04 aprile 2016

"Le nuove lettere di Berlicche", consigli diabolici in perfetto stile diabolico

di Giuliano Guzzo 

Ricordo, quando terminai la lettura de Le lettere di Berlicche (1942) di C.S. Lewis (1898-1963), un senso di appagamento e dispiacere insieme: appagamento per la genialità del testo, dispiacere per la sua brevità e per l’impossibilità di leggere altre di quelle illuminanti lettere con le quali Berlicche, funzionario di Satana, provava ad istruire il giovane diavolo e maldestro tentatore Malacoda.

Accadde alcuni anni fa e, per quanti libri interessanti lessi successivamente, ammetto che quel desiderio di “pagine diaboliche” è rimasto intatto ma, soprattutto, insoddisfatto.
Questo fino a pochi giorni fa, quando sono venuto a sapere che l’amico Emiliano Fumaneri – studioso e bibliofilo come ne conosco pochi – ha dato alle stampe Le nuove lettere di Berlicche (Berica Editrice 2016, pp.130), testo che mi sono procurato con l’incontenibile curiosità chi non vedeva l’ora. Che dire? Le nuove lettere costituiscono una fedele continuazione delle precedenti: acute, profonde, a tratti umoristiche, dense. Vi si trova sempre lui – il paziente e saggio e demoniaco Berlicche – intento ad addestrare Malacoda ad una tentazione efficace, che sappia tenere ben presenti le mosse del Nemico (Dio).

Le istruzioni luciferine, come quelle uscite dalla penna C.S. Lewis, sono sempre sottili e, proprio per questo, micidiali: «Sfumare i contorni – scrive Berlicche e Malacoda – capisci? Se non possiamo abbattere possiamo sempre corrompere. Al posto della realtà, la favola, il sogno, il miraggio! Sostituisci alla Roccia il Palcoscenico, fa’ che la Pietra diventi Idolo, lancia Pietro come Pope Star!» (p.13). Ora, come non trovare simili indicazioni indiscutibilmente attuali? Come non scorgere nelle sfumature dei «contorni» così diffuse e attuali una minaccia reale alla fede di ognuno, che rischia di uscirne quanto meno disorientata? Ma questo è solo l’inizio.

Le nuove lettere di Berlicche contengono molto altro essendo, appunto, un autentico concentrato di consigli luciferini – e quindi, per i lettori avveduti, di ammonimenti celesti – che, prima ancora che a far smarrire le anime, sono finalizzati ad ingrigirle, a spegnerle traghettandole fra le acque stagnanti della seriosità perenne: «Umorismo, gioia, libertà – spiega infatti Berlicche – sono indicatori infallibili della Sua nefasta presenza. Laddove splende il sole dell’Avversario s’ode sempre nell’aria il suono di allegre risa (e anche un aroma di buon vino rosso, dicono). Hai idea di quante anime ci siano state sottratte da una semplice risata? » (p.49).

A conferma che si tratta di missive nuove ed impregnate di attualità, non mancano neppure sorprendenti riferimenti «all’importanza dei social network. Utili strumenti per accattivarsi l’anima del paziente» o per dividere, naturalmente. Quel che è importante tener presente è infatti il fine costantemente distruttivo dell’agire che il giovane Malacoda stenta ad apprendere dal suo precettore, il quale invece, dall’alto della sua infernale esperienza, l’ha ben presente: «Chiunque voglia sconvolgere e rovinare, senza secondi fini, troverà sempre il nostro appoggio. Annientare è un fine in sé per le schiere infernali» (p.92).

Parole, queste ultime, che collimano perfettamente con quanto afferma Mefistofele che, nel Faust di Goethe (1749–1832), afferma con disprezzo che tutto ciò che esiste merita di essere distrutto. Nessun dubbio, allora, sull’autenticità diabolica delle Le nuove lettere di Berlicche e nessuno, soprattutto, sul fatto che questo prezioso libro di Emiliano Fumaneri – al quale va sincera gratitudine per una simile opera – non possa mancare negli scaffali della vostre biblioteche. Non capita infatti spesso che, per pochi euro, ci si possa portare a casa un vademecum dell’anima con precise istruzioni su cosa fare per evitare itinerari spiritualmente pericolosi; o, se ne avete già intrapresi, per non ripeterli. Parola di diavolo.

 www.giulianoguzzo.it  

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