostante le proteste della moglie, dolcemente sedate con l’unica, semplicissima argomentazione: “E’ Natale!”.
Da dove arrivi tutta questa serenità emerge con chiarezza se ci soffermiamo sul personaggio di Tiny Tim, uno dei figli di Bob, un bambino minato da una malattia che lo costringe a muoversi con le stampelle e fa temere per la tua vita. E’ in questa piccola, fragile figura, che la Sua discreta presenza si palesa. “Mi ha detto, tornando a casa, che sperava la gente in chiesa lo avesse visto, e che doveva far loro piacere, perché essendo lui zoppo doveva ricordare, nel giorno di Natale, colui che aveva fatto camminare gli storpi e vedere i ciechi”. Da questo commosso racconto del padre, si capisce da cosa derivi la serenità di quel bambino sfortunato, ma capace di essere il centro da cui irradia la luce per l’intera famiglia. “Spirito di Tiny Tim, la tua essenza infantile veniva da Dio!”, esclamerà più avanti il narratore. Non a caso è proprio la commozione suscitata dal piccolo Tim, il coinvolgimento che inizia a sentire per la sua sofferenza, che segnerà il passo forse più importante per Scrooge verso la sua nuova vita.
Non a caso, nel gioioso finale, nell’elencare i gesti che Scrooge compie la mattina di Natale, gesti che nessuno si sarebbe aspettato da lui, l’autore inizia dicendo che “andò in chiesa”. E non è un caso nemmeno che egli, quella mattina, altrettanto incredibilmente, si vesta “con gli abiti migliori”. Un aspetto grottesco di Scrooge era proprio questo: benché possedesse una quantità enorme di denaro, per non privarsi neanche di una moneta, viveva in maniera triste e miserabile, la sua avarizia, la sua schiavitù del guadagno, rendevano povero anche lui. Ora la sua rinnovata generosità è resa evidente anche dal fatto che egli si conceda dei bei vestiti, ben lungi dal travestirsi da povero come certi ipocriti contemporanei. E, quando fa un ingente versamento per aiutare i poveri, dice la somma sottovoce, nell’orecchio del gentiluomo che la dovrà raccogliere, tanto che nemmeno al lettore verrà mai rivelata, e prega di mantenere il più rigoroso anonimato. Sembra ben consapevole che la mano destra non debba sapere ciò che fa la sinistra!
Ciò che cambia, alla fine del Canto di Natale, non è l’ordine sociale e nemmeno la condizione materiale di Scrooge: se c’è una “rivoluzione”, essa avviene dentro di lui, nel suo cuore. Se prima egli aveva in sé un gelo che non lo abbandonava mai e che raggelava anche coloro che aveva attorno, al contrario, alla fine della storia egli ha trovato una gioia tale da essere irresistibilmente contagiosa. E ciò è stato possibile perché, alla fine, contrariamente a Marley, egli ha saputo farsi guidare da quella stella benedetta che condusse i Saggi ad un'umile dimora.

 

1 commento :

  1. La descrizione della famiglia Cratchit rispecchia quella della famiglia dello scrittore, povera, ma dignitosa, il padre passò in galera parecchio tempo, quindi sapeva bene cosa significasse, i racconti e romanzi di Dickens sono pervasi da questa vena malinconica e struggente, ma con una fede ben presente e una speranza che ha molto di cristiano. Buon Natale a tutto lo staff.

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