29 gennaio 2016

Francesco come Saul?


(se è lecito interrogarsi intorno alle menti rattoppate, proprie e altrui)

di Matteo Donadoni - Cristiano Rattoppato

"Rispose Samuele: «Ma che è questo belar di pecore, che mi giunge all'orecchio,
e questi muggiti d'armento che odo?»." (1 Samuele 15,14)

Non si fa in tempo cullarsi nella bella notizia che al 51° Congresso eucaristico internazionale in corso a Cebu, nelle Filippine, siano state celebrate due Messe secondo la forma straordinaria del Rito antico - di cui la seconda dal venerabile cardinale cinese Zen Ze-kiun – che, con una doccia gelata, subito ci si deve render conto delle recenti parole di Bergoglio a Santa Marta.
Non che io segua più le famigerate “omelie” da Santa Marta, le quali un giorno sì e uno no, si abbattono sugli “ostinati” fedeli cattolici. Primo, perché a furia di bastonate ai cattolici, il vescovo di Roma mi ha fatto praticamente diventare tradizionalista, secondo, perché a volte certe cose tocca leggerle comunque: tipo il più antico giornale cattolico tradizionalista statunitense, “The Remnant”, che il 20 gennaio scorso ha pubblicato un articolo di Christopher A. Ferrara dal titolo tranchant: «Francesco è compos mentis.

Ora, al di là della beffarda ostilità del titolo oltreoceanico, l’Osservatore Romano del 19 gennaio a me pare sia stato obiettivamente chiaro nel riportare l’omelia del giorno precedente:

- Il cristiano che si nasconde dietro il «Si è sempre fatto così...» commette peccato, divenendo idolatra e ribelle e vivendo una «vita rattoppata, metà e metà», perché chiude il suo cuore alle «novità dello Spirito Santo». È un invito a liberarsi dalle «abitudini», per lasciare spazio alle «sorprese di Dio», quello che Papa Francesco ha lanciato durante la messa celebrata lunedì mattina, 18 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta.

Chi sia questo cristiano rattoppato che non lascerebbe spazio alle “sorprese di Dio” è fin troppo chiaro. Ma non è tutto qui. Il giornalista romano è certamente più lucido di Bergoglio nel riportare un discorso a dir poco eccessivo, che spinge invece il collega americano a chiedersi se il vescovo vestito di bianco sia o meno sano di mente.
Infatti, Francesco porta ad esempio il re Saul, ma apparentemente senza cognizione di causa – meccanismo che, per inciso, conosco bene, perché non è raro che il mio parroco ribalti letteralmente l’interpretazione del Vangelo o delle Scritture dando a vedere di non aver mai meditato seriamente la Parola in 50 anni di sacerdozio – travisandone il messaggio.

- Dunque, ha affermato il Papa, «l’obbedienza va oltre» e supera anche le parole di giustificazione di Saul: «Io ho ascoltato il popolo e il popolo mi ha detto: sempre si è fatto così! Le cose di più valore andranno al servizio del Signore, sia al tempio sia per i sacrifici. Sempre è stato fatto cosi!». […] Proprio «questo — ha spiegato il Pontefice — è stato il peccato del re Saul, per il quale è stato rigettato». Ed è anche «il peccato di tanti cristiani che si aggrappano a quello che sempre è stato fatto e non lasciano cambiare gli otri». Finendo così per vivere «una vita a metà, rattoppata, rammendata, senza senso».

Addirittura conclude:

- La risposta la dà Samuele quando «spiega cosa sia un cuore chiuso, un cuore che non ascolta la voce del Signore, che non è aperto alla novità del Signore, allo Spirito che sempre ci sorprende». Chi ha un cuore così, afferma Samuele, «è un peccatore». Si legge nel passo biblico: «Sì, peccato di divinazione è la ribellione, e colpa e terafìm — cioè idolatria — l’ostinazione».
[…] E «questo — ha rimarcato il Papa — è il messaggio che oggi ci dà la Chiesa; quello che Gesù dice tanto forte: “Vino nuovo in otri nuovi!”». Perché, ha ripetuto, «alle novità dello Spirito, alle sorprese di Dio anche le abitudini devono rinnovarsi». Prima di proseguire nella celebrazione, Francesco ha auspicato «che il Signore ci dia la grazia di un cuore aperto, di un cuore aperto alla voce dello Spirito, che sappia discernere quello che non deve cambiare più, perché fondamento, da quello che deve cambiare per poter ricevere la novità dello Spirito Santo».

