03 dicembre 2015

Pace di tomba

 
di Satiricus

«Io farei tanti passi indietro pur di mantenerci nella pace e pur di mantenerci nell'amicizia». Così monsignor Cipolla, che effettivamente fa piangere. E’ l’esito del franceschianesimo, la fede che rinuncia alla cultura, sperando di piacere. La fede in braghe di tela che fa il paio con grasse fette di ignoranza imbarazzante. Ridatemi uomini di un qualche peso, non dico uomini di Chiesa, ma uomini di peso. Datemi, dal Veneto come il Cipolla, Kamel Layachi, che veste con più decoro, conosce meglio la teologia e - di questi tempi serve - non deve pagare il soldo a nessun capetto, ma può parlare liberamente e quindi sapientemente: «Il presepe ci ricorda la nascita di un profeta tra i più grandi nella storia dell'umanità. Il sacro Corano ricorda più volte Gesù e dedica un'intera sura a sua madre, la vergine Maria. Perciò la rappresentazione della natività cristiana è una bellissima tradizione e un punto d'incontro e di conciliazione tra due fedi religiose. Non c’è ombra di discordia nel presepe, forse chi lo vieta e lo bandisce dalle scuole è animato da spirito laico o da un atteggiamento ateo ma evocare un presunto turbamento dei musulmani è contrario alla verità». Oppure datemi un cadavere, quello di Ernest Hello, cattolico francese del Settecento, un lupo solitario, sufficientemente lupo e sufficientemente solitario da potersi dedicare ancora alla ricerca della Verità, senza sconti né in uscita né in dottrina, senza debiti con pecore né comunità. Scrive una sorta di capolavoro, “L’uomo”, che si apre con un capitolo sulla “Unità” in cui i due termini in rima sono Dio e pace, demonio e neutralità: “La Vita, l’Amore, l’Unità si sostengono dunque o piuttosto non fanno che uno”, e la loro alternativa è l’uomo “superiormente separato; perché è separato dolcemente, senza agitazione, senza terrore, senza rimorso; ha il silenzio della tomba, che è la parodia della pace”. Ovviamente si tratta di un uomo guidato dal demonio, al quale questi assicura: “ - tu gusti il riposo del savio; vedendolo neutro tra la verità e l’errore, gli dice: - tu li domini entrambi; vedendolo inattivo, gli dice: tu non fai del male; vedendolo senza risorsa, senza vita, senza reazione contro la menzogna e il male, vedendolo destituito della collera dell’Amore, come parlava De Maistre, gli dice: - io ti ho ispirato una filosofia savia, una dolce tolleranza, tu hai trovato la calma nella carità; perché il demonio pronunzia spesso le parole di tolleranza e di carità”. Datemi qualsiasi cosa, ma non ricacciatemi nelle prigioni della menzogna (Gv 8,32), nemmeno in nome dell’amore, o tantomeno in nome dell’amicizia, specie se sono falsi nomi per servilismo e pigrizia.

 

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