17 gennaio 2016

Sudare, marcire e scoppiare. Santi non Kamikaze


di Matteo Donadoni
Dobbiamo sapere che non esistono solo leggi fisiche, ma anche spirituali. Pertanto la futura ira di Dio non può essere affrontata tramite un’aggregazione di peccatori (perché riceveremo doppia ira), ma con il pentimento e l’osservanza dei comandamenti del Signore
Dalla lettera di Padre Paisios sulle aperture alla Chiesa di Roma, inviata a padre Charalampos Vasilopoulos,  direttore del giornale “Stampa Ortodossa” (Ορθόδοξος Τύπος) .Santa Montagna, 23 gennaio 1969.

Già il fatto che abbia pensato a quanto avranno preso in giro all’osteria il povero Noè, costruttore di navi in montagna, me lo ha reso subito simpatico.

Padre Paisios (25 giugno 1924 – 12 luglio 1994), dichiarato santo dalla Chiesa Ortodossa proprio un anno fa, il 13 gennaio 2015, è stato un monaco del Monte Athos. Uomo di grandissima umiltà e semplicità di vita, è una delle figure più straordinarie del monachesimo ortodosso greco, considerato da molti il maggior asceta del Monte Athos del XX secolo.

Molto conosciuto per essere stata una persona particolarmente carismatica, ebbe la grazia di vari doni Divini, come quello della guarigione e della profezia, la quale in particolare, riguarda l’immediato futuro e va presa molto seriamente.
Si chiamava Arsénios Eznepìdis e nacque a Farassa, fu un esule cappadoce - tutti ricordano il genocidio armeno, ma pochi quello dei Greci del Ponto e dell’Anatolia –, ebbe sin da piccolo una spiccata spiritualità e la visione del Salvatore dovette confermarlo nella decisione di farsi monaco.
Monaco, non manager. Fedele alla millenaria tradizione spirituale cristiana. Non novatore improvvisato di dottrine riformate all’uopo di relativizzare il sacrificio della Croce, per piacere a buddisti ed islamici nel nome d’un generica quanto vuota (e idiota) “fede nell’amore”, come viene richiesto dall’indicazione di preghiera per il dialogo interreligioso, tramite il famigerato video in cui Bergoglio nega verità di fede che dovrebbero essere pacifiche. Questo perché?

Perché mentre la Chiesa cattolica perdeva tempo dietro gli impiastri giornalistici profusi sull’ultima balordaggine del card. Martini, gli ortodossi additavano ad esempio di santità un monaco privo di quella supponenza di saperla più lunga dei Padri della Chiesa, tipica dei nostri sacerdoti.
Forse allora è il caso di recuperare la bussola della tradizione e della preghiera vera. Oggi sembra si parli sempre di una “chiesa del fare”, come se il pregare fosse roba vecchia – eppure, la Madonna nelle apparizioni del secolo scorso non ha chiesto lavoro, ma penitenza! – : per padre Paisios invece il monachesimo è essenziale non solo per la Chiesa, ma per il mondo intero, dal momento che interagisce con forze di ordine spirituale che innervano tutta la realtà.
Per questo la funzione più importante del monaco rimane anche oggi la preghiera: «Il proprio del monaco è di sudare, marcire, scoppiare nella propria cella. La preghiera è l'arma più potente di tutte. Se aiuto o libero un carcerato, non ho fatto molto: la preghiera lo salva non per questa vita, ma per la vita eterna».

Perché, anche se non dobbiamo insorgere, dobbiamo servire la verità e non piegarci al mondo, perché la Chiesa non è la barca personale di qualcuno, né del Papa, né del patriarca, né del vescovo. Nessuno può far tacere lo Spirito nella Chiesa, nei fedeli. Serve la preghiera. Soprattutto oggi.
Riporto un famoso dialogo, a dir poco inquietante, avvenuto con un monaco cattolico decenni orsono, e che, se allora poteva sembrare folle, oggi si rivela terribilmente realistico (da Cronache dal monte Athos, Valleripa 1986, pp. 237-243):

