04 gennaio 2016

Quo Vado? Il perché di un successo

di Giuliano Guzzo
Ho visto l’ultimo film di Checco Zalone, uscito da tre giorni ma già saldamente in cima alle classifiche e devo dire che – pur trattandosi di una commedia certamente gradevole e in più passaggi spassosissima – la spiegazione del suo successo esige una spiegazione articolata, non esauribile, credo, in termini puramente cinematografici. Anche perché la storia che il comico pugliese propone con Quo Vado? è assai semplice: Checco, quasi quarantenne, si trova a dover difendere il sogno di una vita – il «posto fisso» – dalla mannaia della spending review, che nel suo caso si traduce nella richiesta “volontaria” delle dimissioni, a fronte di una buonuscita contenuta, che al protagonista viene insistentemente sottoposta da una dirigente che non vede l’ora di sbarazzarsi di lui. Il punto è che alla rinuncia del «posto fisso» Checco non pensa affatto, di qui una serie di tentativi da parte di detta dirigente – che arriverà a spedirlo al Polo Nord – che non solo falliscono, ma consentono all’impiegato dell’ufficio provinciale Caccia e pesca di spassarsela fino a trovare l’amore…
Il resto è bene non anticiparlo lasciandolo alla curiosità di quanti stanno per andare o a breve andranno al cinema.
Quel che rileva – dicevamo – è che Quo Vado?, in realtà, pur divertendo non appare nulla di indimenticabile neppure, a ben vedere, fra le pellicole dello stesso Checco Zalone, fra le quali non è affatto scontato ritenerla il prodotto più riuscito. Eppure, com’è noto, al cinema si stanno riversando milioni di persone e tutte per lui, il nuovo principe della commedia italiana. Come mai? Credo vi siano almeno tre possibili (e non alternative) spiegazioni per questo spettacolare fenomeno; la prima è la comicità di Luca Medici, che spazia fra il grottesco e un’accurata riproduzione dell’italianità, che agli spettatori viene presentata fedelmente vale a dire come impasto di elementi negativi ma anche positivi, di pigrizia e fantasia, di corruzione e spensieratezza. «Italia, una sterminata domenica», scriveva il poeta Vittorio Sereni (1913-1983). Ebbene, Checco Zalone è un abile ritrattista della «sterminata domenica» di cui ciascuno di noi, nonostante i tempi difficili, è parte integrante.
E sono proprio questi tempi particolarmente difficili, a mio avviso, la seconda ragione del successo di un film i cui spettatori, fra l’ISIS quasi alle porte e l’estinzione del «posto fisso» – senza dimenticare la stagione finora atipica, con fino ai ieri le piste da sci prive di neve o quasi – , avvertono più che mai la necessità di un’evasione che solo il linguaggio fresco di una commedia ben riuscita può assicurare. Un’ultima ma non irrilevante ragione del successo di Quo Vado? – senza nulla togliere ai meriti del comico pugliese – è inoltre l’oggettiva penuria, nelle sale, di commedie italiane di qualità: chi ha visto Vacanze ai Caraibi, il cinepanettone di Neri Parenti, non ne parla affatto con entusiasmo mentre Zalone, eccettuata forse l’altra promessa, Maccio Capatonda, è ormai una garanzia. Se a questo si aggiunge, infine, l’esplosivo successo di questi primi giorni – che calamiterà sempre più pubblico, comprensibilmente incuriosito -, si può capire come un film divertente, anche molto, stia frantumando tutti i record pur essendo in definitiva semplice sotto molti punti di vista. Ma forse è proprio chi può dispensare risate e semplicità, oggi, l’uomo più ricco.
Voto: 7.
giulianoguzzo.com
 

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