23 aprile 2016

Marcia per la Vita 2016. Ribadiamo il nostro NO all'aborto

di Alessandro Elia

Domenica 8 maggio 2016 si terrà a Roma la sesta edizione della Marcia per la Vita, in difesa del diritto alla vita per tutti sin dal concepimento. Il ritrovo sarà a Piazza Bocca della Verità alle 8.30 e la partenza sarà alle 9.30 dal medesimo luogo. Inoltre, per chi fosse interessato, sabato 7 maggio alle ore 20:00 ci sarà l’adorazione Eucaristica in riparazione per il crimine dell’aborto presso la Basilica Santa Maria sopra Minerva (Piazza della Minerva).

La coscienza degli abortisti è morta e sepolta ormai da un pezzo. Ma non basta, nemmeno la libertà di coscienza può essere tollerata: adesso la furia omicida dev’essere estesa a tutti, volenti o nolenti. L’ha sancito una pronuncia del Consiglio d’Europa sotto richiesta della CGIL, l’ex sindacato comunista, che ha insistito perché i medici obiettori fossero obbligati a procurare aborti. I cultori della morte vogliono imporre la pratica abortista e terminare definitivamente il dibattito, già fin troppo spento, circa la legittimità dell’aborto.

In effetti, sulla questione dell’aborto procurato non ci dovrebbe essere alcuna discussione. È come intraprendere un dibattito sulla liceità di ammazzare bambini e neonati: la risposta è scontata. Sarebbe assurdo solo domandarsi se si possa privare una persona innocente del diritto a non essere ammazzata. Eppure con la maledetta legge 194, per i primi tre mesi di gravidanza il feto può essere tranquillamente mandato al macello. La coscienza di politicanti e pseudointellettuali odierni è talmente anestetizzata che nemmeno ci si prende più la briga di chiedersi se sia normale che ogni anno centomila innocenti vengano spazzati via silenziosamente. Ormai è divenuto un dogma culturale accettato con tanta naturalità che, agli occhi della stampa di regime, sembra inutile anche solo parlarne; va più di moda stracciarsi le vesti per i mancati diritti alle “coppie gay”, che oggi in Italia sono talmente discriminate da non poter nemmeno affittare l’utero di una donna per comprarsi un bambino fatto in provetta e reso orfano a tavolino. Mentre i veri indifesi, ossia i feti e gli embrioni, non vengono per nulla considerati né dalla stampa né dalla politica, che nel 1978 ha emesso una legge omicida che li ritiene senza alcun diritto e dunque senza neppure alcuna dignità.

Non è una “superstizione religiosa” a dire che l’embrione è effettivamente un essere umano, bensì la scienza. Più precisamente quella branca della biologia chiamata “embriologia”, che si occupa di studiare la formazione e lo sviluppo dell’embrione. L’evidenza scientifica dimostra che, nel momento del concepimento, quando l'unione di ventitré cromosomi del gamete maschile con ventitré cromosomi del gamete femminile forma una nuova cellula di quarantasei cromosomi, si produce un nuovo essere umano fornito di un proprio patrimonio genetico.

Nessuno ha il diritto di dire che quella vita umana è soltanto la vita di un essere umano ma non di una persona. Si tratta, in effetti, di una distinzione del tutto infondata. Secondo questa logica, il bambino non nato è una persona, salvo che non sia ripudiato dalla madre, e allora improvvisamente diviene giuridicamente solo un grumo di cellule. La falla di questo modo di ragionare è che si basa sull'opinione soggettiva di una fazione prevenuta, ossia la madre o l'abortista. Ma il rapporto tra madre e figlio, come ogni rapporto giuridico, deve fondarsi su un’oggettiva legge comune di coesistenza, e non su sull’intenzionalità affettiva di un soggetto nei confronti dell’altro, in special modo se un tale soggetto sia contrario allo spirito del diritto, che tende per vocazione ad armonizzare l’esperienza co-esistenziale intersoggettiva.

Benché il feto non abbia ancora sviluppato per intero la propria personalità, ciò non indica che non sia una persona reale, perché già possiede pienamente la propria individualità umana. L’individualità riguarda l’essenza ed è una categoria ontologica, mentre la personalità è soltanto una categoria psicologica, che non è sufficiente a definire la persona. Il feto è veramente un essere umano individuale perché, sebbene dipenda dalla madre, in nessun modo si confonde con essa; non c’è nulla che faccia supporre che egli non sia una vita umana in sé. Il dottor A. W. Liley, conosciuto come il “padre della fetologia”, nonché professore di ricerca in fisiologia fetale ad Auckland, ha affermato: «Biologicamente, in nessuno stadio possiamo sottoscrivere l'opinione secondo cui il feto è una semplice appendice della madre. Geneticamente, madre e figlio sono due individui separati fin dal concepimento. Fisiologicamente, dobbiamo accettare il fatto che il concepito è, in larga misura, il responsabile della gravidanza».

Dal punto di vista giuridico, il fatto che la donna abbia il diritto sul proprio corpo non è pertinente con il diritto ad abortire, perché l’aborto procurato interviene precisamente sull’embrione per ucciderlo, e l’embrione non fa parte del corpo della donna, ma è un individuo distinto da essa che risiede nel corpo della donna; in quanto individuo è soggetto e non oggetto dei diritti fondamentali, tra i quali la tutela della propria vita. Quando due diritti si scontrano, il diritto più vitale ha la prevalenza. Nel caso della donna, il suo diritto ad agire sul proprio corpo non ha la precedenza sul diritto dell’embrione alla vita, poiché la difesa della vita è sempre la priorità.

Di questo passo in Italia giungeremo presto a sei milioni di innocenti uccisi tramite l’aborto volontario dal 1978. Questo dato non sembra interessare le testate giornalistiche, ma certo non tutti restano indifferenti: la Marcia dell’anno scorso ha radunato moltissimi militanti per la vita, tanto da riempire le strade del centro della Capitale. Siccome in Italia, al contrario degli Stati Uniti in cui i media non omettono il dibattito sull’aborto, vi è una completa anestesia mediatica, l’unico modo per esprimere la nostra voce è partecipare alla Marcia per la Vita. Domenica 8 maggio di quest’anno saremo ancora di più, ancora più carichi e decisi nella nostra testimonianza di indubitabile bontà. Per la vita, contro la morte.  

1 commento :

  1. http://www.summorumpontificum.org/?p=933

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