07 dicembre 2015

La Francia che vince e la Francia che perde


di Giuliano Guzzo

La gran parte dell’attenzione è ora comprensibilmente puntata su di loro, Marine e la bella Marion, le due donne del Front National che alle elezioni regionali hanno letteralmente surclassato il partito socialista non solo per l’alto consenso riscosso, ma anche per dove – stando ai sondaggi, per la verità, ormai qualche tempo – questo si è cresciuto, ossia fra commercianti, impiegati, operai; tutta gente, insomma, che è un tantino difficile liquidare come il solito, irriducibile manipolo estremista. Anche perché la vittoria del Front National non è casuale essendo pure figlia dell’abbandono, da parte di quel partito, di alcune rivendicazioni storiche che se da un lato hanno creato alcuni malumori dall’altro hanno raccolto, eccome, milioni di elettori. Questa la Francia di cui giustamente si parla ora, dicevo: quella che vince.

Per completezza troverei però onesto ricordare – anche se non è molto policamente corretto, anzi proprio per questo – qual è la Francia che perde e che, oltre al volto ben pasciuto di monsieur Hollande, ha quello dell’osannato mariage pour tous, il matrimonio fra persone dello stesso sesso introdotto e difeso nonostante i milioni di persone contrarie sfilate in piazza, dell’ostinazione laicista Je veux qu’on enseigne la morale laïque», ricordate? sono state le parole di Peillon, Ministro dell’Educazione in carica), delle scuole in cui sono stati proposti, fra le altre cose, i testi del “poeta” travestito – e ovviamente pro gender – David Dumortie. Per il centrosinistra italiano che non vive bendato e che ha la possibilità di far approvare o dimenticare il ddl Cirinnà sulle unioni civili e il ddl Fedeli sull’educazione di genere, quello che echeggia dalla Francia dunque è più di un avvertimento.

 

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