21 gennaio 2016

La Cei sostiene il Family Day, con lo zampino di Parolin


di Francesco Filipazzi

La Cei sostiene il Family Day del 30 gennaio e, fanno sapere fonti vaticane, anche Papa Francesco sarebbe d'accordo con la discesa in campo dei vescovi italiani, tardiva ma comunque giunta a fugare ogni dubbio.

La testa di ponte della svolta, dopo mesi di asinerie galantiniane, è stato il cardinale Angelo Bagnasco, le cui dichiarazioni finalmente nette hanno dato la benedizione alla manifestazione. A quanto pare l'artefice della copertura papale sarebbe il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, che ancora una volta è intervenuto a rimettere ordine in un mondo cattolico italiano in affanno. Parolin già dopo la vittoria delle nozze gay in Irlanda, si era espresso in modo molto critico, definendola una sconfitta per l'umanità.

Non era accettabile dunque che proprio in Italia, a Roma, accadesse la stessa cosa, oltretutto in un Parlamento dove, fino a prova contraria, i cattolici o sedicenti tali sono molti. Il Segretario quindi, da politico navigato, deve aver valutato che una piazza con milioni di cattolici senza la benedizione dei capi, sarebbe stato uno smacco. Il popolo cattolico che si muove senza i suoi vescovi, come già successo a giugno, sarebbe stato questa volta ancora più devastante. La linea Galantino non era più accettabile e soprattutto, l'approvazione delle nozze gay senza la minima opposizione della Chiesa italiana, sarebbe stato un marchio indelebile. Una vigliaccata totale.

L'effetto del placet delle alte sfere verso il Family Day ha già dato i suoi frutti. Dopo l'uscita di Bagnasco, le adesioni sono diventate talmente numerose che gli organizzatori hanno dovuto cambiare la location. Segno che c'erano persone e movimenti che non aspettavano altro che un segnale. Segno che, ce ne rallegriamo, quando il punto di riferimento del cattolicesimo parla senza tentennamenti, il popolo è felice di scendere in battaglia. Una frase del presidente della Cei fa muovere centinaia di migliaia di persone. Sarebbe dunque ora che i Vescovi tornino consapevoli di avere un ruolo basilare per un'Italia in cui il cattolicesimo non è morto. Se tutti scendessero in campo, portandosi dietro le diocesi, le parrocchie, i movimenti e le associazioni, probabilmente l'Italia verrebbe bloccata da una marea umana.

Siamo ancora qui, insomma. Basta chiamarci.  

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