12 aprile 2016

Amoris Laetitia. E luce non fu

di Martina Magli
Ci siamo! La ridda delle interpretazioni si è scatenata. L’esortazione post-sinodale di papa Francesco sulla famiglia ‘Amoris Laetitia’ fa parlare di sé. E’ stata spalancata una porta si dice e credo sia vero, però sono anche convinta che, invece di una se ne siano addirittura spalancate due, in due mondi diversi, forse paralleli, forse equidistanti ma sicuramente molto vicini. Il passaggio da un mondo all’altro è semplice, basta un salto e si è già avvolti dalle tenebre del buco nero, senza aver fatto tanta strada, senza neanche essersi presi la briga di fare le valigie e di comprare un biglietto, questo è addirittura gratis e facile da ottenere: provare per credere.

In verità, la prima porta, un po’ scardinata lo era già e da diversi decenni ormai, sicchè i fumi e le esalazioni sulfuree del Mondo di Sotto, attraverso la seconda porta, avevano da tempo stabile dimora nel Mondo di Sopra: emissioni tossiche che, nonostante avessero superato il livello di soglia, continuavano ad essere considerate dai più e dagli addetti ai lavori innocue.
 Ma allora queste due porte? Aperte, chiuse, mezze aperte, mezze chiuse. Chi può giudicarlo?
Sicuramente quella del mondo di Sotto è sempre pronta ad aprirsi per accogliere e forse, da ora in poi, verrà tenuta costantemente e completamente spalancata per il grande flusso di ‘migranti della misericordia’ che si ritroverà a far passare per qualche secolo ancora, comodamente traghettati sui grandi barconi della ‘Misericordina Crociere’ (non tutti nel frattempo, nonostante il martellamento mediatico, si sono trasformati nel perfetto ‘ecologistachenoninquinaevaapiedi’).  Nel Mondo di Sotto si parla in maniera molto simile al Mondo di Sopra in materia di ospiti, richiedenti asilo, non ci si sogna di effettuare respingimenti neanche se questi avessero dimenticato qualcosa o qualcuno aldilà della linea.

Sicuramente la porta del Mondo di Sopra, tra spifferi, buchini e tentativi di spallate si è scardinata ed allora meglio tenerla aperta visto che i tentativi di ripararla sono risultati fallimentari e visto che, esteticamente parlando, piace di più aperta, è molto molto chic, trendy, fa pendant con i cervelli aperti, le economie aperte, i confini aperti e tanto altro ancora che la decenza mi impone di non elencare. Porte aperte, dunque. Le porte aperte piacciono molto ai tedeschi cattolici che, ogni anno (ne parlo con cognizione di causa, essendo vissuta in Germania) organizzano ‘Il giorno delle porte aperte’ una sorta di incontro ecumenico tra stranieri e tedeschi di religione cattolica, musulmana e protestante, che finisce a birra e wurst bolliti.

A chi dice che non è stata aperta nessuna porta nel Mondo di Sopra, chiedo il perché si sia sentita la necessità di un nuovo intervento papale sulla pastorale familiare, dopo le encicliche di Papi precedenti (Humanae Vitae e Familiaris Consortio per citarne due). Perché, dopo che ‘Roma locuta’, ‘causa non finita est? Il Magistero fino ad ora prodotto, in materia di matrimonio e famiglia non è stato forse chiaro? Non è stato forse esaustivo? O piuttosto il papato bergogliano ha qualcosa in più da dire in materia?

Credo che, per la prima volta nella storia della Chiesa, dopo duemila anni, ci troviamo dinanzi a documenti che si prestano alle più disparate interpretazioni perché non sono scritti con un linguaggio chiaro, ma impreciso e fuorviante e l’esortazione post-sinodale ‘Amoris Laetitia’ che purtroppo non è il primo di tali documenti vaghi e ambigui, ha scatenato la guerra delle interpretazioni.  Apertura, discontinuità, rivoluzione, discernimento, misericordia, integrazione, tanti termini a valenza sociologica ne caratterizzano i commenti sulla piattaforma mass-mediatica di questi giorni, insieme a quell’insano prurito di desiderare una Chiesa moderna, disinvolta, a (s)passo con i tempi, misericordiosa, aperta al mondo ed inclusiva. Eppure c’è chi sarebbe pronto a giurare che non c’è apertura, che l’esortazione si legge nella continuità del Magistero precedente. Allora riformulo le stesse domande: perché un nuovo documento che parla di famiglia? Perché un lungo Sinodo sulla famiglia? Perche’ se non per dire qualcosa di nuovo e di diverso? L’esortazione non lascia assolutamente sorpresi gli ambienti curiali e parrocchiali di larga manica, in quanto questa viene a rendere giustizia e a confermare nella prassi quanti già operano, da qualche anno, una rivoluzione in ambito sacramentale tra le famiglie cosiddette ‘ferite’ e qui apro una parentesi: perché una famiglia formatasi dalle macerie di un divorzio è ferita? Da chi? Da che cosa? Casomai ad essere feriti sono Cristo e la Sua Santa Chiesa, i Suoi insegnamenti e le Sue Leggi. Casomai i feriti sono i coniugi abbandonati che continuano a sentirsi uniti nel vincolo indissolubile del sacramento, restando fedeli, o i figli derubati dal sacrosanto diritto di crescere insieme al padre ed alla madre che li hanno generati.

La prassi staccata dalla Dottrina è una mania schizofrenica dettata da una falsa idea della misericordia che da tempo viene esercitata contro il Magistero di grandi Papi, una disobbedienza strisciante che ora verrà legittimata su larga scala. Nasce la nuova chiesa sociale, equa, solidale, ecologica e sostenibile che spegne la luce per non consumare troppo, quando il WWF lo chiede.

Il moggio è sotto il letto, spento. Le tenebre stanno iniziando ad avviluppare il Popolo di Dio che pensando di fare un lungo e ameno viaggio intorno alla Madre Terra, salpano contenti, felici e leggeri: un bagaglio in fondo in fondo non serve neanche, nel Mondo di Sotto fa molto caldo e la nudità va tanto di moda anche laggiù.  
 

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