24 gennaio 2016

Cosa nasconde il nuovo moralismo italiano


di Nicola Tomasso

L’Italietta liquida estorta nei suoi bassifondi dalla volgare vanità di Renzi e dal cicalio ronzante di Grillo in questi giorni mostra il suo vero volto, sfigurato quasi ineluttabilmente e ridotto a carcassa in mano a stupide iene. Il caso di Quarto dipinge in modo assai eloquente l’imbruttimento socio-culturale (e aggiungerei antropologico) italiano, gettando nel pentolone mediatico il peggiore moralismo mai manifestato fin’ora. Di più, lo scontro sui gradi di perfezione tra M5S e PD è quanto di più rivoltante si potesse assistere in apertura di 2016 (se si apre così!). Non sono solo dei superficialotti improvvisati alla politica, sono anche rei, turpi assassini delle parole e dei valori. Sono colpevoli di aver cancellato dal vocabolario la parola “garantismo” dando inizio alla dittatura del moralismo ideologico; di aver gettato nell’oblio il concetto di dignità dell’uomo, estendendo la voglia matta di sangue dai feti al palcoscenico elevato del pubblico patibolo; di dare in pasto ai ventri degli italiani lamentosi e invidiosi ogni sorta di porcheria giustizialista, con tanto di eco ecclesiastica; sono colpevoli di aver sovvertito la morale cristiana, quella del peccato veniale e mortale, quella della piena avvertenza e del deliberato consenso, quella fondata sulla legge naturale e sui dieci comandamenti, con la morale della pubblica indignazione. E così ci si indigna come lorsignori decidono, per la corruzione sì, per l’uccisione dell’innocente no, per l’avviso di garanzia sì, per il sovvertimento omosessualista no. L’indignazione si delinea come un goffo tentativo di recupero di un’etica a colpi di imperativi morali ormai basati sul nulla; un’etica priva di fondamento metastorico, ad uso e consumo delle ondate mediatiche e delle lobby che, all’occasione, stabiliscono a tavolino il nuovo decalogo. Una corsa perversa e demolitrice, sotto le cui macerie c’è sempre lui, l’uomo, agitato e sbatacchiato nella bufera solve et coaugula del nichilismo sminuzzatore di menti e di anime.  Persino dalla Chiesa riescono a farsi inseguire in questa gara a chi la spara più grossa, a chi meglio calpesta la ragione. E via tutti in coro, vescovi, pseudo-politici, comici e animi benigni ad indignarsi, a turbarsi poveri loro per quanto avviene a Quarto, a casa del boss che fa cent’anni, per l’attico di Bertone, per quel mascalzone che ha ricevuto l’avviso d’una indagine. L’integrità della vita sembra essere un motto singhiozzato: va bene appellarsi ad essa per inventare nuovi diritti come quelli tra omosessuali (diritti già esistenti), non va bene per la tutela delle garanzie di un imputato o presunto tale; va bene per il suicidio (può esistere un diritto alla morte?), non va bene per gli embrioni destinati a sopire congelati; per i diritti degli animali sì, per quelli degli allevatori no. L’elenco sarebbe lungo, ma è bene tornare a Quarto, un piccolo comune campano dove è andata sinteticamente in scena l’Italia di oggi. È l’Italia figlia di Tangentopoli, l’Italia apostata, l’Italia scurrile e sgarbata, l’Italia smidollata e devirilizzata, incapace ormai del rispetto e del garbo che si devono ad una donna prima ancora che ad un (ormai ex) sindaco

 

1 commento :

  1. Da un paese che si prostituisce e si offre al primo che viene, fin dalla fine dell'impero romano e che spera sempre di fregare prima degli altri, che ci si può aspettare? Il pesce fradicio puzza dalla testa, la coda viene per ultima.

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