08 febbraio 2016

Sesso e rivoluzione


di Satiricus

Secondo quelli di Einaudi, “La Banda Bellini”, cronistoria autobiografica di Marco Philopat, sarebbe un “romanzo di dura e metallica epica quotidiana… Racconto orale onesto e spietato che diventa grande letteratura, storia nella storia che si fa narrazione collettiva, squarcio su una memoria irrisolta e inquieta” . Non saprei dire, anche perché non ho intenzione di leggere le nostalgie dei disillusi sessantottini, avendo già mio padre da consolare - e vi assicuro che basta. Ma un amico mi gira la citazione che segue, tratta dal “racconto reale e onesto” e la uso per farmi qualche pronostico e proposito di inizio anno.

“Mi sono accorto che è arrivato il Sessantotto perché le donne hanno incominciato - da un giorno all'altro - a darla via senza problemi - a socializzare il corpo con noi altri maschi - così come se fosse la cosa più naturale del mondo - ci hanno preso di sorpresa - non siamo preparati... Te ne resti lì inebetito davanti a tale disinibizione - ti spiazza - dopo anni aspettati ad aspettare una passera - da un giorno all'altro ne avevi da raccontare di maialate - e anche tutti gli altri ne raccontano - una dopo l'altra - un fermento - un intrigo di situazioni a cruciverba - un groviglio di gambe e parole... Ragazzi - questo è il Sessantotto - altroché spartiacque dell'immaginario - qui di immaginario c'è ben poco - si bada al sodo ve lo dico io - Sonia Barabara Renata Annarita - vi assicuro - mica sogni ma giorni della settimana! Scatenate è la parola giusta - e noi lì a far confusione sui nomi sui particolari - dire addirittura basta non se ne può più” (p. 35).

Il pronostico riguarda il ruolo che la nuova ventata di sessuazione giovanile svolgerà tra wi-fi liberi, famiglie al plurale, tolleranza unidirezionale, arcobaleni totalitari, scuole tecnicizzate e burocratizzate, dispensatrici di dubbie competenze e di scarse conoscenze. Non sono una mente fine, per cui l’unica cosa che mi riesce da pensare è che, se il Sessantotto ci ha lasciati disillusi, incompleti ed inquieti, temo che il nuovo corso peggiorerà le cose. Sognatori deboli ed emotivi eppur cinici senza speranza; accumulatori seriali di esperienze inutili eppur anime vuote incapaci di ricevere ciò che conta; inerti burattini eppur violenti esagitati: spezzati tra un guscio post-moderno di espressioni superficiali e un deserto pre-istorico di risonanze interiori. Avrà pur ragione Jeremy Neill su The Public Discourse a ritenere che la vittoria dei conservatori sia inevitabile, che torneremo a una sessualità normata, ma temo che per arrivarci dovranno esser stati prima divelti come fichi sterili i miseri protagonisti dell’era presente. Chi può attraversi la sua Porta Santa.  

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