08 gennaio 2016

Obama pianga sugli aborti, anziché sulle pistole


di Alessandro Rico
 

Le lacrime di Elsa Fornero ci dovrebbero aver insegnato che se un politico piange ha una cattiva coscienza. Il pianterello di Obama, ammesso non sia stato l’originale trovata di uno spin doctor, è la reazione comprensibile di un Presidente che si appresta a soppiantare un diritto costituzionale. Ma sulle armi lui e i democratici, che inseguono i leitmotiv dei media, hanno torto. Chi fa politica, certo, si interessa più alla percezione della realtà che alla realtà stessa. Tv e giornali limano l’opinione pubblica e influenzano l’agenda di governo. A noialtri spetta riflettere e ci sforziamo di essere, se non obiettivi, almeno intellettualmente onesti.
La cosa migliore è partire dai dati. Esaminiamo la situazione concentrandoci su singoli Stati americani. Nel District of Columbia, la percentuale di detentori di armi da fuoco ogni 100.000 abitanti ammonta al 3.6% (anno 2007) e il tasso di omicidi ogni 100.000 abitanti è di 21.8, dei quali 16.5 commessi con armi da fuoco (anno 2010). La percentuale più alta di possessori di armi si trova nel Wyoming, 59.7% (2007); il tasso di omicidi è però di 1.4 (2010; 0.9 commessi tramite armi da fuoco). Il Texas, che pochi giorni fa ha legalizzato il porto a vista in fondina nei luoghi pubblici, ha una percentuale di possessori di armi ogni 100.000 abitanti pari al 35.9%, con un tasso di 5.0 omicidi ogni 100.000 abitanti, di cui 3.2 commessi con armi da fuoco. È curioso notare che il tasso di omicidi del Texas nel 2010 è pressoché analogo a quello della California, che ha una legislazione sulle armi molto più severa, ma è stata teatro del recente massacro a opera della coppia di islamisti.
A ben vedere, quel che emerge da una comparazione tra il tasso di omicidi nei singoli Stati e le rispettive legislazioni sulle armi, è che non c’è una correlazione diretta tra normative restrittive e bassi tassi di assassinii, o tra normative permissive ed ecatombi, né tra diffusione delle armi e omicidi. Certo, complessivamente il tasso di uccisioni negli Stati Uniti è abbastanza alto a paragone di altri Paesi sviluppati: negli USA ammonta a 3.8 ogni 100.000 abitanti (anno 2013), commensurabile a Cile o Liberia, mentre in Canada nello stesso anno è di 1.4 e in Italia di 0.9 (2011). Osservando però il dato americano nelle decadi 1990-1999 e 2000-2010, si rileva una sensibile diminuzione del tasso di omicidi: nel ’91 si era arrivati a un picco di 9.8 ogni 100.000 abitanti, che anno dopo anno decresce fino al 5.7 del 1999. Anche se più lentamente, il dato migliora ancora negli anni 2000, fino al 5.0 del 2009, che diventa appunto 3.8 nel 2013.
Il dato sui decessi causati dalle armi da fuoco, ovviamente, a differenza di quello sugli omicidi include anche incidenti e sucidi. Ma il tasso di suicidi negli USA si era mantenuto più o meno stabile dagli anni ’60 in poi, più basso di quello di Svezia, Norvegia, Nuova Zelanda o Giappone. Dal 1999 si è purtroppo assistito a un aumento del 30%, incrementato ulteriormente dalla crisi economica del 2008. D’altronde, per chi voglia uccidersi fa poca differenza che basti impugnare una 9 millimetri o ci si debba rivolgere a una clinica della “dolce morte”.
