16 febbraio 2016

Onde gravitazionali, fra fede, ragione e scienziati fuori luogo


di Riccardo Zenobi

Molto clamore ha fatto il rilevamento delle onde gravitazionali emesse da uno scontro, con successiva fusione, di due buchi neri. Tale fenomeno è una ulteriore conferma delle teorie formulate da Einstein, che quindi sono sempre più corroborate da nuove scoperte che confermano le previsioni riguardanti l’esistenza di fenomeni che prima d’ora non erano mai stati osservati.

In sé, questa scoperta è estremamente interessante per gli addetti ai lavori; molto meno interessanti sono state invece alcune dichiarazioni di ricercatori e professori riguardanti non la scoperta, ma la magnificazione della scienza e della ragione umana. Molto meno interessanti, dicevo, perché sono le solite banalità che mostrano unicamente come molti scienziati non siano competenti in campi diversi dal loro settore di ricerca, come ad esempio l’epistemologia e la filosofia tout court.

Chi scrive non è competente nell’ambito della fisica, e non si azzarda a dire qualcosa riguardo la scoperta delle onde gravitazionali; poiché però certi scienziati come Rovelli non disdegnano di azzardare conclusioni filosofiche, mi permetto di dire due parole su queste ultime.

Riassumendo, Rovelli afferma che la fede nella ragione ha portato gli scienziati a scoprire fenomeni mai osservati prima, ma che erano predetti da una teoria scientifica. Il che è fattualmente corretto, ma si può dire in modo diverso: poiché le teorie di Einstein prevedono l’esistenza delle onde gravitazionali, alcuni scienziati hanno provato a rilevarne alcune, la cui esistenza è una ulteriore conferma della teoria. Quest’ultimo modo di esprimersi ha il pregio di non cedere ad enfasi razionaliste, come invece fanno alcuni scienziati; inoltre mostra come procede il lavoro scientifico.

Quest’ultimo parte dalla fiducia nella ragione umana, ma non deve far dimenticare che non si ferma all’interno di essa. Non è la ragione umana che – kantianamente – impone i suoi schemi alla realtà, ma è la realtà che è ragionevole e quindi si può afferrare con il ragionamento. Effettivamente, non è il mondo extramentale che viene ordinato mediante il nostro pensiero, semmai l’opposto, basti pensare a quante teorie vengono formulate a partire da alcuni eventi e poi si rivelino erronee in una o più parti. Le teorie scientifiche non si inventano solo con la pura ragione, come invece può far credere quanto dichiarato da Rovelli ed altri, le cui parole possono far ritenere che le teorie scientifiche nascano per partenogenesi della mente, e che sia la “pura ragione” a guidare e condurre il lavoro scientifico.

Va da sé che quanto ho detto è sottoscrivibile dallo stesso Rovelli e da tutti gli “addetti ai lavori”; la mia intenzione è infatti quella di far capire che la “fede nella ragione” da sola non scopre né permette di scoprire qualcosa. Con la ragione si formulano teorie, si interpretano fatti e si danno spiegazioni relative alla realtà extramentale. Quella dello scienziato (e anche del filosofo) è più a rigore una fede nell’intelligibilità della natura, cosa questa che stupiva lo stesso Einstein.

Il fatto che con la nostra mente si possa, tramite prove ed errori, giungere a descrivere in maniera coerente degli aspetti della realtà è la dimostrazione dell’esistenza di un ordine extramentale, che non è inventato da noi, ma che possiamo scoprire. E qui occorre fermarsi. Sì, perché aggiungere che “questo ordine ha un Autore” non è una conclusione logicamente necessaria, ma solo una congettura probabile, se vogliamo restare nell’ambito della scienza. Certamente, se all’origine dell’universo c’è un Autore ragionevole, allora l’universo presenterà dell’ordine. Ma non si può dire “l’ordine c’è, dunque l’Autore ragionevole c’è”: sarebbe una fallacia logica. Ma questo è un altro discorso.

Per concludere, mi limito a far osservare che certi scienziati dovrebbero stare più attenti con le parole e con certe dichiarazioni, perché scoprono troppo facilmente il fatto che la loro competenza si ferma a certi settori e non ne riguarda altri.
 

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