04 marzo 2016

"Le nuove lettere di Berlicche"



a cura di Alessio Calò

È uscito da poche settimane "Le nuove lettere di Berlicche" di Emiliano Fumaneri, il secondo libro della nuova collana “UOMOVIVO - umorismo, vita di coppia, Dio”, ispirato al celebre racconto dello scrittore anglo-irlandese Clive Staples Lewis, "Le lettere di Berlicche". Il libro è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice.

Ne abbiamo parlato con Fumaneri, collaboratore della Croce Quotidiano e traduttore del filosofo contadino Gustave Thibon (ha curato recentemente l'antologia di scritti thiboniani "La libertà dell'ordine", pubblicata da Fede & Cultura, gestisce inoltre il blog Gustave Thibon – Ritorno al reale)

Com’è nata l’idea di proseguire le lettere del classico di Lewis? 

Avevo scritto (con lo pseudonimo di Andreas Hofer) un paio di post sul blog di Costanza Miriano nello stile delle Lettere di Berlicche perché la delicatezza dei temi che volevo toccare necessitava un’altra forma rispetto a quella, a me più consueta, a mezza via tra la prosa giornalistica e la trattazione saggistica. Erano i primi tempi del pontificato di Francesco, seguiti alla drammatica rinuncia di Benedetto XVI, e le dinamiche guerreggianti che intercorrevano, sui social ma non solo, tra i «pro Bergoglio» e i «pro Ratzinger» mi rimandavano inevitabilmente al libro di Lewis, dove le trovavo descritte con una estrema puntualità, unita a quella dose di leggerezza indispensabile per disinnescare certi umori malsani. 
Nel luglio del 2015 sono stato poi contattato da Giuseppe Signorin, della Berica, che mi ha esposto il suo progetto di una nuova collana editoriale, dal taglio letterario, sui temi della vita di coppia, dell’umorismo, su Dio. L’unico precedente in cui mi fossi esercitato nel campo letterario era rappresentato da quelle due lettere pubblicate sul blog di Costanza. Da qui l’idea di scriverne altre fino a raccoglierle in un libro. La colpa pertanto è da suddividere equamente con Giuseppe… (scherzi a parte, da questa avventura è nata anche una bella amicizia con lui e la moglie Anita e questo, dal mio punto di vista, è il frutto migliore del libro).

Leggendolo, mi è parso soprattutto un libro utile per la battaglia spirituale... 

Sì, il libro è il frutto di letture (cito solo "L’Oscuro Signore" di don Pietro Cantoni, "La fede dei demoni" di Fabrice Hadjadj, le "35 prove che il Diavolo esiste" di André Frossard, il penetrante opuscolo dell’allora cardinale Bergoglio su "Guarire dalla corruzione", e altri ancora) ma si avvale anche, forse soprattutto, di una esperienza interiore che non esiterei a definire una vera e propria battaglia spirituale. 
Nel mio caso la tentazione più viva è forse quella sottilissima seduzione che Hadjadj chiama la fede dei demoni, una fede sconnessa dalla carità che si riduce a dottrina, a sapere, a possesso intellettuale. Una simile fede però ha un inconveniente: è una fede centrata sul proprio “io”, che non fa credito a Dio, una fede senza comunione. Di fatto è indistinguibile dalla fede dei demoni che, come dice san Giacomo nella sua lettera, “credono e tremano”.
In queste Nuove lettere di Berlicche ho cercato di mettere su carta le tentazioni che a parer mio più affliggono il nostro mondo.

Chi sono i Berlicche, oggi?

Il vangelo di Giovanni (8, 44) bolla il demonio come «menzognero e padre della menzogna». Aleksandr Solženicyn, il grande dissidente russo, usava descrivere l’apparato di potere sovietico come un sistema della «menzogna organizzata», una tirannide di tipo nuovo che non si contenta più di controllare i corpi ma esige «una completa resa dell’anima, una partecipazione attiva e assidua alla generale MENZOGNA ormai evidente agli occhi di ognuno». Il totalitarismo, che si alimenta prima di tutto della corruzione dell’anima, porta all’asservimento spirituale.
Oggi, è sotto gli occhi di tutti, si sta costituendo un nuovo sistema della menzogna organizzata. È un sistema di corruzione più raffinato dei totalitarismi novecenteschi: un totalitarismo 2.0, una tirannia confidenziale, dal volto umano, che si fascia con vesti ludiche e amabili (si pensi solo alla retorica dei “nuovi diritti”). 
Nuovi “Berlicche”, cioè i cattivi maestri di oggi, possono essere considerati tutti coloro che prestano la propria opera per consolidare e perpetuare questo nuovo sistema della menzogna organizzata. Si potrebbe dire che siamo di fronte a un Berlicche Collettivo impegnato a trasformare la società in una gigantesca “struttura di peccato”.

