14 gennaio 2016

L’eutanasia arriva in Parlamento. Le balle sulla «dolce morte» pure


di Giuliano Guzzo

Il Presidente del Consiglio su questo punto era stato piuttosto chiaro: il 2016 sarà l’ «anno dei valori». Il dibattitto sempre più acceso sulle unioni civili, in questi giorni, dimostra come Renzi non scherzasse anche se quello della famiglia pare non essere l’unico campo di battaglia di questo anno appena iniziato ma già incandescente. Lo prova l’avvenuta calendarizzazione, per il prossimo mese di marzo, di una proposta di legge presenta da Sinistra italiana che sostanzialmente ricalca la proposta di legge di iniziativa popolare depositata nel settembre 2013 e sottoscritta da oltre 105.000 cittadini nell’ambito della campagna «Eutanasia legale» promossa, com’è noto, soprattutto dalla galassia del Partito radicale.

Per la prima volta nella storia i nostri parlamentari si confronteranno su una proposta di legge per la legalizzazione della “dolce morte” di quattro articoli e che, in breve, prevede che ogni cittadino possa rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale così come della terapia nutrizionale; che il personale medico e sanitario sia tenuto a rispettare la volontà del paziente se arriva da un maggiorenne capace di intendere e di volere, salvo in alcuni casi particolari; che ciascuno possa «stilare un atto scritto, con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, con il quale chiede l’applicazione dell’eutanasia per il caso in cui egli successivamente venga a trovarsi», il “testamento biologico” insomma.

Ora, se si pensa che divorzio e aborto volontario, in Italia, furono introdotti in anni di governo democristiano e che Palazzo Chigi e il Quirinale sono occupati da politici di provenienza democristiana con lo sguardo rivolto a sinistra, c’è davvero poco da stare tranquilli. Quello che però dovrebbe allarmare maggiormente sarà il bombardamento martellante di menzogne al quale il cittadino medio sarà sottoposto nelle prossime settimane. Dato che più che una possibilità questa è una certezza, e poiché i radicali godono sì di una massiccia copertura mediatica per le loro campagne propagandistiche ma non hanno poi questa gran fantasia, è facile immaginare sin d’ora quali saranno gli argomenti che verranno rispolverati ed è bene che ciascuno, per non abboccarvi ingenuamente, sappia come smascherarli.

Primo argomento: ogni anno, in Italia, vi sono 1.000 suicidi di malati e più di 1.000 tentativi di suicidio. Perché – dato che il fenomeno esiste – non provvedere quindi a legalizzarlo consentendo a costoro una morte più dignitosa? Ora, è vero che vi sono stati 1.316 suicidi aventi la malattia come movente (Istat 2008), ma non va dimenticato come questi suicidi riguardino in prevalenza malattie psichiche (1.010) e non malattie fisiche (306); stesso discorso per i tentativi 1.382 tentativi di suicidio: quasi tutti causati da malattie psichiche (1.259) anziché da malattie fisiche (123). Posto che pure il dato sui suicidi per malattie fisiche andrebbe preso assai cautamente (quante di queste morti si sono verificate nonostante cure adeguate e quante, purtroppo, in carenza di esse?), meraviglia che si taccia sulla prevalenza statistica delle malattie psichiche, che certo non hanno un legame diretto col dolore fisico che tanto, giustamente, spaventa.

Raccontare che a suicidarsi sono soprattutto malati psichici guasterebbe ad una campagna che tenta di attirare l’attenzione sull’insopportabilità del dolore fisico? Evidentemente sì. Argomento pro-eutanasia numero due: sarebbe incivile – come si è fatto finora – continuare a chiudere gli occhi dinnanzi al fenomeno dell’eutanasia clandestina, che riguarda almeno 20.000 casi l’anno. Questo ripetono i sostenitori della «dolce morte» che, per dimostrarsi seri, sottolineano come questo dato dei 20.000 casi di eutanasia clandestina non sia farina del loro discutibile sacco ma provenga nientemeno che della «ricerca più autorevole sulla eutanasia clandestina». Qui le opzioni sono due: o uno crede a questa affermazione oppure va a verificare cosa realmente dica questa presunta «ricerca sulla eutanasia clandestina; e se lo fa, scopre sul portale del Gruppo Italiano per la Valutazione degli interventi in Terapia Intensiva, responsabile di questo studio, un comunicato stampa assai curioso.

