09 gennaio 2016

I vescovi (sotto ricatto) si sono arresi? Noi no.


di Francesco Filipazzi

Nel corso della storia la Chiesa ha visto alti e bassi, pastori santi e indegni, eresie che stavano prendendo il sopravvento e all'ultimo sono state sconfitte in extremis. Oggi purtroppo viviamo uno di quei periodi che potremmo definire bassi, anzi bassissimi. Mentre in una parte del globo si muore per Cristo, molti vescovi, in Europa soprattutto, hanno deciso che è più comodo cedere alle lusinghe del mondo, smobilitare tutto e vendersi armi e bagagli al progressismo, per mantenere le proprie piccole prerogative, la comodità di vivacchiare nelle curie, di strisciare su questo mondo baciando la pantofola del potente di turno. Vescovi che hanno perso la fede, indegni dei loro predecessori.
Mentre in parlamento si discute una delle leggi più deleterie della storia, la tristemente nota Cirinnà, che dovrebbe permettere le unioni civili gay, con annessi e connessi, gli alti prelati tacciono. Il Vaticano è in tutt'altre faccende affaccendato, il Papa... insomma viva il Papa, no?
Ciò che fa specie è che l'attivismo delle associazioni laiche, che hanno portato in piazza a giugno milioni di persone e ormai da anni aggregano persone in tutta Italia, fanno convegni e veglie di preghiera, è osteggiato da questi alti prelati.

Si registra un distacco siderale fra le gerarchie e il popolo cattolico. Molti ovviamente si adeguano alla linea tremebonda dei vari Galatino, quest'ultimo capace solo di infuriarsi quando si parla di soldi alle scuole private e probabilmente mosso nelle sue azioni dalla paura che venga limitato l'8x1000, quel grande ricatto che tiene letteralmente per la collottola il clero italiano, oppure che vengano tagliati i milionari aiuti statali alla stampa cattolica. Una Chiesa italiana sotto ricatto insomma, che sta capitolando come ha già fatto quella tedesca (in Germania ormai vendono i sacramenti al mercato e vedono nelle unioni gay un modo per ampliare la clientela).

Va detto che qualche vescovo o cardinale è rimasto, a cercare di salvare i salvabile. Lo stesso Cardinal Bagnasco cerca di arginare l'ondata galantiniana, qualche vescovo si esprime ancora secondo il Magistero. Ma serve più coraggio da parte loro e un appoggio diretto alle iniziative dei laici che vanno nel senso tracciato dalla dottrina. Altrimenti potremo arrivare alle conseguenze più dolorose.

I signori vescovi italiani infatti si dimenticano di un particolare, cioè di quel Concilio Vaticano II che a loro piace tanto. In questi quarant'anni ci hanno riempito la testa di quanto sia bello il ruolo dei laici, che i laici sono importanti e devono sapere incidere nella vita della Chiesa.
Il ruolo dei laici oggi è di supplire alle mancanze dei loro pastori. Noi, inteso come i sinceri cattolici che non si arrendono alla distruzione della famiglia, non rinunceremo a parlare. Stiano pure gli amici della CEI rinchiusi nelle loro curie, coi loro "vescovi-piloti" (cit.).
I cattolici saranno in piazza, per quella che forse sarà l'ultima grande battaglia. Non prendiamo ordini da nessuno, tanto meno da vescovi che hanno smesso di proclamare il Vangelo. Ovviamente nessuno vieterà loro di partecipare alle iniziative contro la legge Cirinnà. A meno che non fuggano dall'odore delle pecore.  

2 commenti :

  1. I laici cattolici che scendono in piazza sono una piccola minoranza, e non possono interessare più di tanto a vescovi determinati a seguire la maggioranza.

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  2. Se un cattolico oggi non protesta contro certe leggi, scendendo in piazza, scrivendo o in qualsiasi altro modo (magari pregando) non è molto cattolico.

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