02 gennaio 2016

Omobono: il ricco che divenne santo

di Paolo Maria Filipazzi
Partiamo, eccezionalmente, da un piccolo aneddoto autobiografico. Da quand’ero ragazzino, ho un rapporto particolare con tal Sant’Omobono, santo semisconosciuto ai più (al di fuori di Cremona) che, però, pare avere una spiccata simpatia per il sottoscritto. Infatti, non so quante volte, “pescando” il mio santo protettore per l’anno nuovo al termine della Messa il primo gennaio, mi sono ritrovato proprio lui. Essendo cattolico, non sono autorizzato a credere al caso. Tanto più che, anche per il 2016, a proteggermi sarà, per l’ennesima volta, proprio questo vecchio amico. Ancora non so bene cosa voglia dirmi, quindi lascerò parlare lui, con la sua vita.
Omobono Tucenghi, vissuto nel XII secolo, morto il 13 novembre 1197, patrono di città e diocesi di Cremona, di cui era originario, nonché di mercanti e lanaioli, era, infatti, un santo piuttosto sui generis. Sposato e con almeno due figli, era, per giunta, un uomo ricchissimo. Anzi, deve essere stato un vero e proprio self made man, se è vero che, non venendo da una famiglia di alto lignaggio, riuscì a diventare uno dei più noti uomini d’affari nel campo della lana.
Ciò che, però, lo rese davvero leggendario, fu l’uso che egli faceva del denaro guadagnato, che egli intendeva anzitutto come mezzo d’intervento per soccorrere i poveri nella loro miseria. Ancora oggi, a Cremona, ad eccessive richieste di denaro, c’è chi risponde esclamando: “Non ho mica la borsa di Sant’Omobono!”. Sbaglierebbe, però, chi lo volesse ridurre ad un mero “miliardario filantropo” ante litteram: la sua non era filantropia, era fede cristiana, era santità. Ciò che lo spingeva a donare i suoi averi, ciò che gli assicurava quella libertà interiore necessaria per non essere schiavo di Mammona, era la sequela di Cristo, l’amore per Dio che è inscindibile da quello verso il prossimo.
E veramente degna di un Santo fu la sua nascita al cielo, avvenuta nel corso di una Santa Messa, al momento di intonare il canto del “Gloria”. La Chiesa esiste ancora e non a caso oggi è intitolata proprio a lui. E li è stato il primo sepolcro del Santo prima che, nel 1202, fosse traslato in una cripta del Duomo di Cremona, ove riposa tutt’ora.
La storia immediatamente successiva è un crescendo di devozione: alla tomba di mastro Omobono, cittadino amato da tutti, rendono visita centinaia di Cremonesi e ad un certo punto ci si rende conto che si tratta ormai di un vero e proprio pellegrinaggio. Si sparge la voce di miracoli da lui compiuti e numerosi fedeli iniziano a chiedere la sua intercessione. Quattordici mesi dopo, il 13 gennaio 1099, egli viene canonizzato, primo laico nella storia della Chiesa ad accedere agli onori degli altari.
Però, questo Sant’Omobono, un tipo davvero in gamba! Peccato che la Chiesa oggi lo abbia pressoché dimenticato. Avrebbe molto da dirci, in un periodo in cui la ricchezza sembra diventata la peggior infamia per un cristiano. Sarebbe ora di ricordarsi che anch’essa è un dono di Dio, e che può essere perfino un mezzo per giungere alla santità.
 

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