14 gennaio 2016

Colonia: i patetici contorsionismi di progressisti e femministe


di Marco Mancini

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Se non ci fossero di mezzo centinaia di persone assalite, derubate, molestate, in alcuni casi persino violentate, la sensazione prevalente in questo lungo strascico dei fatti di Colonia sarebbe quella del divertimento. Mi siederei sul divano, pop corn in mano, a gustarmi con il sorriso sulle labbra i contorsionismi ideologici dei circoli femministi e, in generale, progressisti su quanto accaduto nella città tedesca la notte di Capodanno.
Non vi riporterò una sintesi dei fatti, che sono arcinoti. Mi limiterò ad analizzare la successione temporale delle reazioni dei soggetti appena citati, cercando per quanto possibile di schematizzarle in diverse fasi, per certi versi paragonabili ai “meccanismi di difesa” rispetto ai traumi psicologici  a suo tempo individuati da Freud (scusate la citazione), per poi fare qualche commento in conclusione.

I MECCANISMI DI DIFESA

Negazionismo (o rimozione): abbiamo assistito a un doppio meccanismo di rimozione. Quello più grave è stato messo in opera dalle autorità e dai mezzi di comunicazione: all’indomani della notte di San Silvestro, la polizia di Colonia ha addirittura diffuso un comunicato in cui si rallegrava del fatto che i festeggiamenti si fossero svolti in un clima sereno, senza particolari problemi di ordine pubblico. Solo qualche giorno dopo, quando i fatti hanno cominciato ad emergere nella loro evidenza, sia la polizia che la sindaca di Colonia hanno rilasciato qualche dichiarazione in merito, ovviamente precisando che non vi erano elementi per pensare al coinvolgimento di richiedenti asilo, nonostante fossero già stati fermati proprio otto profughi. E’ superfluo dire che questa è stata la forma di rimozione più seria e preoccupante: per giornate intere l’opinione pubblica tedesca e mondiale è stata tenuta all’oscuro di fatti di cronaca di estrema rilevanza, per evidenti ragioni politiche, ossia per evitare polemiche sul tema dei rifugiati, critiche all’operato della cancelliera Merkel e conseguenti increspature della narrazione politicamente corretta imperniata sul “Welcome Refugees”. Che in una democrazia dell’Europa occidentale possa verificarsi una congiura del silenzio così vasta e sfacciata, è ovviamente un fatto di una gravità inaudita.
Poi c’è il negazionismo di femministe e progressisti: c’è stato chi, nonostante gli articoli pubblicati nel frattempo su tutta la stampa mondiale, ha attribuito a sparuti gruppuscoli di neonazisti, o alla stampa tedesca più becera, le tesi sul possibile coinvolgimento di rifugiati. Ancora in data 10 gennaio, quando erano già state arrestate 31 persone di cui 18 richiedenti asilo, a Dacia Maraini sembrava “difficile che i migranti di oggi, che hanno rischiato la vita per mettere piede su una terra straniera tanto evocata, siano così stupidi da compromettere la loro permanenza con atti di teppismo”. Altro che i negazionisti dell’Olocausto: qui siamo decisamente a un livello superiore.

Complottismo (o razionalizzazione): quando negare o sminuire i fatti è diventato impossibile, fenomeni come Dacia Maraini a parte, femministe e progressisti tutti hanno ripiegato su un chiaro meccanismo di “razionalizzazione”, che consiste – cito da Wikipedia, che io non me ne intendo – nel “tentativo di “giustificare” […] un fatto o processo relazionale che il soggetto ha trovato angoscioso, [in altre parole trovare] ragioni esplicative “di comodo”, per poter contenere e gestire l’angoscia”.
E così abbiamo assistito a perle di complottismo che neanche i fissati delle scie chimiche ci avevano mai regalato: le violenze di Colonia (e di altre città tedesche, ma non solo) sarebbero state organizzate da gruppi xenofobi per gettare discredito sui migranti. Su questa “pista investigativa” ha insistito anche il “Corriere della sera”: non avremmo mai pensato che l’Internazionale Xenofoba fosse così potente da organizzare stupri di massa per interposti richiedenti asilo, che ovviamente – ma questo è un dettaglio irrilevante – si sarebbero prestati volentieri per l’occasione, facendo il gioco dei loro mortali nemici.

