01 dicembre 2015

Universo trasparente e indissolubile, per ora


di Matteo Donadoni

«Chi ripudia la moglie adultera [permettendole di vivere] e sposa un’altra donna, vivente la prima moglie, si trova in perpetuo stato di adulterio. Costui non compie alcuna penitenza davvero efficace, qualora si rifiutasse di abbandonare la nuova moglie. Se è catecumeno, non può essere ammesso al Battesimo, poiché la sua volontà resta radicata nel male. Se è penitente (battezzato), non può ricevere la riconciliazione (ecclesiastica), finché non interrompa la propria condotta negativa»
(S. Agostino, De adulterinis coniugiis, 2, 16). 

Passo estrapolato da un ragionamento tribolato. Notti tribolate. Sarà che la mia vita rischia di andare in frantumi, sarà che il sinodo ha frantumato la cattolicità, angustiandomi, l’altra notte ho fatto un sogno. Sarà stata colpa delle polpette nello strutto o della birra. Ho sognato che dormivo. Ho sognato d’aver sete, di svegliarmi e, assetato, dirigermi in cucina per versarmi un bicchiere d’acqua fresca, che già pregustavo scivolare limpida. Ristoratrice universale d’ogni riarsa gola. E accade. Verso l’acqua in un bicchiere cristallino, trasparente come l’universo, per lo più, e, contrario ad ogni logica o ferina volontà, si scioglie il bicchiere. Incubo. Per giunta nemmeno agghiacciante: avrei salvato l’acqua e placato la sete. Mi sveglio.
Immaginate d’essere assetati, ma che il vostro bicchiere di volta in volta pretenda di discernere se essere solubile o meno. Non sarebbe un problema per vetrai. Sarebbe un fatto di rilevanza universale, credo. Per fortuna, il vetro è in(dis)solubile in acqua. Se si sciogliesse non sarebbe più vetro, oppure sarebbero crollate le leggi della natura, come se si potesse ottenere sabbia sciogliendo il vetro. Concedo: forse potrebbe accadere in un altro universo, magari meno trasparente del nostro. Se esistesse.

Sant’Agostino non parla di discernimento caso per caso di ciò che è solubile o meno. Perché l’amore di cui parla è insolubile e cristallino. Nel suo opuscolo De coniugiis adulterinis egli chiarisce una volta per sempre il problema secondo la logica e secondo la tradizione della Chiesa. A lui, inoltre, dobbiamo la definizione dei tre grandi beni del matrimonioproles (figli), fides (fedeltà), sacramentum (indissolubilità). Quindi? Agostino, padre, dottore e santo della chiesa cattolica, non ha sufficiente auctoritas, per sé, da bloccare sul nascere qualsiasi sinodo o anche solo obiezione in merito? C’è il Vangelo. C’è l’interpretazione di esso diacronicamente offerta nella storia della Chiesa, contro la quale non basta una dose enorme di supponenza, una presunzione pachidermica, né la più acuminata superbia di chi crede di aver scoperto una maggiore verità.

Attendiamo il pronunciamento di Bergoglio, se ci sarà, perché a questo punto, Giove pluvio, mi si sciolga il boccale di birra sulla camicia, un pronunciamento non serve più. Come ha scritto Gomez Davila: «Non avendo ottenuto che gli uomini mettano in pratica quello che insegna, la Chiesa di oggi si è rassegnata a insegnare quello che mettono in pratica».

Per quanto mi riguarda, potranno pure liberare tutti i Barabba (o bar abbà) della terra, ma solo uno è Figlio del Padre. Solo uno il Re dei Giudei e solo la sua Legge conta. Mi piacerebbe, però, sapere se nei seminari non si leggono i Padri e i Dottori della Chiesa. Cheers.

 

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