25 gennaio 2016

Socrate, Diotima e Scalfarotto


di Satiricus

Nel memorabile Simposio di Platone assistiamo ad una delle più antiche e divertenti campagne di genere della nostra civiltà, con tanto di sgambetto politicamente scorretto. Posto che agli antichi conviti greci le donne non avevano accesso, tranne per alcune mansioni temporanee, e certo non erano ammesse a restare nella sala quando iniziava il dibattito tra i commensali (così ci spiegano i critici), stupisce l’astuzia con cui Socrate riesce a ribaltare la situazione. Le donne non possono essere fisicamente presenti? Socrate può comunque scegliere di dar voce, nel tempo dedicato al proprio intervento pubblico, al parere di una donna, Diotima. E così, in barba a costumanze storiche nocive e contrarie al bene della verità, ecco che proprio una voce femminile interviene nel capolavoro platonico a darci alcune delle più celebri ed alte definizioni di eros: è Socrate che confessa di aver imparato molto dall'arguta Diotima. Lezione di democrazia, in quanto compendia dialogo e tolleranza in modo non banale; lezione di umanità, in quanto compendia umiltà e sessualità in modo decisamente profondo.
Mi permetto di proporre la rilettura del Simposio all’onorevole Scalfarotto, il quale ha declinato l’invito al dibattito in un liceo romano, adducendo le seguenti ragioni:

“Io non ho veramente nulla contro la famiglia eterosessuale (chiamiamola così). Anzi: anche io vengo da una famiglia eterosessuale (ho avuto un papà e una mamma!) e amo moltissimo la mia famiglia. Di conseguenza, come sostenitore della famiglia eterosessuale, non ho alcun motivo di discussione con i rappresentanti di queste associazioni: sono un convinto sostenitore di tutte le famiglie, incluse quelle rappresentate dalla mia eventuale controparte.
E’ però probabile, anzi sicuro, che siano queste persone ad avere qualcosa contro le famiglie come la mia. Non si tratterebbe dunque di un dibattito “a due sensi”, ma di una mia difesa da qualcuno che – unilateralmente – attaccherebbe me, avendo dei motivi di odio o di diffidenza nei confronti della mia famiglia e di famiglie come la mia, e dovendone dimostrare l’inferiorità morale, antropologica o culturale. Non vedo perché si debba rappresentare una situazione in cui c’è uno solo che attacca e uno solo che si difende. Che dibattito mai sarebbe?” 

Che dibattito sarebbe? Sarebbe un dibattito, che è già qualcosa, anzi è quasi tutto. Nel dibattito, abbia esso la forma di un pacifico esercizio maieutico o di un più graffiante agone (tale è la natura dialettica del Simposio, guarda caso proprio sulla tematica amorosa), potranno uscir pesti i contendenti, sviliti dai loro più fastidiosi avversari (come la donna Diotima che zittisce un intero uditorio al maschile), ma sarà almeno salvaguardata la verità, che mai può illudersi di riposare nel parere di uno solo.
Nel dibattito, per cominciare, potrebbe risultare meno “sicuro” del previsto che ci sia un “motivo di odio o di diffidenza” nei confronti delle posizioni militanti omosessuali. Poi, tanto per approfittare dell’occasione, potremmo provare a chiarire in che senso la filosofia usa il concetto di “natura”, diverso dal suo uso zoologico almeno quanto lo “pneumatico” del meccanico si distingue dallo “pneumatico” della teologia paolina. Infine, che in un confronto le mie teorie possano essere obiettivamente confutate dall’avversario, questo fa parte del gioco, non del gioco etero o omo, semplicemente del gioco dell’umana vita e dell’umana verità; se qualcuno non ammette di poter essere superato da argomentazioni appropriate, il problema è in quel qualcuno, non è certo nel meccanismo veritativo confutatorio. Viceversa dovremmo azzerare gli insegnamenti sull’eliocentrismo, accusando Galileo di essere tolomeofobo; azzerare gli insegnamenti sulla libero arbitrio, accusando Erasmo di essere luteranofobo; disintegrare la propaganda della pace, accusando Gandhi di essere anglofobo.
Dia retta a noi, Onorevole, accetti di guardarci Lei pure nel cannocchiale; certo, sulla prima resterà abbagliato dalla luce, ma poi non se ne pentirà, al contrario! E anche questo si attinge dai meravigliosi insegnamenti che ci ha lasciato Platone, tra caverne ed accademie.

 

2 commenti :

  1. E se fossero tutti cerebrofobi? Parlano, parlano senza attivare un solo, piccolissimo neurone, ripetono a pappagallo ciò che viene loro imposto come pensiero dominante e quindi giusto ed unico, come si faceva una volta ai comitati base di certi partiti......che tristezza!

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  2. Purtroppo da quelle parti funziona così: una volta c'era il compagno Stalin che presto sarebbe arrivati a portarci la libertà e il benessere, e tutti a sciogliere inni e peana al compagno Stalin. Poi c'è stato il compagno Zedong che sarebbe venuto sempre a portarci il sole dell'avvenire, su di lui se ne sentite di ogni per anni e anni e guai a chi non si accodava docilmente. Oggi abbiamo i matrimoni gay che non si sa bene a cosa serviranno ma comunque costituiranno un netto miglioramento per tutti, e quindi bisogna ripetere il mantra deciso da lorsignori.

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