Tutto ciò non vuol dire che la tutela del Secondo Emendamento sul diritto di possedere armi, che nelle intenzioni dei Fondatori non aveva scopi ludici ma politici, debba per forza essere in contraddizione con qualche cambiamento, specie se tradotto in un aumento dei controlli di natura psichiatrica. Quello su cui Obama insiste è infatti il fenomeno dei mass shooting, che il Presidente democratico cerca di sfruttare per convincere l’opinione pubblica della necessità di una stretta. Per quanto sconvolgenti risultino tali episodi, bisogna ancora una volta evidenziare che i dati ne ridimensionano tuttavia la portata. Istituendo un paragone tra Stati Uniti ed Europa, si vede che basta introdurre un correttivo per il numero di abitanti e Norvegia, Macedonia, Serbia, Slovacchia, Finlandia, Belgio e Repubblica Ceca superano gli USA nella macabra classifica del tasso di uccisioni provocate da sparatorie di massa (dal 2009 al 2014). Tra l’altro, una legislazione decisamente meno permissiva di quella americana ma non ha evitato, in Francia, Charlie Hebdo e il Bataclan. Neppure la frequenza di queste tragedie risulta più alta negli USA rispetto dell’Europa. Includendo i fatti di Parigi, si direbbe che gli Stati Uniti non siano messi molto peggio di altri Paesi europei con più severe normative. Dei recenti mass shooting in cui sono morte almeno 15 persone, quattro sono avvenuti negli USA e due in Germania, Francia e Regno Unito; gli Stati Uniti, però, hanno una popolazione ben più elevata delle altre tre nazioni. Né Obama può appigliarsi al mantra dei divieti sulle armi d’assalto, altra storiella che soprattutto i giornalisti nostrani cercano di propinarci come tipica bizzarria yankee. Tra il 1994 e il 2004 fu già attivo un divieto sulle cosiddette armi d’assalto, che includeva molti fucili semi-automatici e caricatori a elevato munizionamento. Ebbene, sia think tank indipendenti che uno studio dell’Università della Pennsylvania hanno denunciato la sostanziale inutilità di tale provvedimento, mentre una sola associazione, nota promotrice del “gun control”, ha rilevato che la messa al bando federale ha almeno ridotto l’impiego delle armi d’assalto nei crimini violenti.
Per ricapitolare. I dati dimostrano che negli USA, adeguatamente esaminati Stato per Stato, non c’è correlazione diretta tra diffusione delle armi e tasso di omicidi; che i crimini violenti sono quindi legati anche ad altri fattori (ad esempio le tensioni razziali, il degrado di alcune zone urbane, la povertà ecc.); che una legislazione sulle armi più severa non significa fine dei mass shooting, come testimonia il caso della California, con la strage di San Bernardino; che gli stessi mass shooting, usati come specchietto per le allodole da Obama, per quanto indubbiamente drammatici, non hanno sul piano statistico una rilevanza significativamente più alta che in altri Paesi europei; che la messa al bando delle armi d’assalto è inefficace.
In conclusione, la stretta annunciata da Obama non solo è stata giustificata da motivazioni essenzialmente emotive o artatamente acchittate, ma proprio perché fondata su argomenti speciosi rischia di rendere impossibile un ragionamento serio sulle storture del sistema, come l’insufficienza degli accertamenti psichiatrici sugli acquirenti di armi da fuoco. E mentre Obama si preoccupa della “lobby delle armi”, il vero massacro in America si compie nel silenzio, o nella compiaciuta approvazione dei progressisti: persino un’associazione legata a Planned Parenthood (mica un istituto di suore) ha dovuto stimare che dal 1973 negli Stati Uniti sono stati praticati 50 milioni di aborti. 50 milioni di bambini non nati, di vite cui è stato impedito di sbocciare. Perché non piange per questo, Mr. President?

FONTI

Wikipedia, alle voci:
Abortion in the United States.
Federal Assault Weapons Ban.
Gun laws in the United States by State.
Gun violence in the United States.
Gun violence in the United States by State.
List of countries by intentional homicide rate.
List of countries by intentional homicide rate by decade.
List of countries by suicide rate.

www.crimeresearch.org:
Comparing death rates from mass public shootings and mass public violence in the US and Europe.
Top five mass public shootings, 12 of the worst 16, are outside the United States.
 

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