24 marzo 2016

I fatti del Belgio tra politica e metapolitica


di Roberto De Albentiis

Il 22 marzo 2016, Mercoledì Santo, l’Europa e il mondo si sono svegliati con le orribili immagini dell’attentato islamista di Bruxelles: ad oggi, il computo è di 31 morti (ne escludiamo ovviamente gli attentatori suicidi) e di circa 250 feriti; obiettivi, l’aeroporto nazionale della capitale belga e la stazione della metropolitana di Maalbek.
A cadaveri ancora caldi, l’intellighenzia politica e culturale europea ha parlato di rafforzare l’ “integrazione” contro gli “integralismi” (provando ad accomunare “integralismo” cristiano e islamismo wahabita) e, soprattutto, i “populismi”; sbagliano, ovviamente, come sbagliano i redivivi fallaciani: la situazione è, purtroppo, ben più complessa di uno scontro buoni vs cattivi, ora variamente identificati.
Il Belgio paga decenni di politiche interne ed estere sbagliate: ad una scellerata politica di integrazione (promossa spesso per mero tornaconto elettorale), che ha portato, ad esempio, ad avere una Bruxelles per quasi 2/3 formata da stranieri e figli di stranieri, che non solo non si è integrata ma ha addirittura fornito protezione all’attentatore di Parigi Salah, è corrisposta un’altrettanto scellerata scelta di geopolitica e politica estera, che ha portato il piccolo Belgio a legarsi saldamente con l’Arabia Saudita (assieme al Pakistan e al Qatar, saldi alleati degli USA, uno dei più grandi Stati esportatori di predicazione e terrorismo wahabiti) e, da ultimo, a schierarsi contro la Repubblica Araba Siriana e, neanche tanto indirettamente, a fianco dell’ISIS. E d’altronde era belga il ministro degli esteri che prospettava la costruzione di un monumento in onore dei foreign fighters belgi contro il “tiranno” Assad…
Aggiungiamo, inoltre, lo stato disastroso della società belga. Il Belgio potrebbe essere definito una sorta di “Olanda cattolica”, e del resto è, assieme alla stessa Olanda, alla Gran Bretagna e ai Paesi scandinavi, uno dei famosi “Paesi civili” che noi poveri italioti dovremmo prendere acriticamente a modello secondo i mentalmente aperti di casa nostra: matrimoni e adozioni gay, festività cristiane abolite e sostituite, alternativamente, con quelle islamiche o con idiotissime ricorrenze politically correct create ex nihilo, l’eutanasia libera, perfino, come si è ora arrivati, per i bambini, circoli pedofili alla luce del sole. Ci stupiamo se questo piccolo Paese, sede anche di numerose istituzioni comunitarie, è uno dei massimi modelli della società odierna? Ci si ricordi che i foreign fighters e gli attentatori di Parigi e Bruxelles sono stranieri di seconda e addirittura terza generazione, bene “integrati”, quindi; sono i perfetti figli di questa società occidentale sbandata che, ad un certo punto, hanno incontrato la predicazione radicale islamista delle moschee wahabite finanziate dai sauditi, mai controllate.
Tutto ciò che abbiamo descritto è male; non è di moda dirlo, in una società liberale e politicamente corretta, ma, anche se è legalizzato o se è diventato di moda, il male è e rimarrà sempre male (e i fallaciani tacciano, perché la loro eroina era una delle corifee di questa società “aperta”, del mitico “Occidente”). Ma se la società belga, dilaniata da questi mali e da un larvato individualismo (prova ne sono gli elevati e spaventosi tassi di ricorso al divorzio e all’eutanasia), è malata, ancora più malata è la locale Chiesa Cattolica belga: abbiamo a che fare con una Chiesa locale che, ai tempi del Concilio Vaticano II, fu, assieme a quella vicina olandese, una delle pioniere di tutto l’“aggiornamento” postconciliare: catechismi che prima negavano i dogmi basilari e poi, svuotati di tutto, inserivano cose che nulla c’entravano con la catechesi (perfino, in anticipo di anni sull’ideologia gender, capitoli dedicati alla sessualità infantile, che, col catechismo, mai si è capito cosa c’entrasse), ardite sperimentazioni liturgiche che dissacravano la Santa Messa e però non portavano nessun nuovo fedele in chiesa, idee strampalate riguardanti la morale e supporto a cause divorziste e abortiste; in tutto questo bel brodo, tanto per non farsi mancare nulla, prosperava inoltre la piaga della pedofilia.
Se a livello politico e sociale abbiamo descritto un autentico sfacelo, a livello metapolitico ed ecclesiale siamo messi ancora peggio: non ci si è domandati, risvegliati dalle bombe e dai 31 morti, se quel modello di società, tanto decantato, fosse in realtà sano e sostenibile, se, piuttosto, non avesse portato a quel disastro; no: le reazioni, una più debole e ridicola dell’altra, non sono state, per come possibile, razionali, ma sono state emotive, vuote, in pieno stile politically correct (e sappiamo che il politically correct, se fa appello al cuore e ai sentimenti, non ne coltiva di genuini e, per di più, comprime e opprime il cervello e la coscienza). Basti pensare all’Università (fu) Cattolica di Lovanio, che ha pensato di reagire non con una qualche manifestazione di preghiera o un momento accademico di discussione, ma, incredibilmente, facendo suonare al campanile “Imagine” di John Lennon, ovvero l’esatta colonna sonora di questa società senza identità, senza valori, senza religione, che, ci pare, abbia fatto innumerevoli danni e sia stata proprio il brodo di coltura di questi estremismi.

