10 gennaio 2016

La sediziosa immagine del Cristo che non è più Re

di Satiricus 

Riprendo il commento di Giuseppe Reguzzoni per maurizioblondet.it del 7 gennaio e dico la mia. In sintesi, i motivi che rendono inaccettabile e ridicola l’immagine qui riportata credo siano almeno due, ed entrambi afferiscono all’ambito ereticale; ad essi aggiungeremo un’osservazione curiosa, sceglierete voi se sia una vera aggravante. Il primo segno di eresia ci riporta a Marcione, colui che pretese di modificare le Sacre Scritture a suo piacimento. In merito ci basta dire che i vangeli della natività non li ha scritti un finanziere svizzero, ma un evangelista santo; non è segno del pensiero borghese del padronato, ma rivelazione divina che l’oro sia un dono degno di Cristo. In ogni caso a nessuno di noi è lecito metter mano alle Sacre Scritture.

Il secondo segno di sapore eretico è la totale sostituzione del Natale del Figlio di Dio con un’icona di propaganda socialista: un tocco di ebionitismo (Gesù è un uomo come gli altri) condito di marxismo. Gesù Cristo non riceve più oro, incenso e mirra, egli dunque non è più il Re della storia, il Figlio di Dio, il Redentore, ma è solo lo status symbol del renzismo e il gonfalone dell’immigrazionismo tanto di moda a Bruxelles. Variazione strampalata, in quanto così per l’ennesima volta viene messo in secondo piano ciò che dovrebbe stare in primo piano: l’assoluta divinità del Salvatore resta obnubilata dal comando relativo dell’accoglienza. 
Gesù stesso infatti ha lodato lo scriba che riconosce la sintesi della Legge nel dovere di amare Dio in modo assoluto e di amare il prossimo in modo relativo, cioé come se stessi. Meglio non fare il presepe, anziché confondere l’epifania della luce salvifica con l’alias di un qualsiasi accampamento profughi.

Si aggiunga che nel fumetto è Cristo stesso a rifiutare i doni: un atto di disobbedienza alla Missione affidatagli dal Padre? Almeno Kazantzakis aveva indicato questa come l’ultima tentazione, non come la prima scappatella. La curiosità è che i poveri magi, tra i quali il povero nero, che una volta rappresentavano gli stranieri da accogliere, d’improvviso si vedono respinti. Simpatico riflusso bolscevico. Dunque nella partita tra stalinismo e darwinismo vince il primo: il negro povero la spunta sul negro ricco, e questi resta a bocca asciutta, coronato e mazziato! Meno male che è solo una vignetta.  

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