01 marzo 2016

Alle unioni civili preferiamo i veri gay

di F.Filipazzi&M.Mancini

L'omosessualità una volta era una cosa seria. Detto così può sembrare una presa per i fondelli, ma basta soffermarsi un attimo sulla storia del movimento gay per capire di cosa stiamo parlando. Essi nascono nell'epoca della contestazione e delle subculture, che si fondono fra loro, si scontrano, diventano fenomeni sociali rilevanti. Roba interessante, colorata, che fa fremere i benpensanti. In questo calderone si fanno strada quelli che vogliono una "liberazione" sessuale totale e dunque iniziano a fare dell'omosessualità un simbolo di libertà e di anticonformismo radicale.

Questo era, si fa per dire, il "bello" dei gruppi e movimenti omosessuali. Erano shockanti, per molti insopportabili, oltre che colorati, incasinati e casinisti. Si portavano dietro una certa dose di caos interiore, di avventure impossibili, situazioni inconfessabili. In linea di massima si divertivano alla grande e potevano deridere con gusto i conformisti che a 23 anni erano già sposati con tre figli, un lavoro, il mutuo da pagare. Erano, dunque, i "gay". 
I gay erano pochi e ribelli e, soprattutto, se ne fregavano dell'accettazione sociale. Loro erano così e tutto il mondo poteva andare a quel paese.

Successivamente ha avuto inizio la battaglia per i "diritti civili", principalmente per non essere menati mentre andavano in giro (ma poi sapere di stare sulle palle a tutti solo perché si esiste non è un motivo di orgoglio?) o, soprattutto in USA, per non essere arrestati nei locali solo in quanto omosessuali. Si parla quindi di diritti veri, in un'America che ha abolito le leggi razziali ben dopo la seconda guerra mondiale e dove la polizia ne faceva davvero di tutti i colori, agli omosessuali.

Molti personaggi nel corso del tempo hanno iniziato a dirsi omosessuali, un po' perché era puro anticonformismo, un po' perché evidentemente gli piaceva anche. Tra tutti David Bowie, il quale ebbe peraltro pure il suo periodo nazista, anche quello solo per il gusto di infastidire i benpensanti.
Nel Belpaese è d'uopo citare Renato Zero, che con i suoi travestimenti ebbe un effetto dirompente sulla società italiana degli anni '60-'70. Non è un caso che, essendo un anticonformista vero, l'autore de "Il cielo" non si sia prestato alla tristissima parata arcobaleno andata in scena all'ultimo Festival di Sanremo: quando la trasgressione diventa moda conformistica, si fa più che mai patetica e penosa. E infatti a sinistra, dove il conformismo ce l'hanno nel sangue, oggi sono tutti omosessualisti, mentre una volta i gay non se la passavano benissimo. Tra tutti si può citare il caso di Pier Paolo Pasolini, espulso dal Partito Comunista Italiano per indegnità morale. Pasolini, del resto, non può neanche definirsi gay, avendo vissuto la propria condizione omosessuale senza alcun orgoglio, anzi con i sensi di colpa che gli derivavano da un retaggio cattolico e tradizionale, che qualcuno ha definito addirittura "reazionario".

Fosse immersa in una dimensione festaiola o tragica, fosse rivendicata con orgoglio o vissuta tra i sensi di colpa, l'omosessualità era concepita in ogni caso come una condizione "maledetta", mai banale, caratterizzata dall'alterità rispetto al mondo circostante.

Oggi invece, cosa rimane del movimento omosessuale? La famiglia del Mulino bianco riveduta e corretta. Oggi i movimenti LGBT sono diventati delle fucine di benpensanti che, nella foga di farsi accettare, hanno definito una serie di sovrastrutture atte a “normalizzare” i gay, valendosi peraltro di tutta l'influenza del potere culturale e mediatico. Vogliono sposarsi, passare le serate in pantofole davanti alla tv con il loro amore. Vogliono la reversibilità della pensione. Insomma, ci hanno tolto anche la possibilità di avere amici gay un po' belli e un po' maledetti che si divertono alla facciaccia nostra. Una noia mortale.

 

3 commenti :

  1. Dieci e lode: è proprio così. Chi non ha vent'anni e conserva un filo di memoria ricorderà benissimo che ancora fino a una trentina di anni fa o anche meno i gay si facevano chiamare "diversi" e non perdevano occasione di esibire la loro "diversità" rispetto ai "normali". Adesso il loro credo è diventare una patetica imitazione dei "normali" attraverso pazzeschi contorsionismi. Chissà che non si sveglino prima o poi...

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  2. commento trovato su internet: Fra qualche anno si potranno acquistare bimbi in leasing a medio o lungo termine ,e verrà pure applicata l'aliquota del 22% lo stato ci dovrà pure fare la cresta o no?) .Al termine del periodo l'utilizzatore finale potrà decidere se riscattare i bimbo ,oppure lasciarlo in conto anticipo su un nuovo leasing,magari su un nuovo bimbo di colorazione diversa (proprio come le auto) . Per la valutazione del bimbo usato (non riscattato) varrà la quotazione ufficiale dell' EuroBimboTax ,ovviamente detratta da eventuali imperfezioni .

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  3. C'è (c'era?)un'altra condizione,quella di chi era riservato,evitava gli atteggiamenti eccentrici e allo stesso tempo non si sforzava di nascondere magari sposandosi per "coprire",tanto sapeva che la gente sapeva (non tutti però, c'era anche gli "ah sì?ma pensa"di chi apprendeva la cosa anche dopo molto tempo)E se si trattava di personaggi pubblici volevano essere considerati per là loro professionalità,il loro talento ad esempio artistico,il resto non c'entrava,era da lasciare all'intimità,anche se talvolta un atteggiamento,una sfumatura lasciavano trapelare qualcosa. Si pensi per fare un nome all'attore Romolo Valli,tra i più grandi interpreti pirandelliani.Grazie.

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