07 marzo 2016

Il Vangelo secondo Lovejoy (1 parte)

«Sicuramente Adamo ed Eva sono stati i primi ragionieri. 
Infatti hanno fatto i conti con Dio!
Se c'è qualche ragioniere in sala gliela spiego dopo... »
(Bart Simpson)

di Matteo Donadoni
Dato che ultimamente, oltre a patire una noiosa akrasia, mi sento il cervello più acciaccato di uno Sherlock Holmes in pensione, senza mai, per altro, aver avuto nemmeno la brillantezza di uno Watson scrittore, faccio questa riflessione nella speranza che non risulti un ragionamento specioso, o, peggio, che non trasudi la speciosità di un pretesto. A voi giudicare, poi, se sarà stata una trovata degna di un cliente di Moe: risulterà facile come giudicare la paralogia di un ragionamento di Homer. In caso affermativo potrei valutare di dedicarmi anch’io all’apicoltura – arte che appresi da piccolo da mio padre e di cui ricordo ben poco.

La ragione di questo articolo è generata principalmente da due considerazioni: la prima è in forza del significato della parola greca phronesis, poiché postomi a mo’ di corollario il problema di vita sulla mia persona, ho realizzato che avendone infinitamente meno di Holmes, anche incasinando la sintassi all’inverosimile, ne avrò pur sempre di più di Homer Simpson, che dovrebbe essere colui che, per antonomasia, ne è privo.

Definizione – con parole mie: Phronesis = saggezza pratica, kantianamente parlando, ragion pratica, capacità di muoversi nel mondo con intelligenza, con virtù e con una meta in vista – o almeno nel mirino.

La seconda ragione, più semplicemente, è fornita dal fugace alito di tristezza sulla notizia che il mio curato ha invitato i ragazzi del catechismo a sgranocchiare merendine in chiesa… si capisce che non avrà visto la puntata de I Simpson Il re delle montagne, nella quale Homer sentenzia: «Se Dio non avesse voluto che mangiassimo in chiesa, avrebbe fatto della gola un peccato».

Dunque è vero? Sto scrivendo un articolo sulla teologia nella serie che ha fatto impazzire la tiepida e nichilista middle class americana? In effetti non sarebbe una novità, visto che qualcuno ci ha già pensato: d’altra parte c’è chi sostiene che i Simpson siano solo l’ennesimo show progressista appena rivestito da una sottile crosta di cinismo. E c’è perfino chi sostiene che Homer sia in buona sostanza un criptocattolico (vedi L’Osservatore Romano - sic!), ma dalla Fox, la casa di produzione della serie, hanno subito precisato: «I Simpson sono sempre stati rappresentati come presbiteriani». E il produttore della serie, Al Jean: «Ho difficoltà a pensare a Homer o a Bart come due persone che rinunciano alla carne il venerdì, come fanno i cattolici fosse anche soltanto per un'ora».

La cosa è dimostrata dal dialogo:
Homer: Domani sera?! Venerdì?! Il giorno delle costolette di maiale! Marge, non ci siamo persi una sola sera dalla grande crisi porchina dell'87!
Lisa: Venerdì, costolette di maiale. Dalla culla alla tomba. Inciso nella pietra in un librone della biblioteca di Dio (Pesce palla… al piede).

Tuttavia, il 1° maggio 2007 la programmazione ha dedicato una puntata alla Chiesa cattolica intitolata «Padre, figlio e spirito pratico», ovvero di quando Homer fu espulso dalla scuola e come punizione mandato dai genitori alla scuola cattolica di San Girolamo, dove «l'insegnamento è duro e non si può scherzare». E dove il cappellano, padre John, gli racconta della sua conversione, dicendogli quanto gli assomigliasse da piccolo, e infine regalandogli una vita di santi da leggere. Basta un incontro autentico di questo genere per cambiare la vita a Homer, che esclama «il cattolicesimo è mitico».
Insomma, Homer sembra non capire quasi nulla di Dio e del catechismo, eppure potrebbe essere considerato un vero prediletto del Padre Eterno perché dentro ha ancora l'amore di un bambino per la vita e per la sua famiglia.

