27 gennaio 2016

Giornata della Memoria, però...


di Satiricus

Finalmente ci siamo. Non voglio essere originale, non ho controllato le precedenti edizioni e probabilmente arrivo in ritardo, però finora non mi era ancora capitato sotto il naso: finalmente ci siamo.
Finalmente, ce l’ho qui tra mano, nero su bianco, si cerca forse di fare il delicato passo, quello cioé di fondere tra loro il Giorno della Memoria (27 gennaio) e l’Ideologia di Genere. Non so altrove, però a Brescia il 27 reciterà così: “Una volta che il concetto di ‘diverso’ mette radici, l’impensabile diventa possibile”, questo il motto, tratto da Slavenka Drakulic; varie le iniziative a sfondo femminile e, tra queste, spicca l’intervento di Anna Foa: “Le donne e la Shoah: è possibile un discorso di genere?”
Le donne, il diverso, il totalitarismo. Francamente dubito che in questa edizione si andrà oltre la coloritura in rosa delle memorie annuali, però mi attendo, ad ogni giorno che passa, l’intrufolarsi di sempre più aperti parallelismi tra i dittatori antisemiti e i conservatori omofobi, per cui mi allerta qualsiasi accostamento tra genere e Shoah, sia pure un accostamento peregrino.
Del resto è facile additare nel conservatore medio l’ansa in cui si annidino germi di nuove oppressioni, però in molti hanno fatto notare che sono piuttosto le politiche di genere ad assumere oggi su di sé i tratti del totalitarismo: la crisi di democrazia, l’estromissione del giudizio popolare, le manifestazioni violente, il rifiuto del dialogo, i progetti diffusi segretamente dai Ministeri, la subordinazione della politica ad un’ideologia anti-scientifica.
Spaventa non poco l’idea che i giorni della Memoria possano lentamente esser strumentalizzati per sortire effetti opposti da quelli tanto desiderati. Dovevano aiutarci ad evitare che di nuovo tornassero i vecchi totalitarismi, però sapranno guidarci a scorgere per tempo i totalitarismi futuri nelle loro forme nuove?
Mi pare un esercizio culturale importante: il totalitarismo che ci attende avrà modalità inattese, soggetti inaspettati, astuzie non consuete, a noi scovarle. Però che buffo se i nostri nipoti ci diranno che, mentre combattevamo i mostri di memorie ormai sbiadite, non ci accorgevamo di nutrire in seno le nuove serpi.
Ora, ciò che vorrei suggerire è semplice: a mio giudizio le diagnosi non mancano e sono pure buone, ben rodate, però dovremmo avere il coraggio e la fantasia di proiettarle su nuovi soggetti e magari l’esito sarebbe interessante.
Però, però, però… Eh già, pensate, per esempio, se proprio l’acutissima “Però…” del buon Trilussa, anziché rivolgerla indefessamente contro i fantasmi di monarchici, oscuri medievali, bigotti, fascisti e simili feticci, la volessimo applicare agli unici che oggi stanno cercando di togliere ai sudditi - ai bambini - la libertà di pensiero naturale, a quanti vogliono invadere i programmi scolastici per creare una nuova generazione di automi acritici incapaci di obiezioni (altrimenti stroncati dalle leggi Scalfarotto e sue derivate), ai ministeri che si peritano di avvisarci che l’ideologia di genere non deve essere insegnata nelle scuole (e con ciò riconoscono che la questione del genere esiste ed è viva, e che è pur sempre e almeno e ormai possibile introdurla). Pensateci, però!



Però
In un paese che non m’aricordo
C’era una volta un re ch’era riuscito
a mette tutto er popolo d’accordo
e a unirlo in un medesimo partito
che era quello monarchico per cui
era lo stesso che voleva lui.
Quando nasceva un suddito er governo
je levava una ghiandola speciale
per aggiustarje er sentimento interno
secondo la coscienza nazionale
in modo che crescesse nell’idea
come un cocchiere porta la livrea.
Se cercavi un anarchico .. Domani!
Macchè! non ne trovavi più nessuno
nè socialisti nè repubblicani
manco a pagarli mile lire l’uno
qualunque scampoletto di opinione
era venduto a prezzo di occasione.
Per questo in quel paese che vi ho detto
viveano così ch’era un piacere
senza un tirate là, senza un dispetto
ammaestrati tutti di un parere
chi la pensava differentemente
passava pe’ un fenomeno vivente.
Er popolo ogni sera se riuniva
sotto la reggia pe’ vedè er sovrano
che apriva la finestra tra l’evviva
e s’affacciava tra lli sbattimano
fino a che non pijava la parola
come parlasse a ‘na persona sola.
– Popolo – je diceva – come stai? –
E tutto quanto er popolo de sotto
j’arispondeva – Bene! Assai! –
– Ce pare d’aver vinto un terno al lotto! –
E il re contento, dopo averje detto
quarche altra cosa li mannava a letto.
Ecchete che una sera er Re je chiese
– Siete d’accordo tutti quanti? –
E allora da centomila bocche non si intese
che un -sì -allungato che durò mezz’ora.
Solamente un ometto scantonò
e appena detto sì disse però.
Vi immaginate quello che successe!
– Bisogna bastonarlo – urlò la folla
– Le indecisioni non sono più permesse
se no ricominciamo il tirammolla. –
– Lasciate che mi spieghi e poi vedremo –
disse l’ometto che non era scemo.
– Defatti appena er Re c’ha domandato
se eravamo d’accordo j’ho risposto
nel modo che avevamo combinato
ma un buon amico che c’avevo accosto
per fasse largo, proprio in quel momento
m’ha acciaccato li calli a tradimento.
Io dunque non ho fatto una protesta
quel però che mi è uscito in bona fede
più che un pensiero che c’avevo in testa
era un dolore che sentivo al piede.
Però, dicevo, è inutile se poi
ce pestamo li calli tra di noi.
Quanno per ambizione o per guadagno
uno non guarda più dove cammina
e monta sulli calli del compagno
va tutto a danno della disciplina.-
fu allora che la folla persuasa
je disse – vabè, però stattene a casa –
(Trilussa)
 

2 commenti :

  1. "Però che buffo se i nostri nipoti ci diranno che, mentre combattevamo i mostri di memorie ormai sbiadite, non ci accorgevamo di nutrire in seno le nuove serpi".

    Chapeau!

    RispondiElimina
  2. La gente non ha memoria, dimentica in fretta, quello che i mostri facevano 70 anni fa era una aberrazione, adesso è una conquista civile e di diritti ad personam, le serpi, ah, beh quelle sono letali......

    RispondiElimina