05 aprile 2016

Offendere Gesù, sport da conigli

di Giuliano Guzzo

Stasera all’auditorium Melotti al Mart di Rovereto, nell’ambito della stagione proposta dal Centro culturale Santa Chiara, andrà in scena «Sul concetto di volto nel figlio di Dio», “spettacolo” teatrale dai contenuti blasfemi che, fra le altre cose, prevede l’irrompere sul palco di bambini intenti a vuotare le loro cartelle piene di granate giocattolo lanciandole sul ritratto del figlio di Dio all’odore acre che pervade la platea mentre un vecchio padre viene continuamente pulito dal figlio per l’incapacità di contenere le sue feci; prevista, inoltre, una scena con del liquido scuro, che dovrebbe rappresentare l’inchiostro delle Sacre Scritture, che quasi cancella il volto di Cristo con tanto di comparsa, alla fine, dell’ennesima scritta oltraggiosa: «Tu non sei il mio pastore».

Ora, questo “spettacolo”, in realtà, non è che l’ultimo di una serie di oltraggi a Gesù contrabbandati, negli anni, come espressioni artistiche: si va dal Presepe con due san Giuseppe e senza Maria all’opera di Andres Serrano, autore di «Piss Christ» («Cristo di piscio», letteralmente), fotografia del 1987 che mostra un Crocifisso immerso nell’urina; da «Petites Propheties Urbaines» “spettacolo” di una compagnia belga che vede, in una scena, la Santa Comunione distribuita sotto forma di patatine Pringles a «Scatoletta di fiammiferi», opera esposta al Museo nazionale “Regina Sofia” di Madrid consistente in una scatola di cerini con sopra la scritta: «L’unica chiesa che illumina è quella che brucia». Come si vede, trattasi di rappresentazioni o prodotti che non solo non rispettano la Gesù e la Chiesa, ma li attaccano con una aggressività sconcertante.

Inutile ricordare come, allorquando di mezzo v’è la sensibilità di altre fedi – a partire da quella mussulmana – gli stessi così disinvolti e violenti nei confronti del Cristianesimo perdono l’ispirazione arrivando a tifare per la censura; quasi che solo contro Gesù e contro i cristiani fosse ammesso essere aggressivi. E in buona parte, purtroppo, è così nel senso che in assenza del silenzio e dell’omertà che ammorbano settori importanti del mondo cattolico e della galassia episcopale, indotti da non si sa bene quale lettura del Vangelo alla macchiettistica difesa del diritto d’essere offesi, tutto questo certamente non sarebbe possibile. Ciò è ancor più grave se si pensa che, se Gesù stesso da un lato ha in effetti vissuto un tremendo martirio, dall’altro mai – mai – ha speso parole di tolleranza nei confronti della blasfemia; anzi!

Ne consegue come i cattolici indifferenti a quanto andrà in scena stasera a Rovereto non hanno responsabilità minori ma almeno pari, se non superiori, a quelle di chi si rende responsabile di questo vergognoso oltraggio. Un oltraggio, urge ribadirlo, che fra l’altro non ha alcunché di coraggioso essendo, al contrario, un monumento alla vigliaccheria di una società così miserabile da continuare prendersela, dopo duemila anni, con l’unico Uomo che, nella storia, si sia lasciato torturare per amore non solo dei suoi amici, ma dei suoi stessi carnefici. Non ha dunque alcun valore l’osservazione secondo dinnanzi a certe “provocazioni” sarebbe meglio lasciar correre per non ritrovarsi a pubblicizzarle dal momento l’oltraggio ad una figura come quella di Gesù, anche a chi non crede, dovrebbe apparire ripugnante.

L’unica nota positiva, in questa storia, è rappresentata dalla recita del Santo Rosario e dall’Adorazione eucaristica in riparazione alle offese al Volto di Gesù in programma dalle 20:00 alle 24:00 presso la chiesa di San Rocco a Rovereto (Corso Bettini, 71): segno che, per troppi che sono colpevolmente tiepidi, vi sono ancora cattolici autentici, che non si vergognano di essere tali e che non barattano ciò che sono con la sicurezza di non essere scomodi e quindi con la garanzia di piacere al mondo. Certo, sarebbe stato bello assistere ad una mobilitazione diversa, sarebbe statolo ancora più bello essere qui a commentare la sospensione di uno “spettacolo” penoso come quello che andrà in scena questa sera ma il coraggio, ultimamente, è merce rara; e nell’indifferenza che legittima squallore e odio, anche una preghiera può fare rumore.

giulianoguzzo.com  

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