09 febbraio 2016

Il Piccolo gonfaloniere di Cristo Re

di Roberto De Albentiis
Verso la fine di gennaio il mondo cattolico è stato preso da una grande gioia: il beato Josè Sanchez del Rio, il piccolo gonfaloniere di Cristo Re nella Guerra Cristera, sarà presto proclamato santo da Papa Francesco!
Questo piccolo beato, una delle figure più venerate dal mondo cattolico contemporaneo, è uno dei più famosi Martiri Messicani, vittime della violenta e crudele persecuzione anti-cattolica che caratterizzò il Messico per tutta la prima metà del secolo scorso; per quasi cinquant’anni le logge massoniche e i notabili liberali locali, in combutta con i governi statunitensi e servendosi anche di sette eretiche di ispirazione protestate (come la famigerata Luz del Mundo), fecero il bello e il cattivo tempo in Messico, perseguitando duramente i cattolici. Cattolici, peraltro, che parteciparono ai moti rivoluzionari sociali di Villa e Zapata contro i vari Carranza e Calles, alleati dei latifondisti e dei petrolieri.
In Messico una piccola minoranza bianca, liberalmassonica e anticlericale, si permise di decidere la vita della maggioranza indigena e meticcia cattolica; e contro tale minoranza prepotente i cattolici decisero di dare battaglia, nel nome di Cristo Re: era la Cristiada, la Guerra Cristera.
Tale pagina storica è rimasta sostanzialmente taciuta e ignorata praticamente fino al 2000, quando San Giovanni Paolo II beatificò e canonizzò numerosi martiri di quel conflitto (i Martiri Messicani, festeggiati al 21 maggio); da allora, gradualmente, anche grazie alla musica di Vicente Fernandez e al cinema indipendente, sempre più persone hanno potuto conoscere la crudezza come l’eroismo della Cristiada. E uno degli eroi della Cristiada è il piccolo Josè Sanchez del Rio.
Nato in una modesta famiglia messicana nel 1913, il piccolo Josè, allo scoppio della Guerra Cristera nel 1926, decise, nonostante la sua giovanissima età, di arruolarsi nelle milizie cattoliche, diventandone, in breve, il gonfaloniere (un episodio immortalato nel film “Cristiada”); fu esempio di coraggio e di valore militare (gli fu concesso appunto di portare lo stendardo in battaglia) e ancor più di preghiera e pietà (era assiduo nell'Adorazione eucaristica e guidava lui la preghiera del Rosario).
Dopo una sanguinosa battaglia, fu catturato dai soldati governativi, che lo imprigionarono e lo sottoposero a torture e sevizie per fargli rinnegare la fece cattolica, cosa che rifiutò sempre, e per cui fu infine martirizzato.
Fu un martirio crudelissimo, se consideriamo soprattutto la giovanissima età del piccolo martire: imprigionato, incatenato, tenuto a digiuno e sottoposto a percosse, minacce e bestemmie, mai rinnegò Cristo Re (ogni volta che i soldati governativi glielo proponevano, lui gridava ancora più forte “Viva Cristo Re!”, facendoli arrabbiare ancora di più), e, decisa la sua morte, venne condotto al muro per essere fucilato, non prima che gli vennero scuoiati i piedi.
Come aveva scritto in un ultimo messaggio alla famiglia, lui andava in Paradiso a “preparar loro un posto”; nonostante fosse uno dei tanti cattolici uccisi in quel conflitto, ne divenne uno dei simboli più famosi, e la sua venerazione si diffuse prima in tutto il Messico e poi, successivamente, in tutto il mondo. Se magari si può non conoscere San Cristoforo Magallanes (il santo sacerdote che apre l’elenco dei martiri messicani canonizzati) o Enrique Gorostieta (il generale che guidò le truppe cristere in battaglia), la Liga Nacional de Defensa Religiosa o il Partido Revolucionario Institucional, invece si vedrà come è incredibile la conoscenza e la venerazione che si ha per il piccolo Josè.
Josè Sanchez del Rio ha vissuto appena quindici anni (come San Domenico Savio), non ha fatto in tempo a diventare padre di famiglia o sacerdote, né ha potuto scrivere grandi opere teologiche, eppure è diventato uno dei santi più venerati e invocati e presi a esempio; dieci anni fa, nell’anno in cui, dopo essere tornato alla fede, mi cresimai, lessi per la prima volta sul “Settimanale di Padre Pio” (che solo anni dopo avrei ricollegato ai meravigliosi Francescani dell’Immacolata) la dottrina della Regalità di Cristo e la storia del piccolo Josè, ed entrambe le cose mi colpirono molto.
Nostro Signore Gesù Cristo ha amato i piccoli (“Lasciate che i pargoli vengano a Me” e “Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in Me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appena una macina da mulino al collo e fosse gettato in mare”) e ha promesso tribolazioni e persecuzioni (“Hanno perseguitato Me, perseguiteranno anche voi”), e Josè Sanchez del Rio, futuro santo, il piccolo gonfaloniere di Cristo Re, ha incarnato appieno questi due aspetti del messaggio evangelico, fino all’effusione del sangue.
Proponiamolo come eroe e modello ai nostri piccoli (non è vero che i piccoli di oggi non amino cose forti, anzi, le cercano, non c’è bambino che non desideri un eroe cui ispirarsi!), ma, anche, proponiamolo come eroe e modello per noi stessi, cerchiamo, con il suo aiuto ed esempio, e chiedendolo al Signore, di essere Suoi gonfalonieri, di combattere la grande buona battaglia e le nostre piccole quotidiane buone battaglie; chiediamolo, soprattutto, oggi, festa liturgia del Beato Josè, e, per quest’anno, inizio della Grande Quaresima, in cui c’è tanto da battagliare e soffrire per il Risorto, Re glorioso!  

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