14 aprile 2016

La “letizia dell'amore” cristiano e la tirannia dell'erotismo pagano



di Alfredo Incollingo

Non è un caso che Papa Francesco abbia scelto come titolo per la sua esortazione post-sinodale “Amoris laetitia”. L'amore è gioia di vivere e apertura verso la vita. Questa è una verità tutta cristiana. L'occidente  ha ereditato questa concezione erotica, intensa e sostanziale, ma lo stesso occidente l'ha tradita preferendo l'erotismo “tirannico” pagano.
Nel mondo greco Eros era una divinità dispettosa, mai paga. Le sue vittime erano sopraffatte da un desiderio insaziabile, distruttore nel momento della negazione del piacere. Medea tragicamente uccise i suoi figli quando Giasone le negò il suo amore. Clitennestra, sposa di Agamennone, di fronte alla lussuria e alle fornicazioni del marito, diede sfogo alla passione omicida, tramando con Egisto l'uccisione del re di Micene. Come non pensare poi a Elena il cui amore passionale fu la causa della guerra contro Troia. Sono donne volitive, pronte a tutto pur di soddisfare il loro amore turpe ed egoistico.
E' un amore tragico, amabile solo nel momento in cui esso è pienamente soddisfatto. Eros si diverte nel vedere tribolare i suoi sottoposti e la letteratura greca ha da sempre provato a spiegare i suoi intrighi.
Con l'avvento del cristianesimo Amore fu disarmato. Il mistico medioevo diede prova di grande interesse per l'erotismo, rivoluzionandolo. Adesso è la forza cosmica che unisce la creatura e al suo Creatore, è il legame che unisce il cristiano alla Chiesa, il Corpo mistico di Cristo. E' sotto questa nuova forma, spirituale e libera dalla tirannica libido, che la cristianità diede pienamente forma all'eros. “Due in una carne”, c'è scritto nel Vangelo di Matteo. Quando si ama, si entra in connubio nell'anima e nel corpo. Ci si dona a vicenda, non solo nei sentimenti, ma anche nella carne. Amare in definitiva vuol dire “carità”, donarsi pienamente all'altro. Il “ti amo” è adesso la formula un patto, quello di un amore fedele e eterno.  Non è un caso, affermava Benedetto XVI nella sua enciclica “Deus caritas est”, se i primi cristiani utilizzavano la parola “agape”, “carità” in greco, proprio per indicare la sostanziale differenza con l'erotismo greco. Non più un eros “distruttore” e “irrazionale”, ma “agape”, un amore purificato e proteso all'esser beato. Mentre i pagani trovavano nei riti orgiastici la via al divino, assecondando tuttavia il loro istinto e un erotismo disumano, i cristiani cercano nell'amare la divina beatitudine.
Il cattolicesimo ha quindi dato dignità all'amore e al sesso, facendo “a botte” con le sue tendenze “platoniche” quindi refrattarie della materia.
Su queste verità il Magistero ha santificato il matrimonio, nel quale il sesso trova il suo giusto compimento, aperto alla vita, votato alla procreazione. Ci si “dona” anche nel generare la vita.
L'amore è letizia quanto più è libero dalla dittatura della libido e lontano dalla mondanità. La smania sessuale moderna è una sindrome che imprigiona la società e che la rigetta nel suo passato “pagano”. Eros è di nuovo un'entità impulsiva e esigente. Di fronte a queste sfide, che la modernità ci pone, i cattolici non possono tirarsi indietro e affidarsi a clausole e deroghe.   

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