Una collana, UOMOVIVO, che porta il nome di un libro di Chesterton e un libro che richiama un titolo di Lewis...

Il cristiano, ha fatto osservare il filosofo Rémi Brague, dovrebbe avere particolarmente a cuore una cultura della secondarietà, dovrebbe sapersi riconoscere secondario, in posizione gregaria, erede grato di una storia scritta per l’appunto da uomini e donne vivi. Nani sulle spalle di giganti, come diceva il medievale Bernardo di Chartres.
Chesterton e Lewis sono stati, ciascuno a suo modo, due giganti. E nel mondo attuale, afflitto da una plumbea pesantezza, possono aiutarci a riscoprire il legame inscindibile tra gioia e umorismo. La leggerezza dell’umorismo chestertoniano (in "Ortodossia" non scrive forse che «Satana è caduto per la forza di gravità»?) mi pare il miglior antidoto alla pesantezza delle trame diaboliche di Berlicche. Direi quindi che sono una coppia ben assortita…

Quand’è che Berlicche ha vita facile? Come riconoscerne la presenza?

Il demonio, come dice don Pietro Cantoni, è una specie di parassita ontologico, un esperto falsificatore del bene, un predone dell’essere con una vasta esperienza del male. Egli fa sempre agli uomini tutto il male che gli è possibile fare, ma la sua astuzia suprema, credo, sta nella capacità di diversificare le strategie adattandosi alle circostanze e al temperamento del “paziente”. È un grande illusionista capace di giocare su più tavoli contemporaneamente e che a seconda delle circostanze può presentarsi indifferentemente tanto in veste “progressista” quanto in abito “tradizionalista”. È un fatto che certe fazioni a forza di combattersi finiscono per rivaleggiare solo in malignità e crudeltà, fino quasi ad essere indistinguibili, sguazzando nel circolo vizioso di una perversa solidarietà nel male. Dove è assente lo spirito di carità, dove la critica astiosa, acida e velenosa lacera la tunica senza cucitura, prevalendo così sullo spirito di comunione, bisogna sospettare che di mezzo ci sia il suo zampino.

Eppure dai tempi di Lewis sono cambiate molte cose. Oggi c’è la rete ad esempio...

Il Berlicche del XXI secolo conosce le opportunità offerte dalla rete e sa sfruttarle appieno per fare cadere gli umani nella sua, di rete. Berlicche oggi consiglia a Malacoda di far leva sul sarcasmo e sul cinismo, lo esorta a trasformare il paziente in un troll spietato, lo spinge a farne un hater indifferente al dolore che può arrecare coi suoi commenti vetrioleggianti. Mi ha impressionato la lettura del libro di Jon Ronson, "I giustizieri della rete", un’indagine sulle potenzialità distruttive del trollismo. Chi ha sperimentato su di sé la devastante violenza della gogna mediatica resa possibile da internet parla di un senso di annichilimento, testimonia di aver subito un’umiliazione tale da uccidere l’anima. Questa pressione schiacciante non era ignota ai nostri antenati. Fu una della ragioni, racconta Ronson, che tra Sette e Ottocento avevano portato a chiedere che l’arsenale delle pubbliche umiliazioni (gogna, berlina, palo per le frustate) fosse abolito. Perfino i sostenitori delle punizioni corporali, come il giudice Benjamin Rush, reputavano l’ignominia che ne derivava una «punizione peggiore della morte». Oggi la gogna è tornata a colpire con un’intensità impensabile nel XIX secolo. Basta dare un’occhiata ai commenti sui social o sui blog più frequentati per constatare che oggi il risentimento impazza ovunque. Col beneplacito di Berlicche, anzi col suo “mi piace”. 

 

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