21 febbraio 2016

Renzi, ma ci faccia il piacere...

di Paolo Maria Filipazzi

“La sai l’ultima di Renzi?”. Ormai è la frase che ci viene spontanea ogniqualvolta la conversazione ci porta a commentare le perle di saggezza del nostro non entusiasmante Presidente del Consiglio. Almeno Berlusconi non faceva nulla per nascondere che le sue erano barzellette…
Dunque, apprendiamo che, riunita in assise l’ intelligencija (si fa per dire…) del PD, l’uomo più intelligente d’Italia ha deliziato gli astanti con una sortita da quel consumato cabarettista che il caro leader notoriamente è, in materia di unioni civili . Dopo avere meccanicamente ripetuto la solita manfrina a base di “amore” e “odio” (“che paura possono fare due persone che si amano, vogliono dei diritti e sono pronti a darvi dei doveri. A me fanno paura quelli che odiano non quelli che si amano”) eccolo toccare una vetta mai raggiunta finora nemmeno da lui: “C’è un’unica cosa che noi non ci possiamo permettere. Ve lo dico avendo ricevuto alcune lettere commoventi in queste ore. Non ci possiamo permettere di frustrare la speranza come abbiamo fatto con i Di.co dieci anni fa”.

Se mai qualcuno avesse dubitato dell’effettiva influenza su Renzi della cultura cattolica, questo “numero” fuga definitivamente ogni sospetto. Come ricordato da Andreas Hofer in un recente articolo, pubblicato il 19 settembre 2015 su La Croce: “Nell’ormai lontano 1978 Alain Besançon ha descritto, nel suo libro "La confusione delle lingue", la progressiva diffusione nella cattolicità di uno stato d’animo romantico, con i suoi inevitabili corollari: la preminenza del sentimentalismo, il disprezzo per la ragione analitica, una spiritualità evanescente che si compiace di stati d’animo.” Ecco, tutta la pochezza culturale che Besançon denunciava già 38 anni or sono nel mondo cattolico la troviamo ora, condensata, nelle parole di un “politico cattolico”, figlio fin troppo legittimo di quel mondo sempre più diluito.

Fa davvero cadere le braccia sentire un capo di governo liquidare una questione come quella delle unioni civili, in cui è in gioco la visione della stessa natura umana che una collettività sceglie di adottare, con le “lettere commoventi” che avrebbe ricevuto. Vediamo un uomo adulto, su cui per giunta grava la responsabilità di reggere le sorti di uno Stato, che non prova nemmeno a fare uso della propria razionalità, vagliando analiticamente le ragioni per cui approvare o meno un provvedimento. Lo vediamo manifestare una percezione della realtà ludica, magica, fiabesca, e di interpretare il proprio ruolo come quello di un Babbo Natale fuori stagione intento a depositare nella calza appesa al camino di bambinoni, ormai adulti solo anagraficamente, ciò che gli è stato chiesto con commoventi letterine.

Disse una volta San Giovanni Paolo II: “I capi non si improvvisano, soprattutto in un’epoca di crisi. Trascurare il compito di preparare nei tempi lunghi e con severità d’impegno gli uomini che dovranno risolverla significa abbandonare alla deriva il corso delle vicende storiche.” . Il Santo Papa allora parlava avendo ben presente lo scenario desolante che, nell’ambito educativo e formativo, presentava il mondo cattolico. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il mondo delle parrocchie non ha prodotto niente di meglio di Matteo Renzi…

Soffermiamoci ora su alcuni stralci di un’intervista al Nostro pubblicata su Avvenire il 16 febbraio 2007: “Non ritengo quella della coppie di fatto la questione prioritaria su cui stare mesi a discutere per poi trovare una faticosa mediazione. Mi sembra un controsenso rispetto alle vere urgenze del paese. E poi perché si tratta essenzialmente di una battaglia mediatica intorno alla presunta laicità della politica. Mentre il tasso di laicità politica non si misura su questo tema, ma sul grado di dare risposte non ideologiche ai reali problemi della gente. Questi provvedimenti sono carichi di forza ideologica, sono un compromesso politico, ma toccano la minoranza delle persone. Basti pensare all’assoluta inutilità dei registri civili nei Comuni che ne hanno approvato l’istituzione”.

Il 2007 sarebbe stato l’anno del primo Family Day, a cui Renzi partecipò, unendosi alla schiera di quelli che, dieci anni fa “delusero la speranza”, secondo le parole del Renzi nuova versione.
Caro Matteo, già Tolkien ci metteva in guardia dai pericoli dell’Anello del Potere, sappiamo quanto esso possa corrodere dentro, riducendo chi lo porta all’ombra di se stesso. Ricordati, però, che il cinismo, contrariamente a quanto si pensi, non paga, e si ritorce sempre, rovinosamente, contro chi se ne fa guidare.
E se proprio non riesci a fare a meno del cinismo, almeno, per favore, smettila di prenderci in giro tutti! Ma facci il piacere!


 

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