Paisios: «Oggi la situazione delle Chiese è molto grave. Non lo capiscono, ma è così. Ci aspettano molte prove. Fra pochi anni ci sarà una grande prova: i pii saranno duramente provati; ma durerà poco, per fortuna; poi non ci sarà più nemmeno un infedele. L'Europa diventerà una grande potenza, avrà un capo ebreo; non solo, ma cercheranno anche un capo spirituale per avere più forza e sarà il papa, il quale metterà assieme tutti, cattolici, protestanti, figli del diavolo (è una setta americana presente pure in Grecia), mussulmani... Li metterà insieme lasciando a ciascuno libertà... Viviamo in tempi di Apocalisse, siamo come al tempo di Noè; lo prendevano in giro... Oggi nessuno ci crede, ma siamo al colmo. I pii avranno grandi prove, ma il tempo sarà breve. Queste cose sono chiaramente annunciate da Ezechiele e Zaccaria.... ». -
Monaco:«Padre, lei crede che il papa possa giungere a questo punto?».
Paisios: «Certo, avverrà questo. Ci sarà una grande catastrofe, ma poi tempo di pace e più nessun infedele, anche gli ebrei si convertiranno. Fra poco succederà questo. Voi come vi comporterete quando il papa farà così?".
Monaco:«Il nostro superiore dice che se il papa non segue l'evangelo non lo si può seguire...».
Paisios: «L'unione verrà, ma prima avremo la tribolazione e la catastrofe. Noi intanto dobbiamo mirare in alto, sì, la pietà...». «Anche qui in Grecia alcuni preti vogliono vestire come la gente del mondo o le monache avere la veste più corta o a mezza manica... Una volta è venuto un prete, l'ho portato fuori vicino all'ulivo e ho tolto tutte le foglie dell'ulivo e gli ho detto: Sta ora a vedere che ne sarà di quell'ulivo! È come se si cava un sasso da un muro di una casa. Lì per lì non succede niente, ma pian piano entra acqua esce un sasso dopo l'altro e infine la casa va in rovina. L'apocalisse parla chiaro... parla di anticristo e di Babilonia, che è Roma».
Monaco:«Padre, sono d'accordo con quanto lei pensa, ma sul fatto della grande prova che verrà fra pochi anni, non capisco bene...».
Paisios: «Non dico fra 2-3 anni esattamente, ma certamente presto presto, siamo al colmo, al tempo di Noè...».
Monaco: «... Poi per il papa, lei crede che giunga a questo punto? Il nostro superiore dice che, a parte tutto il peccato, è vescovo di Roma: noi crediamo nella sua benedizione».
Paisios: «Certo è capo, è vescovo, non vi dico di fare insurrezioni, ma la verità non si può camuffare... Se mio padre è ubriaco o adultero, non posso passarlo sotto silenzio. Bisogna cercare le vie dello Spirito per aiutarlo a capire, ma con pietà: come, se e quando Dio lo vuole... Non ci si può nascondere che c'è molta massoneria e sionismo a Roma, c'è grande corruzione, c'è la mentalità del mondo... Guarda, lo crederesti che il patriarca Atenagora era un massone? Nemmeno io lo credevo, ma mi hanno portato i documenti con i suoi gradi di massone e i certificati della pensione che recepiva come massone. Non dobbiamo insorgere, ma servire la verità e non piegarci al mondo... La Chiesa non è la barca personale di qualcuno, né del papa, né del patriarca, né del vescovo. Nessuno può far tacere lo Spirito nella Chiesa, nei fedeli. Dovremo patire molto, ma sarà breve la prova e poi non ci sarà più ateo o incredulo... questa è una grande consolazione».

Oggi la situazione della Chiesa è drammatica, uno scisma de facto ne lacera il corpo mistico e chi vuol restare cattolico viene perseguitato da zelanti fautori di una nuova religione umanitaria in cui Cristo finisce per risultare un simbolo ecumenico come un altro, un generico messaggio di fratellanza che va dal Budda a Robespierre, un pretesto per parlare d’altro. I laici sono stati abbandonati dalla quasi totalità della gerarchia, i cui membri si accapigliano per mettere la lanterna sotto il moggio.

Ma la fede della Chiesa non è oggetto di patteggiamenti: «La Chiesa è Chiesa di Cristo, ed è Egli che la governa. Non è un Tempio costruito con pietra, sabbia e calce da devoti e che si distrugge dal fuoco dei barbari, ma è Cristo stesso. “E chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; e colui sul quale essa cadrà sarà stritolato” (Mt 21, 44). Il Signore, quando sarà necessario, farà apparire dei Marco Eugenico e dei Gregorio Palamas per raccogliere tutti i nostri fratelli scandalizzati perché confessino la fede ortodossa, consolidino la Tradizione e diano grande gioia alla nostra Madre».
Abbiamo cominciato a patire. Verrebbe anche a me da dire: confessiamo la nostra fede ortodossa.  

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