27 febbraio 2016

Cattolici e Ortodossi, la comunione è possibile

di Marco Notarfonzo
Sull’incontro di Cuba in molti hanno già scritto e, scorrazzando per il web, moltissimi sono i pareri che si incontrano su questo avvenimento, anche molto discordanti tra loro. Non voglio aggiungere altro su quanto è stato detto e scritto sul significato di questo incontro, ma solamente tentare di fare qualche precisazione, avendo visto tra i commenti alcune considerazioni molto opinabili.

Parto da un fatto: papa Francesco ha donato al Patriarca un calice, segno implicito del riconoscimento del sacerdozio. Questo riconoscimento non è mai stato negato dalla Chiesa Cattolica, ed è (spero) opinione condivisa tra il clero e i fedeli. Quello che però non è così scontato, è il riconoscimento del sacerdozio cattolico da parte degli Ortodossi, e degli Ortodossi russi in particolare. Su questo Documento, Cirillo ha posto la firma insieme ad una persona che si è dichiarata “Vescovo di Roma e Papa della Chiesa Cattolica”, dando quindi anche lui un implicito assenso a questo titolo e, per estensione, al sacerdozio cattolico. Questo è, con buona pace degli oltranzisti anticattolici, in realtà in linea con quanto la Chiesa Ortodossa Russa fa da anni, per non dire da secoli. Basti pensare che la Russia, insieme alla Prussia, fu la sola nazione in cui l’Ordine gesuita, a fine Settecento, non venne sciolto, per esplicita volontà di Caterina II. Quello che voglio dire, è che è una bufala bella e buona quella messa in giro da alcuni secondo la quale per gli Ortodossi i sacramenti cattolici non sono validi, in quanto la Chiesa Cattolica è da loro considerata eretica. Non è così, tranne che per alcune frange minoritarie e per le posizioni di alcuni vescovi. Se così non fosse, si arriverebbe ad affermare dei “mostri teologici” e molto vicini ad un “neo-pelagianesimo”, questo sì un’eresia.

Si può discutere tantissimo su questo aspetto, ma credo che le ragioni a favore di una non validità dei sacramenti cattolici sia smentita dal semplice fatto che, nella storia, i vescovi scomunicati e poi reintegrati nella Chiesa, non siano mai stati riordinati (almeno per quanto ne so, non ci sono state eccezioni a questa regola), né tantomeno si potrebbe fare in questo caso, visto che la Chiesa Russa non ha mai scomunicato Roma e quella di Costantinopoli ha ritirato la scomunica!

Un altro punto che mi pare abbia dato fastidio ad alcuni (anche cattolici), è la volontà dei due capi spirituali di non promuovere il proselitismo tra i fedeli, per non farli “passare” dall’una all’altra chiesa. Questo atteggiamento è del tutto ragionevole, nella prospettiva di un progressivo riavvicinamento delle Chiese e di una auspicata futura riunificazione, rientra nella posizione non più attendista della Chiesa Cattolica (e a questo punto anche di quella ortodossa) riguardo le Chiese d’Oriente separate portata avanti da cinquant’anni a questa parte ed è anche un ulteriore invito ai fedeli a pensarci bene prima di fare un passaggio del genere, visto che si incorre nella scomunica automatica da parte della chiesa di provenienza.

L’atteggiamento fraterno espresso dalle due Chiese nel Documento è subito dichiarato al punto 4 nell’affermazione: Condividiamo (ortodossi e cattolici) la medesima Tradizione del primo millennio della Cristianità. I testimoni di questa Tradizione sono la Santissima Madre di Dio, la Vergine Maria, e i Santi che veneriamo. Tra loro ci sono innumerevoli martiri che hanno testimoniato la loro fedeltà a Cristo e sono diventati “seme di cristiani” e, in virtù di queste comuni radici, si invita alla collaborazione pastorale, ormai percepita come l’unica via per ritrovare l’unità.

In un contesto storico in cui ci sono continui incontri tra milioni di persone provenienti da contesti culturali, sociali e religiosi diversi a causa di migrazioni, commerci, studio e altri motivi, sarebbe veramente fuori luogo e antistorico continuare ad ignorarsi. Questo non significa appiattire le differenze, che continuano ad esserci e che lo stesso Documento ribadisce ai punti 5, 6 e 7. In questo insieme di vedute e di contingenze storiche, anche l’uniatismo dei secoli passati perde il suo ruolo di “metodo” per ristabilire l’unità, perché può creare nuove inutili tensioni ostacolando così l’obiettivo che si sarebbe preposto. Nonostante il cambiamento di atteggiamento nei confronti di questa problematica, i capi delle due chiese affermano il diritto ad esistere delle chiese greco-cattoliche, ponendo quindi anche le basi per una riconciliazione, in particolare sul suolo ucraino, dove questa tensione è particolarmente forte.

Tutti i precedenti discorsi, vengono già concretamente e quotidianamente applicati tra i cristiani del Medio Oriente, in quello che il Papa ha definito “ecumenismo del sangue” e dimostrano, al di là di ogni retorica e polemica di chi vuole solo condannare senza fare nulla, che la convivenza e sì, la Comunione tra Cattolici e Ortodossi è possibile.  

4 commenti :

  1. Ce li vedo proprio gli ortodossi a tornar alla Chiesa Cattolica visti i vescovi di oggi...

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  2. Beh, tanto immacolati non sono neppure loro, Hilarion e Kirill erano agenti del KGB, anzi, amici di Putin, quindi......

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  3. sì, ma non so se sia realmente possibile una riconciliazione, e no
    n tanto per le differenze dottrinali, pressoché inesistenti (chi può districarsi nella selva delle considerazioni sul filioque e similia?), quanto, piuttosto, per ragioni "organizzative"; insomma, come diceva Von Balthasar: "Hai un bell’abbracciare Atenagora: ci sarà sempre un altro metropolita, un altro archimandrita, un altro vescovo che non è d’accordo. Anche nel discorso ecumenico, dunque, occorre realismo: la situazione (lo abbiamo visto di recente con il documento di Lima su Battesimo, Eucaristia, Matrimonio costato molto lavoro e respinto da molte Chiese) non permette di farsi illusioni”.

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