Riduzionismo: divenuta inefficace anche la spiegazione complottista, si è quindi optato per un approccio riduzionista. Anzitutto è stata completamente abbandonata la questione delle rapine e delle aggressioni, per concentrare il focus esclusivamente sulla questione di genere, ossia le molestie nei confronti delle donne. E, in quanto tali, i fatti di Colonia sono stati derubricati a business as usual, nonostante la polizia tedesca abbia parlato esplicitamente di “pesanti delitti sessuali di una dimensione completamente nuova”. Si sa, le donne sono molestate sempre e dovunque: sguardi libidinosi mentre camminano per strada, approcci fastidiosi, toccatine in discoteca o all’Oktoberfest, fino alle violenze familiari. Nulla di nuovo, dunque: perché tutto questo clamore su Colonia, quando nel mondo occidentale le donne sono costantemente vittime di violenze? Come twitta la Puppato (sic!), “a #Colonia fatti di #sessismo e maschilismo violento, comuni a tutte le culture, no a strumentalizzazioni razziste”. Insomma, il mondo della violenza di genere è come la notte in cui tutte le vacche sono nere. Si tratta, ovviamente, di una spiegazione che non spiega un bel niente, anzi - per citare la hegeliana Fenomenologia dello Spirito - tutto ciò "è l'ingenuità di una conoscenza fatua". Ma insistere troppo sul fatto che i responsabili siano stranieri – anzi richiedenti asilo –, sollevare dubbi sulla capacità di gestire e integrare flussi migratori così massicci, sarebbe secondo tali personaggi un chiaro sintomo di razzismo.

Proiezione: al termine dei disperati sforzi per inserire coerentemente le vicende di Capodanno all’interno dei propri schemi mentali, progressisti e femministe hanno finalmente tirato fuori il loro asso nella manica. Il vero colpevole di tutta la vicenda, manco a dirlo, è il Maschio eterosessuale occidentale, magari un po’ fascista. Questi maschi, che quotidianamente opprimono il genere femminile, ora dicono di voler difendere le “nostre donne”; così facendo, non solo strumentalizzano quanto accaduto per fomentare l’intolleranza nei confronti dei poveri migranti, ma addirittura ne traggono vantaggio per rafforzare il proprio dominio patriarcale. Il comunista Vauro ha riassunto tutte queste elucubrazioni in una vignetta, in cui lo scatto d’orgoglio del maschio occidentale si riassumerebbe nella rivendicazione “Le nostre donne ce le stupriamo noi!”. E direi che a questo c’è poco altro da aggiungere.

CONCLUSIONI

Poveri progressisti, povere femministe. Come uscire dal cortocircuito generato dai fatti di Colonia? Come ricostruire una “narrazione” coerente che salvaguardi i postulati del buonismo immigrazionista, senza rinunciare ai dogmi dell’integralismo femminista? Si sono sforzati per giorni interi per trovare una soluzione: prima hanno negato, poi sminuito, poi completamente decontestualizzato i fatti fino a farli diventare un episodio qualunque della lotta di genere, in cui il medico obiettore che si rifiuta di sopprimere innocenti è colpevole allo stesso modo dei mille stranieri che hanno trasformato la stazione di Colonia nel far west. Così facendo, attraverso un doppio NO al “razzismo” e al “sessismo”, hanno creduto di restituire coerenza interna al loro discorso. Dal momento che in questi giorni questo tipo di argomentazioni sta riprendendo quota, occorre metterne in luce la fallacia e la malafede.