Una serie di filosofi ne aveva già aristotelicamente elogiato le (poche) qualità positive: Homer, non è solo un semplice zoticone, manifesta un grande amore per la vita ed una predilezione per il godimento della stessa, nei suoi elementi di base, e senza dare troppo peso a cosa pensa la gente. Un gusto della vita non calcolato (anche se forse non del tutto consapevole) che si manifesta nelle sue azioni e nei suoi atteggiamenti, nella sua fondamentale mancanza di malvagità e nel suo comportamento da bambino – e chi non è come questi piccoli… «Oh, mio Signore se il tuo tornado deve prendermi fa che mi porti fino a Oz! Però niente Flanders come spaventapasseri!» (Il cambio del guardiano). Non è politicamente corretto, è più che felice di giudicare gli altri, e certamente non è ossessionato dalla propria salute. Inoltre le sue limitate capacità intellettuali lo portano ad essere brutalmente onesto con i propri desideri.

In Gran Bretagna addirittura il fenomeno dei Simpson è stato preso sul serio al punto che alcuni responsabili della catechesi della Chiesa d’Inghilterra hanno realizzato una raccolta di materiali per animatori da usare negli incontri di catechismo, dal titolo “Mixing it up with The Simpsons”. Altro che idee balzane tipo usare il Catechismo. E così l’episodio in cui Lisa Simpson regala un biglietto di auguri al ragazzino più disprezzato della sua classe diventa lo spunto per riflettere sull’amore di Dio per l’umanità (?); quello di Lisa reginetta di bellezza è il pretesto per affrontare la questione dell’immagine che ciascuno ha di se stesso; mentre il rapporto tra Homer e Barney introduce la discussione sul valore dell’amicizia (…pf).
Oltretutto, perlomeno fino a poco tempo fa, la costante inossidabile dell’intero plot narrativo era l’istituto della famiglia: sbeffeggiata di continuo, ma anche riconosciuta come l’unico (e l’ultimo) autentico e permanente punto di riferimento sociale della società americana. En passant:

Homer: «Marge, quando mi unisco a una setta clandestina mi aspetto un minimo di sostegno da parte della mia famiglia... » (La puntata dei Movimentariani, il cui titolo è La setta clandestina).
Di recente invece, per allinearsi all’agenda gayfriendly, c’è stato qualche cambiamento:

Reverendo Lovejoy: Nonostante io non mi esprima pro o contro il vostro stile di vita peccaminoso, non posso sposare due persone dello stesso sesso proprio come non posso mettere un hamburger in un hot dog. Ora tornate a lavorare dietro le quinte di ogni settore dello spettacolo!
Marge: Mi scusi, reverendo.
Reverendo Lovejoy: Sì?
Marge: Basta che due si amino, no? Non credo che a Dio interessi che si amino col pipino o con la passerina.
Nelson: Ah-ah!
Reverendo Lovejoy: La Bibbia proibisce categoricamente rapporti tra sessi troppo uguali!
Marge: Scusi, in quale libro?
Reverendo Lovejoy: Quale libro? La Bibbia!

In un’altra puntata Homer viene diciamo “abilitato” sacerdote tramite un corso online e si mette a sposare omosessuali:
Marge: Papi, hai sposato tutte le coppie gay della città.
Homer: Sì, metto in circolo l'amore. Amo l'amore! (Gay, un invito a nozze).

Potremmo chiederci se il regista incaricato da Bergoglio si sia ispirato ad Homer Simpson per la realizzazione del suo video sincretista in cui esponenti di diverse fedi religiose recitano: «Creo en nel amor!».
Ma non è tanto la variopinta mutevolezza della famiglia americana – ed europea – del XXI secolo che mi sconvolge, quanto un’improvvisa intuizione che sale dallo stomaco come un haiku il giorno di san Valentino e con l’imprevedibilità del gusto di una deliziosa salmiakki ad avere il potere di gelarmi il sangue nelle vene: e se la Chiesa cattolica fosse diventata come la chiesa del reverendo Lovejoy?

continua...  

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