Allora, a parte che non è vero che Saul non sia stato capace di cambiare gli otri! Se mai sarebbe il contrario, e in ogni caso il paragone non regge. Questa è una distorsione delle Scritture. Il re viene rigettato da Dio proprio perché ha voluto fare di testa sua dopo la vittoria sugli Amaleciti (cfr. 1 Samuele 15), tradendo il mandato profetico. Evidentemente, secondo Francesco la questione sarebbe invece che Dio aveva in mente certe ipotetiche novità concernenti la celebrazioni della vittoria che d’altra parte Saul, “chiuso di cuore”, non è stato in grado di vedere a causa della sua cieca adesione a quella che si vorrebbe intendere come Tradizione. Ma nella Bibbia … non c’è scritto così. Saul, in realtà, avrebbe dovuto sterminare tutti gli Amaleciti compreso ogni armento. Accade invece che il re faccia dei calcoli di comodo, che speculi su tornaconti politici e personali. Ciò a Dio non va, infatti si legge:

"Ma Saul e il popolo risparmiarono Agag e il meglio del bestiame minuto e grosso, gli animali grassi e gli agnelli, cioè tutto il meglio, e non vollero sterminarli; invece votarono allo sterminio tutto il bestiame scadente e patito. Allora fu rivolta a Samuele questa parola del Signore: «Mi pento di aver costituito Saul re, perché si è allontanato da me e non ha messo in pratica la mia parola». Samuele rimase turbato e alzò grida al Signore tutta la notte." (1 Samuele 15, 9-11)

Ergo, dice bene Christopher A. Ferrara: «Quest’interpretazione [di Francesco] è assolutamente falsa e ingannevole, perché sostiene l’esatto contrario di quanto le Scritture vogliono insegnare con questo episodio. La disobbedienza di Saul consistette proprio nel fatto che non eseguì quanto era stato sempre fatto, arrogandosi una funzione liturgica riservata ai sacerdoti e violando in questo modo non solo la tradizione giudaica ma anche il comandamento esplicito del profeta Samuele di aspettare per sette giorni il suo arrivo, affinché Samuele stesso – un sacerdote della vecchia scuola – potesse offrire il sacrificio».

Quindi, di cosa sta realmente parlando Bergoglio? E questa cosa è per lui tanto importante da dover piegare la Scrittura? The Remnant fa un’ipotesi piuttosto verosimile: «È probabile che abbia intenzione di emanare un’esortazione apostolica post-sinodale – a Marzo, a quanto sembra – che concluderà finalmente la sua campagna ossessiva per permettere la ricezione della Santa Comunione da parte di adulteri pubblici, rovesciando la bimillenaria disciplina sacramentale della Chiesa sui divorziati e “risposati” affermata da entrambi i suoi predecessori». Quindi «Francesco sta vomitando invettive incoerenti contro le persone affidate alla sua guida perché percepisce che non tollereranno le sue varie esigenze di “cambiamento” che secondo lui sarebbero dettate dallo “Spirito”, vale a dire, da lui stesso».
Bergoglio sembra non capire, o fa finta di non sapere, che “divinazione” e “divinare” non è il seguire ostinatamente la Dottrina millenaria della Chiesa, ma è, paradossalmente, quello che vuol imporre lui: l’andar dietro una non meglio qualificabile novità o “voce dello Spirito” - di cui sarebbe il solo interprete? -; e “costituisce anche un peccato di idolatria: i cristiani ostinati peccano del peccato di idolatria!” non “l’aggrapparsi a quanto è stato fatto”, ma, forse, permettere che si girino pellicole agiografiche sul proprio conto mentre si è ancora in vita…
Francesco si spinge perfino a suggerire, con quel “vino nuovo in otri nuovi”, che i suoi piani per la nuova Chiesa mondialista, pancristiana o panreligiosa, siano paragonabili alla Nuova Alleanza nei confronti di quella che fu l’Antica. Una specie di delirio di grandezza: “Questo è il messaggio che la Chiesa ci dà oggi”. Ma la Chiesa dà lo stesso messaggio ieri, oggi e sempre! Perché tale è il Cristo. Quindi?
Quindi chi ha veramente fede, che almeno prova a studiare la Scritture, che ha a cuore la propria religione perché innamorato di Gesù Cristo e della Chiesa, se prima aveva perplessità, oggi non può che rifiutare un pontefice che rifiuta la verità storica del cattolicesimo! Anche se ciò comporta un fiume ininterrotto di lacrime, la solitudine dell’abnegazione nel conflitto interiore.
Nella speranza, però, che Francesco si converta o, in definitiva, che Dio gli risponda come Samuele rispose a Saul: «Non posso ritornare con te, perché tu stesso hai rigettato la parola del Signore e il Signore ti ha rigettato perché tu non sia più re sopra Israele».
 

2 commenti :

  1. Sconcertante? Davvero, non so più cosa pensare.

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  2. Ringrazio di cuore gli autori di questo articolo ... la mia "retta coscienza" di cristiano mi ha già fatto rigettare questo vescovo di bianco vestito ... non seguirò Bergoglio, io resto fedele a Gesù Cristo!

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