25 gennaio 2016

"Noi ci alzeremo in piedi": il 30 gennaio tutti in piazza per la famiglia!

di Marco Mancini

“Il Partito raccomandava di non badare alla prova fornita dai propri occhi e dalle proprie orecchie. Era l’ordine finale, il più essenziale di tutti. Il suo cuore ebbe un tuffo al pensiero dell’enorme potere spiegato contro di lui, della facilità con cui ognuno dei cosiddetti intellettuali del Partito lo avrebbe potuto rovesciare sul tappeto della discussione, degli argomenti sottili ch’egli non sarebbe stato in grado di comprendere, e tanto meno di controbattere con adeguate risposte. Eppure lui aveva ragione! Loro avevano torto e lui aveva ragione. Le cose ovvie, le cose semplici, le cose vere dovevano essere difese. Le verità esistenti erano vere, non ci potevano essere dubbi, su questo! Il mondo concreto, le sue leggi non mutano. Le pietre sono dure, l’acqua è liquida, gli oggetti privi di sostegno cadono verso il centro della terra” (G. Orwell, 1984)

George Orwell aveva correttamente individuato la caratteristica principale dei totalitarismi che hanno insanguinato il Novecento e, in particolare, del comunismo sovietico: essi hanno cioè incarnato una dittatura della menzogna o, invertendo i termini del discorso, una rivolta dell’ideologia contro la realtà e quindi contro la verità. Gustave Thibon, in Ritorno al reale, scrive non a caso che "il reale non è ciò che si oppone all'ideale, ma alla menzogna".

Di questa rivolta contro la realtà Orwell non è stato l’unico ad avvertire il pericolo: in ambito cattolico è molto nota la profezia di Chesterton, quella per cui “la grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. […] Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto”. Le assonanze tra le due citazioni sono impressionanti, persino nel “due più due fa quattro” che torna ripetutamente in 1984, tanto da chiedersi se Orwell non avesse per caso letto e meditato lo scritto chestertoniano.

La post-modernità si è incaricata di portare fino alle estreme conseguenze questo prometeico rifiuto del principio di realtà, attraverso l’affermazione di quella che Joseph Ratzinger ha chiamato “dittatura del relativismo”. Il processo rivoluzionario, dunque, minaccia oggi di destrutturare persino i caratteri fondamentali della natura umana: questo è il campo di battaglia in cui si inseriscono tutte le questioni che attengono ai cosiddetti “principi non negoziabili”.

Esattamente questa è la posta in gioco nel dibattito sul c.d. Ddl Cirinnà, riguardante le unioni civili per gli omosessuali. Occorre finirla con gli eufemismi, le ipocrisie, le battaglie di retroguardia e proclamare la verità tutta intera. Mi rendo conto che per convincere l’opinione pubblica sia forse più conveniente concentrarsi sulla stepchild adoption, spiegare come essa costituisca una legittimazione de facto dell’utero in affitto, insistere sul diritto dei bambini ad avere un papà e una mamma. Sono strategie dialettiche anche efficaci e le comprendo pure: servono per rendere la pariglia alla suprema ipocrisia del fronte avverso, che rifiuta di chiamare le cose con il loro nome, straparla di fantomatici diritti, strumentalizza storie lacrimevoli per raggiungere il proprio scopo. Gli avversari fanno il gioco delle tre carte, perché sanno benissimo che, se portassero il loro discorso alle estreme conseguenze, pochi li seguirebbero nel loro delirio ideologico; per questo usano la strategia della rana bollita, cioè dell'assuefazione graduale al fatto compiuto. 

Proprio per questo, però, i tatticismi non bastano. Bisogna gridare forte e chiaro che il Ddl Cirinnà va respinto semplicemente perché avalla una menzogna ideologica. Esso equipara nei fatti, se non in diritto, tutti gli orientamenti sessuali, creando una sorta di “piccolo matrimonio” per gli omosessuali: destruttura così la famiglia naturale promuovendone una grottesca caricatura, nega la realtà elementare per cui la generazione della vita è affidata alla complementarità feconda tra uomo e donna, quella che l’autore ispirato nel libro della Genesi compendia nell'espressione “Maschio e femmina li creò”. Ogni proposta di legge che, come quella attualmente in discussione, contenga una qualsiasi forma di riconoscimento pubblico delle unioni omosessuali, va respinta al mittente, a prescindere che essa contempli o meno la possibilità di adozioni. Non è quello il discrimine, con buona pace del pilatesco Alfano, pronto a inscenare una finta battaglia di bandiera per poi riscuotere i trenta denari frutto del suo tradimento.

