19 gennaio 2016

Il Piccolo Principe - Il film


di Alessio Calò

A gennaio è uscito nelle sale cinematografiche il film ispirato al celeberrimo libro di Antoine de Saint-Exupéry, il Piccolo Principe: fra le opere letterarie più vendute della storia, è stato tradotto in più di 220 lingue e dialetti e stampato in oltre 134 milioni di copie in tutto il mondo. Era stato proposto in altre occasioni anche sullo schermo, ma con scarso successo, a differenza di questo.
Bisogna premettere che il regista, Mark Osborne (già famoso per il successo di Kung Fu Panda), ha costruito una personalissima quanto affascinante cornice intorno al libro. Senza voler svelare la seconda parte del film, che offre una prosecuzione immaginaria della storia del Piccolo Principe, divenuto anch'egli adulto (con tutti i difetti che Saint-Exupèry imputa agli adulti), possiamo dire che il punto centrale della pellicola rimane quello del rapporto maestro-allievo: nel film la piccola protagonista trova un maestro, il vecchio aviatore, che le racconta del Piccolo Principe e di come questo incontro gli abbia cambiato la vita. Così come il Piccolo Principe aveva portato l'aviatore alla riscoperta della realtà per come essa è, così il vecchio aviatore permetterà alla bambina, costretta dalla madre ad un ingresso prematuro ed alienante nel mondo degli adulti, di ritornare in possesso della propria infanzia.
La trama del film (e del libro) ruota tutta intorno all'incontro per eccellenza, quello tra il Piccolo Principe e la Volpe.


L’incontro che cambia la vita. La prima volta che il Piccolo Principe incontra la Volpe le chiede di giocare con lui (“sono così triste” dice), ma la Volpe non può esaudire il suo desiderio, perché non è addomesticata. A questo punto si presenta uno dei più bei dialoghi del libro, che parte da una delle innumerevoli domande del bambino:
"Che cosa vuol dire «addomesticare»?" 
"È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire «creare dei legami»..." 
"Creare dei legami?" 
"Certo", disse la Volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una Volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".
La Volpe comincia fin da subito la sua pedagogia, spiegando che addomesticare significa creare dei legami duraturi e fecondi. In effetti, alla radice della parola addomesticare vi è il termine latino “domus”, l’abitazione urbana delle ricche famiglie patrizie, che, come tutte le abitazioni, può essere considerata la sede dei legami familiari, nonché lo spazio dove il passato viene custodito ed il presente dedicato all’educazione dei figli, così da prepararli ad affrontare il futuro, e alla cura degli anziani, per preservarne la memoria.
Addomesticare quindi è in un certo modo un legarsi alla casa e ai sui abitanti: “[creare legami è] una cosa da molto dimenticata” dice la Volpe, e sembra quasi criticare la concezione contemporanea della vita (e dei rapporti affettivi) come eterno presente, dove le ricchezze del passato vengono dimenticate ed i progetti per il futuro vengono aboliti, in un’ipertrofia del “hic et nunc” che allontana l’uomo dalla ricerca del senso della propria vita, svelando la paura di non poterlo trovare, o di non trovarlo come ci piacerebbe. "Gli uomini", disse il Piccolo Principe, "si imbucano nei rapidi, ma non sanno più che cosa cercano. Allora si agitano, e girano intorno a se stessi..."

Il ruolo della Volpe: il Maestro. Il Piccolo Principe all’inizio della fiaba se ne va dal suo piccolo mondo perché si sente solo, e parte alla ricerca di nuovi amici: atterra su vari pianeti ma vi trova solamente degli adulti che pensano solamente a se stessi oppure che sono troppo indaffarati per stare ad ascoltare le domande di un bambino. Però sul pianeta Terra egli incontra la Volpe, che con pazienza cerca di spiegargli i segreti della vita e gli insegna a guardare il mondo con occhi nuovi: la Volpe è il maestro che tutti abbiamo sempre sognato (e che la protagonista del film trova), colui che con la propria vita dà l’esempio, educando alla libertà e alla responsabilità, senza nascondere i dolori ma anche le gioie della vita:
Così il Piccolo Principe addomesticò la Volpe. 
E quando l'ora della partenza fu vicina: 
"Ah!" disse la Volpe, "... piangerò". 
"La colpa è tua", disse il Piccolo Principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..." 
"È vero", disse la Volpe. 
"Ma piangerai!" disse il Piccolo Principe. 
"È certo", disse la Volpe. 
 "Ma allora che ci guadagni?"  "Ci guadagno", disse la Volpe, "il colore del grano [alludendo ai capelli dorati del Piccolo Principe]".
 

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