27 gennaio 2016

Unioni civili flop: dove ci sono, non se le fila nessuno



di Giuliano Guzzo

Sono dell’avviso che la contrarietà o l’appoggio alle unioni civili, da parte di chiunque, debba basarsi su ragioni ideali prima di tutto. Ciò nonostante penso non sia irrilevante, per farsi un’idea su questo istituto e in particolare alla sua supposta urgenza, volgere lo sguardo al panorama europeo nel quale vi sono diversi Paesi che hanno preceduto l’Italia nel riconoscimento non tanto dei diritti delle coppie conviventi – i quali sono in larghissima parte già disponibili anche da noi -, quanto delle coppie stesse quale istituto autonomo. Ebbene, la tendenza che si riscontra quasi ovunque è quella, se non di un vero e proprio flop, di un progressivo declino che non solo segue quello del matrimonio tradizionalmente inteso, ma pare quasi superarlo.

Considerando per esempio il caso della Danimarca – Paese fondamentale dal momento che, com’è noto, fu il primo al mondo, nel 1989, a riconoscere alle coppie omosessuali conviventi tutti i diritti ed i doveri in merito ad eredità, donazioni, pensioni, tasse, obbligo di assistenza reciproca, diritto a subentrare come titolare nell’appartamento in affitto in caso di morte di uno dei partner, ripartizione dei beni comuni in caso di separazione – si scopre come si sia passati dalle 84 coppie di persone dello stesso sesso registrate (su un milione di abitanti) del 1990 alle 40 (sempre su un milione di abitanti) del 1998: più di un dimezzamento in meno di dieci anni.

In anni più recenti la tendenza non è affatto migliorata: nel 2010 si sono registrate 410 coppie composte da persone dello stesso sesso, numero sceso ancora a 346 nel 2011. Solo l’introduzione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso – istituiti ufficialmente nel giugno 2012 – sembra aver frenato, almeno per ora, il declino: nel 2013 si sono sposate 363 coppie e 364, appena una in più, nel 2014, anno particolarmente fortunato a livello generale dato che ha visto pure un aumento dei matrimoni fra uomo e donna (+ 827), anche se, com’è noto, una rondine non fa primavera. A questo ci si potrebbe chiedere: quello danese è forse un caso isolato? In altre parti d’Europa il declino delle coppie omosessuali riconosciute non è tale?

Così non sembrerebbe guardando alla Svizzera, che permette l’unione civile tra persone dello stesso sesso dal gennaio 2007. Infatti, si è passati dalle 2.004 unioni del 2007, alle 720 del 2010: ben più che dimezzate in appena tre anni. E’ pur vero che, dal 2010 al 2014, anche in terra elvetica si è registrata una stabilizzazione, pari a circa 700 unioni civili l’anno, ma se è anche vero che dal 2010 al 2014, cioè in appena quattro anni, è quasi raddoppiato – passando da 77 a 144 – il numero delle unioni civili finite con una separazione. Dunque neppure la Confederazione svizzera pare essere un buon esempio per parlare di un successo delle unioni civili.

E non lo è neppure l’Austria – dove la possibilità per le coppie dello stesso sesso di unirsi c’è dal 2010 – , che ha visto il numero di queste unioni precipitare dalle 705 del 2010, appunto, alle 368 del 2013, con una diminuzione di cinque punti percentuali nel 2012. Nel 2014 c’è stata una risalita del numero di queste unioni, ma i numeri del 2010 sono lontanissimi. Le stesse Civil Partnership inglesi di cui parla spesso Renzi non sembrano aver avuto molta fortuna: introdotte nel dicembre del 2005 hanno fatto registrare subito un alto numero di registrazioni, arrivate nel 2006 a 14,943 per poi dimezzarsi nel 2007 (7.929 unioni) e abbassarsi ancora negli anni successivi; nell’anno 2009, per esempio, sono state meno di seimila (5.687).

Pare al momento esservi un solo Paese europeo nel quale le unioni composte da persone dello stesso sesso stanno avendo successo: la Germania. Lì effettivamente – registrate e non – il numero delle coppie omosessuali è in continuo aumento: secondo i censimenti dell’Ufficio Federale di Statistica ammonterebbero ad oltre settantamila, mentre nel 1996 erano meno di quarantamila. Ciò nonostante va ricordato che le persone facenti parte di una coppia dello stesso sesso registrata, in Germania, rappresentano lo 0.1% del totale dei tedeschi (cfr. International Economics Letters, 2015). Senza dimenticare – anche se non si vuole azzardare un collegamento fra le due cose – come quello sia il paese col tasso di natalità più basso del mondo: lì le unioni civili hanno avuto fortuna, si potrebbe dire, ma non ne stanno portando molta.

Con l’eccezione tedesca, possiamo dunque concludere come le unioni civili, in Europa, tutto abbiano avuto fuorché enorme successo. Come mai? Per quale ragione i “diritti negati”, una volta disponibili, smettono di interessare con tanta rapidità? Ha senso chiederselo anche se il flop delle unioni civili, a ben vedere, fu ampiamente previsto. Non da un omofobo ma da Gianni Rossi Barilli, giornalista, scrittore e militante gay, il quale ha scritto che «il numero delle coppie disposte ad impegnarsi per avere il riconoscimento legale è trascurabile» e che «il punto vero è che le unioni civili sono un obbiettivo formidabile. Rappresentano infatti la legittimazione dell’identità gay e lesbica» (Il movimento gay in Italia, Feltrinelli, Milano 1999, p. 212). La questione è tutta qui.

http://giulianoguzzo.com/2016/01/26/unioni-civili-flop-dove-ci-sono-non-se-le-fila-nessuno/

 

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