07 dicembre 2015

Vittoria Le Pen. Alcune considerazioni sulla laicità francese


di Francesco Filipazzi

La schiacciante vittoria del Front National alle regionali francesi certifica ancora una volta che le forze politiche che hanno guidato la Francia fino ad oggi non hanno più alcuna credibilità presso il popolo. Il partito delle Le Pen, zia e nipote, è ormai punto di riferimento tale da risultare primo partito in sei regioni e proprio il cognome Le Pen sembra essere un elemento trainante. Le due donne forti infatti raggiungono più del 40% dei consensi ed è proprio la giovane Marion a conquistare la percentuale più alta di tutto il Paese.
Ad essere radicalmente sconfessato è soprattutto il Partito Socialista, che sta portando al disastro il paese d'Oltralpe, mentre il nuovo partito di Sarkozy, nato dalla fusione fra vecchio UMP e centristi, tiene in qualche zona e proprio in virtù di ciò ha deciso di non attuare l'antico cordone sanitario per bloccare il Front, non alleandosi con il PS da nessuna parte. Il partito di Hollande e Valls è ormai troppo inviso alla popolazione francese per più di un motivo, fra cui, riteniamo, le politiche ultra laiciste degli ultimi anni.

Le mariage pour tous
Sembrerà strano, ma nessuno in questi giorni ricorda che le manifestazioni più numerose contro il il presidente Hollande sono state quelle che dicevano no al matrimonio omosessuale. La “Manif pour tous”, che si opponeva alla legge denominata Mariage Pour Tous, matrimonio per tutti, ha saputo mobilitare centinaia di miglia di persone. L'immagine del PS ne uscì massacrata, oltre che per il numero di manifestanti, per la reazione scomposta del governo. Le manifestazioni totalmente pacifiche vennero represse con una violenza che non si usa neanche contro quelli che devastano le città: le scene dei preti manganellati, dei lacrimogeni, delle veglie blindate, degli arresti di massa, hanno inciso nel crollo di popolarità di questi personaggi che pensavano evidentemente di rimettere in atto il Terrore, per portare avanti la loro rivoluzione. Basti pensare che nulla è stato fatto contro le Femen che scorrazzavano per Parigi sfregiando monumenti, mentre per una maglietta con l'effige della famiglia tradizionale si poteva passare la notte in carcere.
Quella della laicità per i francesi è un po' una mania, ma per il governo del Partito Socialista è stata una vera e propria perversione, tanto che Hollande si rifiutò di incontrare la madre di un ragazzo malato per non dare l'idea di essere contrario all'eutanasia.

Il Front National e Marion Le Pen
In tutta le vicende sopra descritte, va detto, Marine Le Pen si è tenuta un po' troppo defilata. Per dare l'immagine di un partito moderno e presentabile, alcune rivendicazioni storiche sono state messe da parte. Alcuni hanno parlato di ignavia e paura di sembrare troppo “estremista”, altri hanno parlato di una presenza di omosessuali dichiarati al vertice del partito che hanno bloccato le uscite più decise. Fatto sta che la storica area controrivoluzionaria è stata messa da parte in questi anni, creando molti malumori.
Va però sottolineato che Marion Le Pen, la nipote che potrebbe diventare presidente di regione la settimana prossima, ha mantenuto la barra dritta, partecipando alla Manif Pour Tous, dichiarandosi contraria ad aborto e matrimoni gay in più di un'occasione e attestandosi su posizioni ben più interessanti rispetto alla zia. Qualcuno la definisce “super cattolica” e tradizionalista, erede del nonno più che della zia. Quell'imbecille del premier Valls l'ha anche insultata pubblicamente, con la bava alla bocca, in parlamento. Purtroppo per i detrattori descrivere come fosse un demonio una bella ventiseienne è abbastanza difficile e quindi, sostanzialmente, Marion ha preso quasi il 42% dei voti attestandosi su posizioni di tutto rispetto e candidandosi già, con una decina d'anni di anticipo, a diventare l'erede politica della zia.
Va da sé infatti che l'Europa è ad oggi una malata gravissima di sentimenti che vanno dall'ultra laicismo all'antireligione. La vittoria dell'FN può avere l'effetto positivo di fermare un processo deleterio non solo per la Francia ma per tutto il continente, spianando la strada poi a una generazione successiva che riesca a rimettere l'Europa sui binari della propria storia.
 

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