Il Belgio è una delle nazioni più secolarizzate e più anticattoliche del mondo, e le porcherie che permette (ultima, e più spaventosa, l’eutanasia sui minori) e il particolare periodo in cui si è avuto questo attentato farebbero davvero pensare ad un castigo dal Cielo. Siamo autorizzati a pensare ciò, ancora, dobbiamo goderne? Ricordiamoci il Vangelo di Luca: “Pensate voi che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei perché hanno sofferto tali cose? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti similmente perirete. O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate voi che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti al par di loro perirete.”
Quella trentina di persone (tra cui, peraltro, ci saranno sicuramente stati musulmani) era colpevole e meritevole di morte? No, ma proviamo a trarre profitto da tale orribile accadimento per pensare ai Novissimi (che, già, manco più i preti ricordano), e, come dice Gesù, per non perire anche noi in tale modo. Le autorità politiche (e gli intellettuali organici) del Belgio e dell’UE sono colpevoli? Sì, sono loro ad aver creato questo minestrone esplosivo, e se tenessero davvero ai propri cittadini ammetterebbero l’errore e cercherebbero di porre qualche rimedio.
Tutti noi, semplici persone e uomini messi in posti d’autorità, riflettiamo su questa tragedia, e, sinceramente e seriamente, pentiamoci, cambiamo registro, a livello personale come a livello sociale; chiediamo a Dio aiuto e perdono, e riammettiamoLo nelle nostre vite private e pubbliche. Approfittiamo di questo tempo di grazia che è la Settimana Santa, e ricordiamoci che dopo il Giovedì e il Venerdì Santo, giorni di tradimento e dolore, viene la Pasqua, giorno (che sarà, dopo l’Ultimo Giorno, eterno) di gioia e di gloria! E la Misericordia, di cui tanto si parla, e che si festeggerà solennemente nella Domenica dopo Pasqua, è proprio questo: riconoscere i propri errori e tornare a Dio.
Il Belgio, un tempo, fu uno degli Stati più cattolici del mondo, di un cattolicesimo puro e che aveva caratterizzato ogni aspetto della vita dei belgi (tanto da essere l’unico collante, contro gli Olandesi protestanti prima e poi contro le divisioni tra Valloni, Fiamminghi e Tedeschi, e, venuto meno, si è avuto il bel risultato che si vede ora): belga era San Damiano de Veuster, belgi erano i beati Edoardo Poppe e Leone Dehon, belgi erano i padri Guido Gezelle e Norbert Wallez, belgi erano due grandi figure come Hergè e Leon Degrelle. Belgi e cattolici, un binomio che, un tempo, era indistinguibile, e aveva prodotto una civiltà solida e prospera in un Paese pur così piccolo e ai margini.
E proprio con una frase di Degrelle, patriota belga e patriota d’Europa, soldato cattolico, in questo momento di lutto per Bruxelles e di meditazione sui dolori del Cristo e sulla Sua prossima Resurrezione, e all’approssimarsi del suo anniversario di morte (31 marzo 1994), voglio finire questo mio lungo articolo: “Signore, l’ora è vicina, la Vostra luce sta per risplendere improvvisamente sulla collina. Noi ci troveremo là, nonostante tutto: vergognosi e tristi. Date ardore ai nostri cuori con la Vostra sfolgorante dolcezza, dateci il calore e la purezza di quel fuoco divino da cui Voi scaturite. Noi stiamo prostrati al limitare del Vostro Sepolcro. Signore, fate sprizzare nelle nostre anime vinte la scintilla della Resurrezione!

 

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