11 gennaio 2016

Don Matteo torna e sbanca l’auditel. Una lezione per tutti



di Giuliano Guzzo

Don Matteo torna per la decima volta e sbanca letteralmente l’auditel totalizzando subito una media di ascolti, fra il primo ed il secondo episodio, pari a circa 9 milioni di telespettatori. Numeri da capogiro che hanno immediatamente portato alcuni critici, increduli di fronte a tanta longevità catodica, a tuonare – un po’ come altri hanno fatto, in questi giorni, (s)parlando di Checco Zalone – contro un pubblico che sarebbe mediocre e poco esigente, assai facile da accontentare.  Ora, al di là di quanto pensa questo o quel giornalista, credo che sul successo di Don Matteo ci si dovrebbe interrogare un po’ tutti per una ragione molto semplice, che è la natura del personaggio di Terence Hill: un prete vestito da prete – trasgressione enorme, se ci pensate -, che non ha particolari fissazioni per vere o presunte “aperture dottrinali” e, alla denuncia del global warming e alla lotta alla corruzione e ad altre priorità sociali, preferisce instancabilmente il tema Dio. Un peso da museo, si direbbe.

Eppure – dicevamo – don Matteo continua ad essere seguito pure alla decima serie, quando i personaggi principali sono familiari a chiunque, quando la struttura generale delle puntate è arcinota, quando gli ingredienti nuovi sono per forza di cose limitati rispetto ad una “macchina” ormai collaudatissima sotto tutti i punti di vista. Merito del fascino dell’intramontabile spalla di Bud Spencer? Della simpatia travolgente del maresciallo Cecchini, alias Nino Frassica. Delle ambientazioni incantevoli? Certo, sono senza dubbio elementi caratteristici anzi fondamentali per il successo di questa serie ormai è a tutti gli effetti un classico, almeno per la televisione italiana. Ma forse c’è qualcos’altro, qualcosa che ha a che vedere con quanto dicevamo poc’anzi rispetto alla straordinaria normalità di questo prete che affascina un’Italia che va sempre meno a Messa ma che quando ritrasmettono per la milionesima volta don Camillo o, appunto, per la centesima don Matteo orienta il telecomando con sicurezza.

Forse non è poi così vero che agli Italiani ne hanno abbastanza della Chiesa e la fede non interessa più. Forse le persone vorrebbero preti – e più in generale di cattolici -, che sappiano credibilmente parlare loro di Gesù Cristo, di Dio, dei santi; forse le Messe piene di effetti speciali e poco raccoglimento e le prediche costellate di sociologia ma povere di teologia fondamentale, semplicemente, interessano poco o comunque fino a quando non ci si imbatte in uno spettacolo o in un predicatore più interessante. Forse è per questo che don Matteo, personaggio carismatico ma semplice, capace di proporre a tutti il perdono senza però svenderlo a chi non sia realmente pentito, continua ad fare il boom di ascolti. Perché nei telespettatori alberga la speranza di respirare ancora, non solo davanti alla tv, quella genuinità che il prete interpretato da Terence Hill incarna da anni e in modo solo apparentemente ripetitivo, perché dopo duemila anni la notizia di un Dio fatto uomo, disposto amando a caricarsi sulle spalle tutte le nostre piccole e grandi miserie, non solo non è invecchiata, ma mantiene giovane chi l’annuncia.

http://giulianoguzzo.com/2016/01/09/don-matteo-torna-e-sbanca-lauditel-una-lezione-per-tutti/
 

2 commenti :

  1. Mah, a me sembra solo un giallo ben fatto...

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    1. d'altro canto devi considerare che calza bene come casus belli per affermare che la chiesa non deve condannare la corruzione :)

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