La fallacia deriva essenzialmente dal fatto che, nonostante gli artifici retorici e i tentativi di sviare il discorso, l’assenza del fattore etnico-culturale nell’analisi femminista e progressista dei fatti di Colonia pesa come un macigno. Sia ben chiaro che il sottoscritto non intende fare il solito, semplicistico discorso sull’Islam che “maltratta le donne”: il problema dell’integrazione dei “migranti” nei nostri Paesi è molto più complesso e chiama in causa altre dinamiche culturali, sociali e anche economiche. Ma qui il fatto che i responsabili delle violenze siano stati centinaia di stranieri, molti dei quali proprio richiedenti asilo a cui negli ultimi mesi si è dato il benvenuto in Germania, è completamente bypassato. Si balza subito al riduzionismo di genere, senza neanche porsi la domanda: chi sono le persone che ci siamo messi in casa? La loro educazione è compatibile con la nostra società? Qual è l’impatto di un afflusso massiccio di popolazioni allogene, con la loro cultura e il loro bagaglio di costumi e di esperienze, sulla sicurezza dei nostri Paesi, sull’ordine pubblico, in altre parole sulla probabilità di conservare nel medio-lungo periodo un grado decente di vivibilità e di civiltà all’interno delle città europee? Il tema è semplicemente eluso: non c’entrano gli stranieri, la colpa è del Maschio metafisico, che si manifesta nel ragazzino che mi scruta con uno sguardo insistente sull’autobus come nei dieci “profughi siriani” che mi assaltano e frugano dappertutto in stazione.

Un tale silenzio, oltre ad essere palesemente inadeguato dal punto di vista eziologico, è ipocrita e comporta un intollerabile doppio standard morale: si filtra il moscerino del presunto “maschilismo” delle nostre società, fino a pretendere di silenziare qualsiasi voce che appaia politicamente scorretta, mentre si ingoia il “cammello” di mentalità e condotte realmente irrispettose del genere femminile, fino a stendere – di fatto – un velo pietoso sui crimini commessi da particolari “categorie protette”.

Si continuano a tirare in ballo in maniera insensata statistiche sulla prevalenza numerica delle violenze commesse in ambito familiare, come se – lasciando da parte la necessità di leggere tali statistiche cum grano salis – l’esistenza di violenti e balordi che vivono nelle nostre città e nelle nostre famiglie costituisse ragione sufficiente per abbassare ulteriormente, secondo una inaccettabile logica del “mal comune, mezzo gaudio”, gli standard morali, civili e legali delle nostre società.

Discutere con i paladini del “politicamente corretto” di questi temi con onestà intellettuale e apertura mentale diventa sempre più complicato. Si dimostra vero, come ha scritto di recente Maurizio Blondet, che il progressismo è nemico della civiltà, perché – incapace di trasmettere alle successive generazioni le necessarie premesse dello stesso progresso civile e materiale – ne determina alla lunga la distruzione. Come commentava ieri l'amico Luca Dombré, "è il destino tragico e coerente di un'epoca che poggia sulla soddisfazione dei bulimici desideri del presente, che non conserva alcuna preoccupazione per il destino collettivo di se stessa come comunità chiamata alla fisiologica necessità di trasmettersi. Domina solo un arcano impulso alla dissoluzione". Quando i nodi verranno al pettine sarà già troppo tardi, a meno di una vera "rivoluzione conservatrice", capace di riacquistare egemonia anche in ambito culturale.

 

5 commenti :

  1. Si spiega molto bene che questi personaggi progressisti sono in preda a un disturbo mentale di massa.

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  2. Complimenti all'ottimo Mancio! Sì il progressismo è il nemico principale della civiltà umana: lottiamo per la civiltà e contro i suoi sabotatori

    EMR

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  3. Non avrei saputo esprimere meglio il mio pensiero. Sottoscrivo ogni parola

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  4. Fanno leggi per promuovere l'omosessualità, poi fanno arrivare milionate di persone per la cui cultura l'omosessualità è un crimine da punire con la morte. Se non è stupidità questa!

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  5. L’ideologia è come una malattia mentale difficile da curare. Pur di non darla vinta alle destre che protestavano contro le violenze di Colonia ad opera dei nuovi arrivati, hanno preferito inscenare una patetica adunata sui gradini di una chiesa che vorrebbero pure manipolare a loro piacimento disconoscendola pero’.

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