Stupisce, dunque, che a questa battaglia intrapresa da tanta parte del laicato cattolico e che culminerà il prossimo 30 gennaio con la grande manifestazione di Roma, non sia giunto fin dall'inizio un sostegno chiaro da parte dei vertici istituzionali della Conferenza Episcopale Italiana, almeno fino al decisivo endorsement del Cardinale Angelo Bagnasco. Nessuno che abbia detto una parola sulle vergognose dichiarazioni del ministro Boschi, che ha pure l’impudenza di continuare a professarsi cattolica: anzi, durante la vicenda di Banca Etruria mons. Galantino l’ha esplicitamente sostenuta, invitandola ad “andare avanti”. Nessuno che richiami i parlamentari sedicenti cattolici all’osservanza di quanto già disposto dalla Congregazione per la dottrina della fede, allora guidata da Joseph Ratzinger, nel 2003. Anzi: l’impegno dei cattolici contro il disegno di legge viene visto con sospetto e fastidio da almeno una parte dei vertici ecclesiali: disturba il manovratore, non va incontro ai disegni di “dialogo” tanto di moda negli ambienti modernisti e di nuovo in auge con il nuovo corso avviato nella Chiesa italiana e non solo.

Ma noi continuiamo ad avere in mente le parole di San Giovanni Paolo II, pronunciate negli USA nel 1979: “Noi ci alzeremo in piedi [We will stand up] ogni volta che la vita umana viene minacciata. […] Ogni volta che si parla di un bambino come un peso o lo si considera come mezzo per soddisfare un bisogno emozionale, noi ci alzeremo in piedi per insistere che ogni bambino è dono unico e irripetibile di Dio, che ha diritto ad una famiglia nell’amore. […] Ogni volta che il valore della famiglia è minacciato da pressioni sociali ed economiche, noi ci alzeremo in piedi, riaffermando che la famiglia è necessaria non solo per il bene privato di ogni persona, ma anche per bene comune di ogni società, nazione e Stato”. Fu, quello di Giovanni Paolo II, un pontificato che diede la sveglia a una Chiesa intorpidita dalla sbornia post-conciliare, segnando la riscossa e la rinnovata presenza pubblica di un cattolicesimo che sembrava destinato a restare per sempre nel chiuso delle sacrestie, o a esaurirsi nel sociologismo autoreferenziale. Lo rileviamo qui a beneficio dei farisei del tradizionalismo, che magari il 30 gennaio resteranno a casa per non contaminarsi con i manifestanti neocatecumenali e che sono sempre pronti a filtrare il moscerino di qualche citazione magisteriale, salvo poi ignorare i grandi spartiacque della storia.

Winston: Io so che alla fine sarete sconfitti. C'è qualche cosa, nell'universo... non so, un qualche spirito, un qualche principio... che non riuscirete mai a sopraffare.
O'Brien: Credi in Dio, Winston?
Winston: No.
O'Brien: E allora quale può essere questo principio che ci annienterà?
Winston: Non lo so. Lo spirito dell'Uomo.
O'Brien: E tu, ti consideri forse un uomo?
Winston: Sì.
O'Brien: Se tu sei un uomo, Winston, tu sei l'ultimo uomo. La tua specie è estinta; noi ne siamo gli eredi. Ti rendi conto che sei solo? Tu sei fuori della storia, tu non esisti.
Diversamente dal protagonista di 1984, e con buona pace dei volenterosi O'Brien dei giorni nostri, noi crediamo in Dio e sappiamo che - per quanto invincibile possa apparire l'avversario - spetterà a Lui la vittoria finale. Per questo, nonostante le ambiguità dei Pastori, noi ci alzeremo in piedi. Sabato 30 gennaio scenderemo in strada e ci raduneremo al Circo Massimo, dove scorse il sangue di tanti martiri cristiani. Lo faremo per ribadire che due più due fa quattro, che la famiglia è una sola, che i figli nascono da un padre e da una madre, che tutti i sofismi, le menzogne e le pressioni della lobby omosessualista e dei suoi mandanti non riusciranno ad oscurare queste verità. Lo faremo per difendere non solo i diritti di Dio e quelli della famiglia, ma anche il diritto dei popoli a non essere violentati nella loro coscienza e nel loro senso comune dagli aborti ideologici dei nuovi giacobini. Lo faremo in tanti, con la libertà dei figli di Dio che ci viene dal nostro Battesimo - almeno per noi cristiani - e con la forza della retta ragione. Siete tutti invitati.
 

3 commenti :

  1. Andremo senza tradizionalisti e senza CL. Ma chi se ne frega! I primi hanno sempre un alibi: ma la posizione non è chiara..., ma i neocat. sono eretici, ma...ma... ma e stanno sempre a sparar sentenze sulla rete. I secondi, o megli i vertici di cl,non tutti i ciellini per fortuna, hanno deciso che se uno va in
    piazza è perchè evidentemente non è capace di dare testimonianza con la sua vita ( perchè poi?), e altre scicche obiezioni. Noi ci saremo senza la puzza sotto al naso nei confronti di chiunque si aggregherà in questa battaglia per la verità, la giustizia, per i deboli, per il futuro dell'uomo. Una battaglia che è contro la morte e il nulla che avanzano con il ddl Cirinnà, la fecondazione artificiale , l'aborto , l'eutanasia. Una battaglia contro il diavolo che desidera la morte dell'uomo.

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  2. Non potendo venire, vi supporto con le preghiere fatevi sentire almeno voi, perché quell'altro il 31 ottobre andrà in Svezia a commemorare l'anniversario della riforma luterana.....in che mani, Signore, in che mani!

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  3. Onore al Mancio.

    EMR

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