«Purtroppo i dati di quella importante ricerca – scrive il dottor Bertolini, responsabile di GiViTI – sono stati riportati in maniera distorta e scorretta, travisando completamente la loro portata e il loro significato. Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza […] La ricerca del GiViTI ha mostrato che nel 62% dei decessi avvenuti in Terapia Intensiva, la morte è stata preceduta da una qualche forma di limitazione terapeutica, dopo che è stata verificata l’inefficacia delle cure. In questo senso, è frutto di ignoranza, di superficialità o peggio di malafede porre sullo stesso piano l’eutanasia e la desistenza da cure inappropriate per eccesso, come purtroppo si è visto fare in queste ore. Questa campagna di grave disinformazione non solo è lesiva di un comportamento virtuoso da parte di tanti medici intensivisti, ma impedisce lo sviluppo di una corretta discussione su temi tanto delicati e sensibili all’interno della società civile» (03.05.2013).

A questo punto, ai promotori dell’eutanasia di Stato non resta che un ultimo argomento: l’autodeterminazione assoluta dell’individuo. Legalizzare l’eutanasia – si dice – non costringe nessuno a ricorrervi, ma lascia semplicemente libero ciascuno di scegliere diversamente da quanto avviene ora con una morale cattolica imposta per legge che vuole infliggere ai malati penose e inumane sofferenze. Anche questa tesi, tanto per cambiare, è del tutto priva di fondamento. Iniziando dalla crudeltà cattolica e dal presunto “dovere di vivere”, si sottolinea come nessuno abbia mai affermato niente del genere, anzi: il Catechismo stesso condanna l’accanimento terapeutico (CCC, 2278) e che già quel cattivone di papa Pacelli (1876-1958), nel lontano 1957, precisava che se «la somministrazione dei narcotici cagiona per se stessa due effetti distinti, da un lato l’alleviamento dei dolori, dall’altro l’abbreviamento della vita» essa è da ritenersi «lecita».

Quanto al supposto legame fra autodeterminazione e desiderio di morire, va osservato come questo sia qualcosa di più astratto che reale. Infatti in letteratura vi sono molte evidenze – come la significativa diffusione della depressione fra i malati di cancro (European Journal of Cancer Care, 1998) o l’accertato legame fra presenza di sintomi depressivi e disperazione e richiesta di morire (Journal of the Royal Society of Medicine, 2002) – alla luce delle quali diviene difficile associare la richiesta di morire ad un gesto di libertà anziché ad una richiesta di maggiore assistenza non tanto e non solo terapeutica, ma soprattutto umana. E si può affermare con sicurezza che tutti, in Italia, abbiano pieno accesso ad una assistenza sanitaria di alto livello? Si può seriamente escludere che l’eutanasia legale, in un Paese che sta già applicando e sempre più applicherà la mannaia della spending review – e che nel 2015 ha totalizzato quasi 70.000 decessi in più rispetto all’anno precedente , possa diventare un pretesto per eliminare anziché curare i malati?

Qui i sostenitori della “dolce morte” ribatteranno che intendono promuovere il diritto e non certo il dovere di eutanasia. Se però guardiamo a quanto già accade in Europa c’è da rabbrividire: nei decessi di malati terminali – dice uno studio che ha preso in esame, fra gli altri, il caso della Svizzera – in ben sette casi su dieci la morte è preceduta da decisioni rilevanti da parte dei medici e non dei pazienti (Lancet, 2003) e nei Paesi Bassi, dove non si è affatto introdotto l’obbligo di morire, le persone che scelgono l’eutanasia aumentano in modo esponenziale: dai 1923 casi del 2006 ai 3695 del 2011 ai 4188 del 2012, con un’impennata del 13% in un solo anno. Forse l’eutanasia prima di una legge è una cultura? Forse introdurla – in tempi di spending review – colpevolizzerebbe di fatto i malati? Prima di votare o sostenere certe leggi, sarebbe bene farsele certe domande. Evitando di credere alle tantissime menzogne che, su questo argomento, si sentono e si sentiranno.


 

0 commenti :

Posta un commento